La catena del suicida – Maria Borghini

La catena del suicida – Maria Borghini

Redazione
Protocollato il 7 Maggio 2026 da Redazione
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Al Thiller Café oggi serviamo “La catena del suicida” di Maria Borghini, un giallo introspettivo e passionale sui segreti della Londra bene.

Siamo in Inghilterra, in una gelida notte di febbraio del 2012. L’onorevole conservatore Sir Roland Rotter precipita da uno scheletro di cemento nell’Essex, nell’area desolata di un progetto edilizio mai concluso. Tutto fa pensare a un disperato suicidio, ma a Scotland Yard sanno bene che le apparenze, soprattutto quando si tratta dell’alta borghesia londinese, sono fatte per essere ingannevoli.

Il caso viene affidato a una coppia di detective agli antipodi ma segretamente unita da una passione proibita (e severamente vietata dai regolamenti): la sensibile italo-inglese Mary Sabatini e il suo superiore, il ruvido e orgoglioso sergente scozzese Sean O’Connors. Mentre cercano di far luce sulla morte di Rotter, i due si scontrano con un muro di gomma fatto di segreti professionali, silenzi istituzionali e l’algida indifferenza della vedova.

Unico indizio ricorrente e stonato in questo ambiente altolocato è una misteriosa catena d’oro con una croce, un oggetto che assume contorni sempre più sinistri man mano che i detective scavano nel passato del politico e nei torbidi segreti della sua famiglia.

Divisi tra il rigore dell’indagine e il tumulto dei sentimenti, i due detective giungeranno alla soluzione del caso su cui resta opprimenti una domanda: quanto può pesare, davvero, una vita spezzata?

Questa in breve la storia che Borghini ci racconta con “La catena del suicida“; se volete approfondire il romanzo, qui a seguire trovate tre domande all’autrice e un estratto.

Tre domande all’autrice

Com’è nato questo libro?

L’idea iniziale è venuta dall’osservazione della sceneggiatura di un telefilm poliziesco degli anni ’70 da qui, la narrazione con occhi imparziali di malesseri interiori, logorii personali, il terrore di non essere capiti, accettati per quello che si è realmente.

La catena del suicida” non è un noir ma un romanzo giallo narrato nella maniera classica, canonica, che affascina, invoglia, coinvolge ma non va mai oltre le righe della correttezza tra autore e lettore. E’ veloce, caratterizzato da capitoli brevi e da descrizioni rapide. Tratteggi che non trascurano però la complessità caratteriale dei personaggi, non soltanto protagonisti.

L’ambientazione è una Londra tanto reale quanto ideale. Una città che sembra seguire, accogliere, comprendere o condannare i vari personaggi e che fa da continuo, silenzioso ma invariabile palcoscenico all’intera vicenda, che non potrebbe svolgersi in scenari differenti.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo? 

Credo che la miglior qualità di questo romanzo sia la coerenza, la chiarezza. Il fatto che non sia stato tralasciato alcun particolare o lasciato in sospeso alcun ‘filo pendente’. Ogni fatto, ogni risvolto ha una sua spiegazione e una sua conclusione e questa chiusura della storia fa in modo che il lettore, al termine si senta rilassato, appagato e non venga abbandonato nel dubbio o nello smarrimento. Il solo filo pendente, se vogliamo essere precisi, è la storia personale dei protagonisti, che rimane aperta e crea affezione da parte di chi voglia veramente conoscere come va a finire.

Cosa auspica per il suo romanzo?

Per uno scrittore l’aspirazione massima è essere letto. Ricevere commenti, anche critiche se costruttive e sentire che qualche sua frase viene ripetuta, citata. La mia creatura sarà al Salone del Libro di Torino, grazie alla presenza della casa editrice Giovane Holden Edizioni nel Padiglione n. 1, allo Stand C85 e questa per me è la prima volta che una mia storia raggiunge una visibilità nazionale e internazionale.  Lo scrittore ha il dono di riuscire a raccontare storie, suscitare emozioni e far vivere sensazioni nelle sue righe, ma se nessuno lo legge la magia si blocca e non suscita stupore. Spero di esser riuscita a creare curiosità con questa intervista e che sarete in molti a richiedere una copia del romanzo.

Estratto

Astley nel Grays, Contea dell’Essex.  3 Marzo 2005.

In quella notte piovosa e scura, improvvise raffiche di vento, scagliavano il freddo intenso dell’inverno al pari di spietate coltellate. La colonna sonora in quella zona poco frequentata diverse miglia a est della metropoli, contava un alternarsi di scrosci d’acqua e sinistri, lamentosi sibili.

Nello spazio aperto antistante uno stabile in costruzione a pochi metri dal bacino del Tamigi,  si scorgeva appena un’ombra incedere barcollando, verso quello che di lì a pochi mesi, sarebbe dovuto divenire l’ingresso principale dell’esclusivo reserve London East River Beach, così come si  leggeva sopra un grande cartellone rivelato a tratti da lontani, silenziosi bagliori.

La figura alta e slanciata di un giovane uomo, dal viso pallido come uno spettro e capelli  scompigliati, si delineò per un attimo sotto l’asettica luce dell’unico lampione, appena in grado di indicare il regolare buco nero che si apriva là davanti. Vi scomparve, quasi venisse inghiottito da una  forza oscura e misteriosa. Passi pesanti risuonarono per le scale prive di corrimano. L’uomo si  faceva luce grazie al display del telefono. Salì i cinque piani del cantiere, arrivando a raggiungere l’ampia terrazza che fungeva da copertura all’intera struttura, servendosi persino delle impalcature esterne. Si arrampicò a fatica sugli scivolosi tubi innocenti, che facevano da scheletro a quell’oscuro  monumento. Nei suoi occhi, velati di lacrime, si leggeva una determinazione assoluta, estrema, disperata. Si accovacciò al centro della terrazza, respirando affannosamente e iniziò a digitare con dita tremanti, un sms. Il destinatario sulla rubrica, era Stevie:

Oggi l’onorevole bigotto mi ha fatto buttare fuori di casa dai suoi scagnozzi. Non ha avuto neppure il coraggio di farlo di persona e adesso non mi permette di vederti di parlarti di spiegarti.

Lui è forte del suo prestigio della sua posizione e delle sue conoscenze.

Oggi ho capito che per noi non può e non potrà mai esserci un futuro.

Tu non hai la forza per ribellarti a lui e seguirmi in capo al mondo. Non hai la forza per gridare in faccia a tutti quello che provi per.

Raggiunto il limite dei caratteri digitabili, premette un primo INVIA quindi seguitò a scrivere. In bocca, l’amaro del whisky di pessima qualità che aveva trangugiato per affrontare quel destino:

Ma io mi sento capace di tutto questa notte! capace di lottare combattere e farò la cosa che più nuocerà al suo tanto caro buon nome. Ostacolerò il suo lavoro e i suoi guadagni bagnandoli col mio sangue! la disperazione di non poterti più vedere mi dà tutto l’ardire necessario!

addio amore mio. Ricorda il nostro bellissimo amore e io vivrò per sempre

Selezionò INVIA sospirando. Non si sentiva affatto meglio come aveva sperato. Soffocò un singhiozzo asciugandosi le lacrime con la manica del cappotto di cashmere ormai infradiciato e inoltrò quello stesso messaggio a un altro nominativo in rubrica: Ketty,  anticipato da una breve introduzione. Attese con compostezza la spunta di corretta spedizione, quindi posò delicatamente a terra l’apparecchio. Rimase a osservarlo per un po’. Il suo sguardo, il medesimo del naufrago che affida alle onde del mare l’estremo messaggio, chiuso nel vetro di una bottiglia. Infine, si alzò quasi sbandando chiudendosi nel costoso soprabito. Adesso, avvertiva tutti i brividi di quella terribile notte. Le lacrime avevano cessato di scendere e persino la pioggia sembrava voler concedere una pausa. Si incamminò verso il lato opposto dal quale  era salito. Le suole in cuoio risuonarono sopra al rozzo cemento del massetto, fin quando non arrivarono a produrre alcun rumore, come se avesse spiccato il volo.

Un tonfo sordo sembrò scuotere le fondamenta di quel tenebroso castello.

L’autrice

Maria Borghini è giallista per passione dal 2014 e amante dei classici del genere. Ha pubblicato tre romanzi: “Il ghigno della Volpe” (Streetlib 2018); “L’altra vita del Gatto” (Nomadistad 2019);”Il principe sbagliato” (Nomadistad 2021).

Seconda classificata nel Concorso Letterario “Giuseppe Antonio Borgese” del 2022 con la sceneggiatura “Le Chat“, adattamento teatrale del romanzo “L’altra vita del gatto”.

Finalista nel 2023 al concorso letterario “Giovane Holden” con l’inedito “La catena del suicida“, pubblicato nel Settembre 2025 dalla Giovane Holden Edizioni di Viareggio.

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