La donna della camera numero 11 – Ruth Ware
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A distanza di dieci anni la scrittrice inglese Ruth Ware torna a farci interagire con i personaggi del suo successo “La donna della cabina numero 10”, a partire dalla giornalista Laura “Lo” Blacklock che vivrà peripezie in mezza Europa per colpa de “La donna della camera numero 11” (Newton Compton Editori).
“Cosa hai fatto da quando…”. Da quando ci siamo visti l’ultima volta, quando avevano rapita e quasi uccisa sulla nave dove c’eri anche tu, avrei voluto chiedergli fuori dai denti. Cole si strinse nelle spalle. “Le solite cose, direi. Ho divorziato, mi sono risposato, ho avuto un figlio”.
Una pandemia e due gravidanze hanno tenuto lontano Laura Blacklock dal suo lavoro di giornalista, ma ora sembra che sia arrivata l’occasione giusta per rimettersi in corsa: un invito per l’inaugurazione di un lussuoso albergo sul lago di Ginevra di proprietà di Marcus Leidmann, un brillante quanto schivo magnate belga, quanto mai difficile a rilasciare interviste. Se Laura riuscisse ad avvicinarlo, potrebbe fare uno scoop per la rivista per la quale scrive.
Con l’appoggio del marito Judah, Laura lascerà i bambini e partirà da New York alla volta della Svizzera, dove dovrebbe trascorre una settimana intera ospite del Leidmann Group.
Un’avventura elettrizzante e un bel diversivo alla sua vita casalinga!
Una volta arrivata nella struttura, l’accoglienza che le verrà riservata sarà impeccabile e a Laura per due giorni sembrerà di vivere un sogno, fino a una sera a cena quando, al rientro in camera, riceve una strana telefonata da una donna che, con voce concitata, la prega di recarsi nella camera numero 11.
Incuriosita, Laura si presenterà nella stanza convenuta e per lei inizierà la vera avventura: quella donna, che scoprirà essere una sua vecchia conoscenza, le rivelerà di essere in grave pericolo e le chiederà di aiutarla a fuggire dalle grinfie del suo amante, il potente Marcus Leidmann.
Laura è allibita e combattuta: rischiare la reputazione, il carcere e forse anche la vita in una folle impresa?
La sua risposta e il suo atteggiamento determineranno l’andamento di tutta una serie di peripezie nella quale sarà coinvolta, complice anche un’accusa di omicidio che le verrà elevata dalla polizia inglese.
“Tieni duro e spera che la polizia non scopra che sei qui. Non hanno motivo per perquisire la mia stanza. Il personale dell’albergo pensa che io sia da sola”.
Non è possibile raccontare di più della trama, pena rovinare i ben pochi colpi di scena dell’intero impianto del romanzo.
Una volta scoperta l’identità della donna che occupa la suite numero 11, infatti, si inizia a percepire che la motivazione che sta alla base del travaglio di Laura sia abbastanza flebile perché nessuno sano di mente rischierebbe così tanto per una persona che in passato…
E qui mi taccio!
Non voglio essere ingenerosa nei confronti di Ruth Ware che è una scrittrice affermata, con un seguito di lettori pazzesco, ma questo romanzo, ahimé, proprio non mi ha intrigata e, anzi, più di una volta mi sarebbe venuto di arrabbiarmi con la protagonista per aver menato per le lunghe una questione che proprio non era il caso neanche di prendere in considerazione.
A parte ciò, la scrittura molto fluida della Ware aiuta ad arrivare agilmente alla fine di una storia nella quale non si può non parteggiare per Laura e sperare che ne esca senza danni!
“Ma il fatto che dieci degli invitati fossero a bordo dell’Aurora è comunque una singolare coincidenza”.
Spero per voi che dieci anni fa siate saliti idealmente a bordo dell’Aurora nei mari di Norvegia, altrimenti rimarreste spaesati come me, che allora non ebbi modo di leggere “La donna della cabina numero 10”.
La Ware, invero, cerca qui e là di ricostruire un minimo della storia che ha accomunato i dieci personaggi invitati nell’albergo di Leidmann in questa avventura di Laura, ma sinceramente non mi è bastato per riallacciare i fili con la precedente storia.
Mi ha molto divertito, invece, lo specchietto riassuntivo in cui Laura si annota Movente e Opportunità, per ogni personaggio coinvolto nell’omicidio centrale nella storia, con tanto di Idem e Altroché mi hanno fatto molto ridere.
Un’anima candida, la nostra Laura Blacklock, molto giornalista di rivista patinata e molto poco criminologa!
E per questo suo essere un tantino naif, a parer mio, la protagonista risulterà accattivante per un lettore che preferisce un buon romanzo d’avventura a un thriller teso e cupo.
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