Intervista a Gianlivio Fasciano
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Il protagonista dello spazio interviste al bancone di Thriller Café è oggi Gianlivio Fasciano, autore di “Mi chiamo ruggine”, Castelvecchi Editore – un romanzo molto particolare, crudo ed introspettivo, in cui si parla di identità, dolore, capacità di trasformazione ed annientamento.
L’autore, molisano classe 1974, ha chiacchierato con Federica Cervini della trama del suo romanzo – in vista della finale del Premio Bancarella 2026 che si terrà a Pontremoli a fine Luglio.
[Federica Cervini]: ciao Gianlivio inizia con il raccontarci quale è la genesi del tuo romanzo e come è nata l’idea di una trama così particolare.
Aggiungo che recentemente ti sei definito “un cantastorie”: cosa significa per te questa vocazione a raccontare?
Aggiungo che recentemente ti sei definito “un cantastorie”: cosa significa per te questa vocazione a raccontare?
[Gianlivio Fasciano]: ciao Federica volevo mettermi alla prova uscendo da me, dalle mie esperienze – così da sottrarmi del tutto dal protagonismo.
L’intenzione era quella di far parlare personaggi che non avessero nulla, o quasi, di autobiografico.
In effetti mi hanno definito un “cantastorie” e questo appellativo credo mi definisca abbastanza; mi piace il girovagare e raccogliere storie periferiche e marginali che, trasformate in racconto, diventano strumento di comprensione e conoscenza dell’uomo.
L’intenzione era quella di far parlare personaggi che non avessero nulla, o quasi, di autobiografico.
In effetti mi hanno definito un “cantastorie” e questo appellativo credo mi definisca abbastanza; mi piace il girovagare e raccogliere storie periferiche e marginali che, trasformate in racconto, diventano strumento di comprensione e conoscenza dell’uomo.
[FC]: “Mi chiamo ruggine” è un romanzo dalla trama molto cruda e tagliente: come hai conciliato tale trama con il tuo stile narrativo che definirei a tratti addirittura poetico ed epico?
Ed a tale riguardo, puoi dirci qualcosa anche della elegante copertina realizzata che rispecchia, a mio avviso, proprio la poesia che c’è tra le pagine.
Ed a tale riguardo, puoi dirci qualcosa anche della elegante copertina realizzata che rispecchia, a mio avviso, proprio la poesia che c’è tra le pagine.
[GF]: Credo che a uno scrittore sia chiesto di saper raccontare storie ed emozioni con un linguaggio convincente. Per questo la trama ha, per me, un valore strutturale che deve tenere saldo il romanzo in ogni pagina.
La lingua, invece, è intimità di pensiero che serve a rendere i personaggi figli “unici”.
Voglio dire che metto molta cura e ricerca in questi due elementi del romanzo – soprattutto la lingua mi fa molta compagnia, fin quasi a ossessionarmi.
La copertina è l’elaborazione di una mia foto scattata a Caltanissetta nel quartiere “Provvidenza”, luogo in cui è ambientata una parte del romanzo.
Credo sia espressiva della cura dei particolari e della voglia di autenticità.
La lingua, invece, è intimità di pensiero che serve a rendere i personaggi figli “unici”.
Voglio dire che metto molta cura e ricerca in questi due elementi del romanzo – soprattutto la lingua mi fa molta compagnia, fin quasi a ossessionarmi.
La copertina è l’elaborazione di una mia foto scattata a Caltanissetta nel quartiere “Provvidenza”, luogo in cui è ambientata una parte del romanzo.
Credo sia espressiva della cura dei particolari e della voglia di autenticità.
[FC]: Descrivici il legame che si instaura tra i legionari – parlaci dell’amicizia nel branco.
[GF]: I legionari che appartengono a questa storia risultano essere degli scarti della società, almeno all’apparenza.
Questa condizione estrema crea in loro una forma di rivalsa, di rivendicazione di identità che si trasforma prima in amicizia, poi in eternità.
L’esclusione e la repulsione che il mondo (o il lettore) può nutrire verso di loro, si trasforma in un collante utile a collocarli nella storia.
Esistono solo grazie a loro stessi.
Questa condizione estrema crea in loro una forma di rivalsa, di rivendicazione di identità che si trasforma prima in amicizia, poi in eternità.
L’esclusione e la repulsione che il mondo (o il lettore) può nutrire verso di loro, si trasforma in un collante utile a collocarli nella storia.
Esistono solo grazie a loro stessi.
[FC]: Descrivici la “rregola: obbedienza ed ordine” e quali sono le reazioni di Pierre ad essa.
[GF]: La “rregola” è per Pierre inspiegabile.
Pierre ha il peccato di essere “pigro” motivo per cui la “rregola” diventa una forma di prepotenza, un avvertimento dell’essenziale in terra.
Reagirà per come sa.
Pierre ha il peccato di essere “pigro” motivo per cui la “rregola” diventa una forma di prepotenza, un avvertimento dell’essenziale in terra.
Reagirà per come sa.
[FC]: “Io voglio specchiarmi nel suo peccato, lei vittima del suo castigo in attesa che tutto finisse”: quale è il legame che nasce tra Enrico e Susanna?
[GF]: Trovo il loro sentimento infantile e miracoloso.
Non sono capaci di viverlo, di rispettarlo, eppure questa repulsione li avvicina. Solo che la condizione di peccato in cui vivono li rende reciprocamente innocui.
In fondo il fatto di non poter essere meglio di quello che appaiono rende il loro amore celestiale.
Non sono capaci di viverlo, di rispettarlo, eppure questa repulsione li avvicina. Solo che la condizione di peccato in cui vivono li rende reciprocamente innocui.
In fondo il fatto di non poter essere meglio di quello che appaiono rende il loro amore celestiale.
[FC]: “Scarna e violenta, ci vuole poco e si arrabbia” – stai parlando di Caltanissetta.
E più in là nelle pagine dici: “una città che sapeva riconoscere le donne libere e la poligamia, ma che allo stesso tempo festeggiava per un delitto d’onore”.
Descrivici questa città e come le sue caratteristiche hanno contribuito a formare il carattere del tuo protagonista.
E più in là nelle pagine dici: “una città che sapeva riconoscere le donne libere e la poligamia, ma che allo stesso tempo festeggiava per un delitto d’onore”.
Descrivici questa città e come le sue caratteristiche hanno contribuito a formare il carattere del tuo protagonista.
[GF]: Caltanissetta ha abbeverato Sciascia, Bufalino, Brancati e tanti altri.
Caltanissetta è stratificazione araba, spagnola, bizantina.
Si è imposta in questa storia.
Recentemente sono tornato nel quartiere di Provvidenza e sono stato assalito dalle sue contraddizioni, ingiustizia e disincanto.
Durante la presentazione del romanzo c’è stata una partecipazione curiosa; poi tutti si sono dileguati senza comprare neppure una copia del romanzo.
Mi sembra la risposta migliore che la città potesse dare.
Caltanissetta è stratificazione araba, spagnola, bizantina.
Si è imposta in questa storia.
Recentemente sono tornato nel quartiere di Provvidenza e sono stato assalito dalle sue contraddizioni, ingiustizia e disincanto.
Durante la presentazione del romanzo c’è stata una partecipazione curiosa; poi tutti si sono dileguati senza comprare neppure una copia del romanzo.
Mi sembra la risposta migliore che la città potesse dare.
[FC]: Parliamo del Premio Bancarella 2026: vuoi raccontarci quali emozioni stai sperimentando in quanto finalista?
[GF]: Devo ringraziare la Fondazione Bancarella per questa esperienza; il fatto di essere “portatore di storie” mi avvicina molto alla tradizione dei librai di Pontremoli.
Mi ha dato l’opportunità di essere conosciuto, soprattutto letto. La parte che più mi emoziona è parlare con il pubblico, con i lettori, attentissimi e colti.
Mi ha dato l’opportunità di essere conosciuto, soprattutto letto. La parte che più mi emoziona è parlare con il pubblico, con i lettori, attentissimi e colti.
[FC]: Quali sono gli autori che leggi di preferenza e che ci consigli di non perdere?
[GF]: Bufalino lo porto sempre con me, mentre Camus mi ha spiegato perché scrivere.
Consiglio Mercè Rodoreda perché mi ricorda il valore della poesia: di questa autrice catalana vi segnalo “La piazza del diamante”.
Più recentemente ho trovato molto interessante “La casa del Mago” di Emanuele Trevi e “Il fuoco che ti porti dentro” di Antonio Franchini.
Consiglio Mercè Rodoreda perché mi ricorda il valore della poesia: di questa autrice catalana vi segnalo “La piazza del diamante”.
Più recentemente ho trovato molto interessante “La casa del Mago” di Emanuele Trevi e “Il fuoco che ti porti dentro” di Antonio Franchini.
Federica Cervini e Thriller Café ringraziano Gianlivio Fasciano per la squisita disponibilità.
Credits foto: Raffaele Aiardo

