Intervista a Nicola Sanders
L’ospite al bancone del Thriller Café oggi è australiana: si tratta di Nicola Sanders, in libreria con “L’ospite inattesa”, PIEMME Editore – recentemente recensito da Federica Cervini.
L’autrice ha con grande disponibilità risposto ad alcune domande per approfondire la trama del suo thriller.
[Federica Cervini]: Ciao Nicola, parliamo del genere domestic thriller, che è quello del tuo romanzo “L’ospite inattesa”: quali caratteristiche ti affascinano in questo tipo di thriller che si svolge all’interno di una casa ed indaga i rapporti familiari?
[Nicola Sanders]: Ciao Federica, adoro leggere il genere domestic thriller: scrittori come Sue Watson, Shalini Boland e K.L. Slater, per citarne alcuni, sono a mio avviso maestri di domestic thriller.
È una sensazione tipo: “questo potrebbe succedere anche a me” che rende questi romanzi sinistri – ed è veramente facile identificarsi con il protagonista grazie all’ambientazione nella vita quotidiana.
[FC]: Joanne sperimenta paranoia ed insicurezza in ciò che fa in quanto madre. Quali sono le sensazioni che vuoi i tuoi lettori sperimentino nella lettura di questa vicenda?
[NS]: Tutti, in un modo o nell’altro, hanno delle difficoltà nella vita – e tutte le madri vogliono essere la migliore madre possibile per i propri figli: quindi penso che molte donne possano capire a fondo questa sensazione.
Lo stiamo facendo nel modo giusto?
Siamo abbastanza brave nel compiere il lavoro di madre? perché è davvero difficile!
Joanne ha l’ulteriore svantaggio di avere paura di “diventare” come la propria madre – una persona inaffidabile e non all’altezza del compito; quindi è sempre alla ricerca di segnali all’interno di se stessa che indichino che la storia ahimè si ripeterà.
Volevo che i lettori provassero compassione per Joanne e si identificassero un pò con le sue difficoltà, che la capissero.
[FC]: Quali le caratteristiche delle letture thriller che prediligi ed utilizzi nei tuoi romanzi?
[NS]: In un mondo perfetto, la mia trama ideale per un thriller sarebbe quella in cui la protagonista affronta la sua vita, ma ha un unico obiettivo che ha a che fare con le proprie relazioni.
Ad esempio, essere una brava madre, una brava matrigna, una brava moglie, una buona amica … ancora una volta: si tratta di ambizioni in cui tutti possiamo riconoscerci.
E poi boom! succede qualcosa che cambia tutto, e così quella cosa che si desiderava è ancora più irraggiungibile – ma non ci si può tirare indietro.
La posta in gioco è troppo alta.
Questo vale praticamente per tutti i thriller psicologici in circolazione, e penso che tale tipo di trama sia una buona lettura.
[FC]: Rob è la migliore amica di Joanne e le consiglia di seguire il suo istinto – quando Joanne le confida i propri dubbi circa il comportamento di Chloe. Cosa ne pensi dell’istinto femminile?
[NS]: Abbiamo tutti bisogno di avere degli alleati nella nostra vita, e credo che le amiche siano le migliori.
Le donne possono essere molto dure con se stesse perché si pongono domande assillanti: sono una moglie abbastanza brava? Una compagna? Una madre? Una professionista?
Noi facciamo sempre del nostro meglio, ma a volte qualcuno può approfittarsene, e quindi è bene avere un’amica che ti ricordi che se qualcosa non ti sembra giusto, forse non lo è.
Penso che l’istinto femminile sia un dato molto reale, ma a volte possiamo ignorarlo – soprattutto quando ci sentiamo sotto pressione.
Ovviamente questo discorso non riguarda solo le donne; anche gli uomini sperimentano gli svantaggi di sforzarsi di dare il meglio di sé, e anche loro hanno bisogno di alleati che ricordino loro di prendersi cura di se stessi.
[FC]: Fino a che punto una madre può spingersi per proteggere i propri figli, quando li crede in pericolo?
[NS]: Le madri vanno fino in capo al mondo e fanno di tutto per proteggere i propri figli!… e questo è un elemento che può fornire un sacco di spunti per una trama thriller!
[FC]: Come dobbiamo giudicare il comportamento di Richard, diviso tra le sue due figlie Chloe e Evie?
[NS]: Ovviamente non voglio rivelare troppo a chi non ha letto il libro, ma dirò che il primo colpo di scena del romanzo avrebbe dovuto essere il finale del libro.
Quindi, quando ho scritto la prima bozza, avevo un’idea diversa del personaggio di Richard; poi ho cambiato idea, per vari motivi, e ho aggiunto il secondo colpo di scena.
Ho pensato che rendesse la storia migliore.
In un certo senso, si potrebbe dire che anche Richard sta lottando per essere un buon padre, a modo suo – ma è un personaggio complesso e non affidabile.
[FC]: “E’ la vecchia storia che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere”: cosa pensi di questa antico adagio che citi tra le pagine del tuo romanzo?
[NS]: Ti rispondo così, Federica: grazie a Dio siamo così diversi l’uno dall’altro! Altrimenti faremmo fatica a inventare delle belle trame!
[FC]: Parliamo dei due personaggi femminili del tuo thriller, Chloe e Joanne: la costruzione di quale dei due è stata per te più difficile e perché.
[NS]: La costruzione del personaggio di Chloe è stata facile perché sapevo esattamente chi lei fosse, fin dall’inizio. Riuscivo a sentire la sua voce e a conoscere a fondo la sua personalità, e sapevo che aspetto avesse e cosa volesse.
Joanne invece è stata più difficile da realizzare, e mi ci è voluto un pò di tempo per arrivare ad essere soddisfatta del suo personaggio.
All’inizio, volevo renderla più grande: immaginavo una donna sulla quarantina che aveva avuto successo in carriera e aveva guadagnato denaro, e che aveva appena partorito – un pò avanti quindi nella vita, con tutte le difficoltà che ne derivano. Ma non era molto entusiasmante da descrivere.
Quando l’ho resa più giovane e più vulnerabile – e più innamorata di suo marito, tutto ha funzionato meglio.
[FC]: Hai già al tuo attivo la pubblicazione di numerosi thriller: quali sono le caratteristiche a tuo avviso che uno scrittore deve seguire per scrivere un thriller avvincente?
[NS]: Non ho una ricetta perfetta purtroppo, ma direi che l’idea alla base dovrebbe essere semplice; ciò significa che dovresti essere in grado di esprimere la tua trama in una o due frasi, e che naturalmente dovrebbe esserci tensione (ma sappi Federica che è più difficile di quanto sembri!).
Per esempio, un’idea tipo: “Joanne e Richard sono beatamente felici, e poi la figlia adulta di lui va a vivere con loro” non ha alcuna tensione intrinseca.
Mentre invece “Joanne e Richard sono beatamente felici, poi la figlia adulta di lui va a vivere con loro e in breve tempo Joanne si rende conto che la figliastra è arrivata solo per fare del male alla loro bambina”, ha una tensione intrinseca.
A tale riguardo, il miglior consiglio che mi è stato dato è: cosa desidera (disperatamente) il tuo personaggio principale e cosa gli si para dinanzi?
È davvero utile porsi questa domanda quando costruisci ciascuno dei tuoi personaggi.
In effetti, bisognerebbe porsi questa domanda all’inizio della stesura di ogni capitolo.
Io me la sono attaccata con dei Post-it sul muro.
… una cosa tipo: “Joanne vuole disperatamente tenere al sicuro il suo bambino, ma si scontra con Chloe”; “Richard vuole che Chloe sia felice, ma pensa che Joanne sia gelosa” eccetera.
Poi naturalmente, l’idea iniziale può cambiare nel corso della stesura della vicenda, mano a mano che i personaggi scoprono altri indizi.
L’importante è che “vogliano” sempre qualcosa, e con tutto il cuore.
[FC]: Ci sono secondo te delle regole per la stesura di un buon thriller?
[NS]: Direi di sì, ma ognuno ha le proprie. A me piacciono quelle che ti ho elencato poco fa. Secondo me funzionano.
[FC]: Parliamo di Richard, il protagonista maschile del romanzo: il suo comportamento arriva ad essere onestamente insopportabile per le accuse che rivolge alla moglie.
Quando crei i tuoi personaggi, sia maschili che femminili, ti ispiri a situazioni reali o sono del tutto frutto della tua fantasia?
[NS]: Nessuno dei miei romanzi trae spunto da esperienze personali – grazie a Dio, ma molte di queste idee sono universali.
Ad esempio, il concetto della figliastra malvagia che vuole fare del male al neonato non è originale, quindi per farlo funzionare bisogna fare affidamento sull’intervento degli altri personaggi. Se Richard fosse stato il tipo di marito che dice “Sì, certo cara, chiederò a Chloe di andarsene immediatamente“, non ci sarebbe stata una storia.
Bisogna chiedersi: cosa può portare maggiore tensione in quella situazione? Ed è così che ho pensato ad un Richard che non crede alla propria moglie.
Questa “escalation” nella tensione arriva nella mia mente a strati: ad esempio, solo man mano che mi addentravo nella storia mi sono resa conto che sarebbe stato più interessante se Joanne fosse stata profondamente innamorata di suo marito, così da non potersene semplicemente andar via.
[FC]: Quali sono gli autori ai quali ti sei ispirata come scrittrice e che leggi di preferenza?
[NS]: questa è una domanda particolarmente difficile, perché ce ne sono tanti!
Adoro i tre autori che ho menzionato prima, e che scrivono domestic thrillers: Sue Watson, Shalini Boland, K.L. Slater. Freida McFadden è meravigliosa, così come Lisa Jewell, Claire McGowan, John Marrs – sono tutti tra i miei autori preferiti in questo genere. Poi Lucy Dawson, Louise Clandish … e potrei continuare!
Una mia amica inoltre continua a dirmi quanto sono favolosi i libri di Daniel Hurst e io ancora non li ho letti – ma li ho inseriti nella mia To-Be-Read!
[FC]: Che programmi hai per il futuro? Stai scrivendo un altro romanzo?
[NS]: Sì, e spero di pubblicarlo a metà Gennaio. I miei progetti per il futuro sono di scrivere altri romanzi, ma spero un po’ più velocemente di come ho fatto sino ad ora!
Thriller Café e Federica Cervini ringraziano Nicola Sanders per la squisita disponibilità.
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