Al Thriller Café presentiamo oggi una scrittrice nostrana all’esordio: Laura Romani ha da poco pubblicato “La carezza del lupo” (Gruppo Albatros Il Filo, 2025), thriller psicologico che gioca coi contrasti. Da una parte le luci accecanti delle passerelle internazionali, dall’altra l’ombra fitta dei boschi di casa. Da una parte la seta degli abiti di lusso, dall’altra la “carezza” ruvida e letale di un predatore.
La protagonista della storia è Rosabel. Una che ce l’ha fatta, direbbe qualcuno. Top model, vita parigina, successo. Ma Rosabel non torna a casa, tra le colline della sua infanzia, per farsi applaudire. Torna per nascondersi. Torna per leccarsi le ferite.
Parigi doveva essere moda e champagne e invece è stata un macello. In un lussuoso hotel, due sue colleghe sono state uccise. Il presunto colpevole, un tale soprannominato “Jack”, è morto accidentalmente poco dopo e il caso è stato chiuso.
Rosabel ora spera che il profumo del sottobosco e l’abbraccio dei genitori possano cancellare l’odore del sangue e della paura. Ma come spesso accade nei libri di cui parliamo in questo Locale, chi crede di aver seminato il passato spesso si sbaglia amaramente.
Il caso parigino infatti si riapre e quello che sembrava un epilogo diviene l’inizio di un nuovo incubo. Mentre le certezze di Rosabel crollano, riappare Chayton, l’ex fidanzato che la trascina di nuovo in un vortice di sentimenti e sospetti.
Vittime, eroine, pedine, le donne di questo libro orbitano tutte intorno a questo “Lupo”. Un predatore che difende il suo territorio e usa le sue prede per un disegno malsano.
In un percorso di dolore e tentata redenzione Rosabel dovrà smettere di scappare e voltarsi per guardare la bestia negli occhi.
Questa in sintesi la storia narrata da “La carezza del lupo“; come sempre, per aiutarvi a farvi un’idea migliore del romanzo, vi riportiamo a seguire il nostro scambio di domande e risposte con l’autrice e un breve estratto.
Tre domande all’autrice
Com’è nato questo libro?
“La carezza del lupo” nasce dal mio amore per la scrittura, che mi ha sempre accompagnato a dispetto di scelte formative a lavorative di tutt’altro genere, e dalla necessità di liberare la mia fantasia trascorrendo con me stessa del tempo di qualità. La storia ha avuto una gestazione decennale, è cresciuta con me e con essa anche i miei personaggi. E’ nata da un’idea improvvisa, che mi ha spinto a scrivere di getto l’inizio e il finale della narrazione. Tutto ciò che sta nel mezzo è stato un viaggio, un accumulare pensieri ed emozioni, fino a voler regalare un messaggio al lettore attraverso la forma narrativa del thriller, che io prediligo. Man mano che la storia cresceva e si arricchiva di significati mi sono resa conto di quanto ci fosse del mio vissuto in ogni personaggio, in ogni luogo, in ogni profumo. La nascita del libro è diventata quindi quasi una necessità mia di raccontarmi, di riversare nei personaggi sentimenti ed emozioni vissute, forze e debolezze, luci e ombre, in una storia intensa che mi ha stupito ed emozionato al punto da volerla condividere.
Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Il mio intento era quello di dar vita a una storia che si sviluppasse su più livelli, uno più superficiale legato all’aspetto intrigante e misterioso della vicenda, e uno più profondo, psicologico, per chi abbia voglia di addentrarsi nell’anima dei personaggi, in un viaggio introspettivo che porterà il lettore a scoprirne l’evoluzione, la redenzione, la rinascita o la caduta. Credo che proprio per questo motivo “La carezza del lupo” sia un libro adatto a un pubblico di lettori variegato e possa suscitare l’interesse anche di chi non è abituato a leggere thriller.
“La carezza del lupo” è un titolo evocativo e ambiguo: come nasce e cosa rappresenta per lei l’accostamento tra queste due parole?
I due termini “carezza” e “lupo” sembrano contrapporsi in un accostamento che stride. Il termine “carezza” rimanda infatti a sentimenti d’amore, di protezione, di accudimento, ma nella storia diventa il preludio a una condanna, un modo di esternare il desiderio di possesso. Il “lupo” è, nell’immaginario collettivo, solitamente associato alla ferocia e all’istinto, ma racchiude in sé anche un grande valore simbolico e culturale : è un emblema di libertà, indipendenza, intelligenza, lealtà, per alcuni popoli è anche considerato uno spirito guida. Il titolo incarna quindi perfettamente la dicotomia che permea tutta la storia e simboleggia l’eterna lotta tra il bene il male nella quale si gioca la partita della vita, dove però nulla è come sembra se anche un lupo sa fare una carezza. Anche la copertina vuole rappresentare il contrasto tra il bene, raffigurato con il volto dolce, rassicurante, ma anche magnetico, di una giovane donna e la macchia di sangue, che simboleggia il male, ma anche le ferite che ognuno porta dentro di sé. Sono particolarmente affezionata all’immagine perché dono di una cara amica, della quale si possono ammirare i bellissimi acquerelli sul profilo Instagram @luce.watercolor“
Estratto
Il buio nella stanza era nulla rispetto alle tenebre che albergavano nel suo cuore. Sarebbe bastato allungare un braccio per dissipare l’oscurità che riempiva ogni angolo, ogni fessura, che copriva ogni oggetto di una coltre spessa e soffocante. Sarebbe bastata la sua volontà, un suo minimo cenno di assenso perché la sua mano obbedisse e premesse l’interruttore. Sarebbe bastato un barlume di pentimento, una scintilla di pietà per far sì che le ombre abbandonassero il suo animo nero e lo restituissero alla luce.
Tuttavia… non ci sarebbe stata alcuna volontà, alcun pentimento. L’unica luce era quella della sua sigaretta, che brillava rossa, crepitante, tra le sue labbra.
Poco più su, oltre i suoi zigomi, il bianco dei suoi occhi rifletteva qualche raggio lunare che, entrando timido dalla finestra, sembrava chiedere scusa per quell’impertinente rivelazione.
Quando chiuse gli occhi, neri anch’essi, aspirò avidamente l’ultimo fumo di quella desiderata sigaretta, lo immaginò mentre entrava voluttuosamente nei suoi polmoni e ne percorreva ogni alveolo prima di uscire dalle sue narici a contaminare la stanza.
Quello era un momento solo suo, non l’avrebbe barattato per nulla al mondo. Era il momento supremo di lucidità cui anelava a fine giornata, soprattutto in una giornata come quella, l’ultima da inutile comparsa.
Ora conosceva l’anno, il mese e il giorno in cui sarebbe andato in scena, dopo anni di attesa dietro le quinte, dopo mesi a studiare un copione che conosceva ormai a memoria.
Gli attori erano schierati, le parti assegnate. Lui, il regista, pronto a coordinare, a condurre ognuno dove lui voleva, con pazienza, fermezza e spietata determinazione.
La luce rossa era sempre più flebile. La sua mano afferrò il moncherino di sigaretta e lo strinse forte per porre fine all’agonia della debole fiamma. Dalla sua bocca non uscì un solo lamento. Una mano che aveva ucciso non poteva provare dolore, non aveva paura delle ferite della carne, perché aveva provato già tutte quelle dell’anima, ben più dolorose e difficili da sanare.
Si alzò, silenziosamente, muovendosi senza fatica nell’ambiente familiare. Così avrebbe agito, senza far rumore, furtivo, come ombra nell’ombra.
Booktrailer
Laura Romani
Laura Romani nasce nel 1972 a Parma, cittadina elegante e a misura d’uomo nel cuore della Food Valley. Dopo gli studi linguistici e la Laurea in Scienze Biologiche, passando per esperienze nel settore clinico, decide di cercare opportunità lavorative nel campo agroalimentare, nel quale è attualmente impiegata come analista nel laboratorio Controllo Qualità di un’industria molitoria. L’amore per la scrittura l’ha sempre accompagnata finché non ha deciso di provare a condividerlo.
Il suo primo libro, un thriller psicologico dal titolo “La carezza del lupo”, si è aggiudicato il terzo posto nella sezione “narrativa edita” del Premio Letterario di poesia e narrativa “Città di Arcore”.

