Intervista a Tiffany Crum
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La scrittrice Tiffany Crum, in questi giorni in libreria con il thriller “Tutti parlano di loro”, PIEMME Editore, è oggi ospite dello spazio interviste al bancone del Thriller Café.
[Federica Cervini]: Ciao Tiffany, benvenuta al Thriller Café. Ecco la prima domanda: qual è l’elemento che più ti incuriosisce nei rapporti tra moglie e marito, e che è stato la molla a scrivere della coppia di coniugi Joy e Xander?
[Tiffany Crum]: Volevo che il matrimonio di Joy e Xander risultasse credibile: se i lettori credono nelle situazioni della vita dei protagonisti, allora ogni colpo di scena acquista maggiore peso emotivo. La mia speranza era quella di accompagnare i lettori in un viaggio allo stesso tempo emozionante e ricco di suspense.
[FC]: “Tutti parlano di loro” è il tuo primo romanzo: come mai hai scelto di parlare al pubblico tramite la lingua del genere thriller? A tuo avviso, perché i lettori sono attirati da questo genere inquietante?
[TC]: Sinceramente vorrei che non dovessimo classificare i libri per genere, perché i libri che amo di più attingono a diversi generi contemporaneamente; detto questo, se proprio dovessi sceglierne uno, sarebbe senza dubbio il thriller. Adoro i libri che ti tengono incollato alle pagine e spesso, quando leggo narrativa o romance non posso fare a meno di chiedermi se non sarebbe più interessante se il protagonista si imbattesse in un cadavere. Credo che i lettori amino i thriller perché ci permettono di vivere situazioni straordinarie restandocene al sicuro nelle nostre case; questi romanzi ci ricordano quanto le persone possano essere resilienti quando tutto è in gioco.
[FC]: Podcast, social media e web in generale: che rapporto hai con questo mondo? Quali i pericoli che vi vedi insiti?
[TC]: Come autrice, i social media mi hanno permesso di costruire splendidi rapporti con i lettori – che altrimenti non avrei mai incontrato; ma è sempre importante ricordare che l’accesso non è sinonimo di intimità. Soprattutto quando si tratta di podcast. Quando ascoltiamo la voce di qualcuno ogni settimana, iniziamo a sentirci come se lo conoscessimo; come se, incontrandolo nella vita reale, potessimo diventare migliori amici. Eppure conosciamo solo la versione che quella persona ha scelto di condividere nel podcast.
Trovo affascinante questa relazione “parasociale”, ed è un tema che ho voluto esplorare scrivendo il romanzo.
[FC]: Come ti sei documentata per descrivere la narcolessia, la patologia molto invalidante di cui è affetta la tua protagonista Joy?
[TC]: Ho dedicato moltissime ore alla ricerca sulla narcolessia perché volevo che l’esperienza di Joy fosse autentica e rispettosa: ho letto letteratura medica, memorie di pazienti, guardato interviste a persone che convivono con questa condizione ed ingaggiato dei consulenti. Una delle cose che mi ha colpito maggiormente durante tutto il processo di ricerca è stata la diversità delle manifestazioni della malattia da persona a persona – quindi per me era importante descrivere l’esperienza di Joy come sua personale, non come una rappresentazione definitiva di tutte le persone affette da narcolessia.
[FC]: Descrivici il rapporto tra Joy e Benny e l’amicizia profonda che li lega.
[TC]: Benny e Joy hanno costruito la loro carriera professionale sull’essere quel tipo di migliori amici che tutti vorrebbero avere. Ma una delle domande centrali del romanzo è se possiamo mai conoscere veramente l’altro: l’amicizia tra Benny e Joy è bellissima, eppure loro si nascondono vicendevolmente dei segreti.
E questi segreti plasmeranno lo svolgimento della storia.
[FC]: “Quello che non ti ammazza fa di te un sopravvissuto” è il sottotitolo ironico del podcast di Joy e Benny: parlaci dell’ironia come meccanismo di difesa personale.
Mi piacerebbe anche sapere se anche tu sei “una sopravvissuta” ed in generale se ci sono elementi presi dalla tua vita nella trama di questo coinvolgente thriller.
[TC]: Credo che l’umorismo sia uno dei meccanismi di difesa più sani che abbiamo: ecco perché Benny e Joy usano l’umorismo nel loro podcast. Non minimizzano le esperienze difficili, ma ricordano alle persone che è possibile tornare a ridere dopo averle vissute.
Per scrivere “Tutti parlano di loro” non mi sono basata su storie di vita o di morte mie personali, ma per quanto riguarda gli elementi che potrebbero aver influenzato la trama ti posso dire che ho vissuto per un periodo a Mount Washington, in una casa molto simile a quella di Joy (anche se decisamente più piccola ed economica).
Abitavo di fronte ad un paparazzo ed accanto ad un giudice, e nel cortile c’era un capanno che somigliava molto alla Zen Den (n.d.r.: è il capanno nel giardino della casa di Joy).
Amavo quella casa ed ho ambientato il libro lì per poterla rivisitare con la fantasia.
[FC]: Quali sono gli autori che leggi di preferenza e che ci consigli di non perdere?
[TC]: Leggo molto, e tra i miei autori preferiti ci sono: Ann Patchett, Stacy Willingham, Alice Feeney, Ashley Audrain, Sally Hepworth, Amy Tintera, Ariel Lawhon, Annabel Monaghan e Madeline Miller. Tra i libri recenti che ho apprezzato particolarmente ci sono “Into the Blue“, “A Flicker in the Dark“, “Famesick“, “Dissection of a Murder“, “Before I Forget” e “Five“.
Tutti fantastici!
[FC]: Grazie a Tiffany Crum per essere stata ospite al Thriller Café.
Credits foto: Natalia Jackson

