Segreti inconfessabili e fantasmi del passato che tornano a bussare alla porta, qui al Thriller Café. Il libro che vi presentiamo oggi è “La culla di Giuda” di Manuela Corsino.
Il romanzo inizia con un classico del coming of age: un’estate afosa, tre ragazzini annoiati, una villa vuota e una piscina invitante. Alberto, Gianpaolo e Kaleb vogliono solo fare una bravata intrufolandosi nella proprietà di Fabrizio Ottone, un intoccabile boss locale, ma inciampano in un segreto registrato su alcune videocassette. La paura e il buon senso dovrebbero farli scappare, ma uno di loro decide di rubare i nastri per tentare un ricatto, e questo innesca una bomba a orologeria che esploderà quindici anni dopo.
Le strade dei tre amici si sono divise: Kaleb è un avvocato di successo, Alberto un commerciante, Gianpaolo un disperato rimasto bloccato nel quartiere. Quando quest’ultimo viene freddato nel negozio di Alberto, il messaggio è chiaro: qualcuno non ha dimenticato quelle videocassette e sta venendo a presentare il conto. Inizia così una fuga disperata che costringerà Alberto e Kaleb a riallacciare i ponti, coinvolgendo il vicequestore Andrea Boschi, da sempre a caccia di Ottone. A complicare il quadro, la misteriosa sparizione di Leyla, la sorella di Kaleb.
Senza fare spoiler, questa è la vicenda che narra “La culla di Giuda“, un libro che già dal titolo fa una promessa. Lo strumento di tortura medievale è un emblema del supplizio psicologico e fisico in cui sprofondano i protagonisti, dilaniati tra il peso della colpa, la sete di vendetta e l’istinto di sopravvivenza. Il topos dell’errore giovanile che torna a perseguitare gli adulti in fondo fa leva su una paura universale: l’impossibilità di sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni.
Volete saperne di più? Proseguite con le domande all’autrice e un estratto del romanzo.
Tre domande all’autrice
Come è nato questo libro?
L’idea di scrivere la culla di Giuda è nata dal desiderio di ambientare un thriller nella mia città (Brescia) e dal ricordo di un viaggio fatto tanti anni fa a Volterra dove c’è un museo delle torture
medioevali che all’epoca mi aveva molto colpita. La storia e i personaggi si sono poi sviluppati in itinere.
Quale è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
La culla di Giuda è un thriller oscuro e violento, ma allo stesso tempo profondamente umano. È un romanzo che si legge tutto d’un fiato, con un ritmo incalzante, uno stile “cinematografico”,
un’ambientazione originale e diversi colpi di scena. Un libro che penso possa piacere agli amanti del genere.
Quali sono le tematiche di questo libro?
Per cominciare il tema delle maschere: ognuno di noi cela dei segreti più o meno inconfessabili.
Poi il tema della violenza: quella più assurda, perpetrata senza alcun motivo, per il solo gusto di fare del male.
Ma anche il tema della solidarietà e dell’amicizia: in particolare di quelle amicizie che si fanno da giovanissimi e che sono quelle che non ti abbandonano mai, anche se sono trascorsi molti anni e ci si è persi di vista.
Estratto
Estate 2004
Da giorni, complice l’alta pressione, un caldo opprimente flagellava tutto il paese e l’afa, spessa e soffocante, si poteva tagliare con un coltello.
Kaleb sedeva sul muretto sbrecciato che separava i vialetti che portavano a quattro condomini gemelli. Al suo fianco Gianpaolo cercava di ingannare la noia tirando sassi contro una lattina di Coca Cola che qualcuno aveva abbandonato nel prato, mentre l’attenzione di Alberto era completamente catturata dalle acrobazie di super Mario.
Faceva caldo, talmente caldo che perfino le mosche se ne stavano rintanate in cerca di un po’ d’ombra. Gianpaolo si grattava di continuo lamentandosi. «Ragazzi ho le chiappe tutte sudate. Cosa non darei per un tuffo al lago!»
Senza sollevare lo sguardo dal Nintendo, Alberto rimarcò: «Potevamo andarci in corriera», riferendosi alla sua proposta della sera prima di andare a Desenzano.
«Sì, certo. E chi me li dà i soldi per il biglietto? Mio padre è di nuovo in cassa integrazione.»
«Non guardare me, fratello. Io sono messo come te, forse peggio.»
«E poi se lo scoprisse mia madre mi ucciderebbe» aggiunse Kaleb figurandosi la faccia arrabbiata di sua madre.
«Allora non ci resta che starcene qua a schiattare dal caldo.». Albi si sdraiò sull’erba in cerca di frescura. Dopo cinque minuti si risollevò. «Cristo, non ce la faccio più dal caldo!»
«Ragazzi, mi è venuta un’idea!»
«Tu non hai mai idee, Gianpi!»
«E invece sì, stronzo!»
«Spara allora!»
Gianpaolo si alzò in piedi nel tentativo di catturare l’attenzione dei suoi amici. «Avete presente la villa dietro la Questura?»
«C’è una siepe alta due metri tutt’attorno, come cavolo facciamo ad averla presente?»
«Io ci sono stato.»
«Raccontalo a qualcun altro.»
«Davvero! Con mio zio. Due settimane fa.»
«E che ci sei andato a fare?»
«Il ragazzo che lavora con mio zio si è sposato ed è partito per la luna di miele. Così mio zio mi ha chiesto se gli davo una mano a tagliare l’erba.»
«E allora?»
«Mentre ero lì ho sentito il proprietario che parlava al telefono e diceva che sarebbe partito per la Sardegna e che ci sarebbe rimasto fino alla fine di agosto.»
«Non ti seguo, Gianpi.»
«Allora sei proprio stordito, Kaleb! Non so proprio come fai a prendere tutti quei dieci a scuola.»
Kaleb lo guardò di traverso, risentito.
«La villa è deserta e nel giardino c’è una piscina enorme con tanto di trampolino.»
Alberto lasciò cadere il Nintendo nell’erba, di colpo interessato. «E, secondo te, come facciamo a scavalcare la siepe?»
«Non dobbiamo scavalcarla. C’è un punto, proprio dietro la Questura, dove mio zio ha sostituito un paio di piante morte con altre che però sono ancora piccole. C’è abbastanza spazio per infilarci dentro.»
«Siete scemi? Dietro la Questura! E se uno sbirro ci vede?»
«E dai, Kaleb! Non fare il guastafeste». Alberto si alzò in piedi e infilò il Nintendo nella tasca dei pantaloncini. «Io dico di andare.»
«Adesso?»
«Sì, Kaleb adesso». Gianpaolo si mise a fianco di Alberto. «Allora? Che fai? Vieni con noi oppure no?»
Kaleb esitò, ma poi si alzò e li seguì continuando a borbottare che aveva un brutto presentimento e che era certo che si sarebbero cacciati nei guai.
Biografia
Manuela Corsino è una scrittrice che, per sbarcare il lunario, lavora come impiegata. Ama leggere, scrivere e viaggiare. Non sempre in quest’ordine.
“La culla di Giuda” è il suo primo thriller e nasce dal tentativo di esplorare il lato oscuro dell’animo umano che, talvolta, si cela dietro le “maschere sociali” che ciascuno di noi indossa ogni giorno.
