Intervista a Ethan Corvi

Intervista a Ethan Corvi

Redazione
Protocollato il 3 Febbraio 2026 da Redazione
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Autore di “Il cantiniere del borgo“, romanzo che abbiamo presentato qualche giorno fa, Ethan Corvi è ospite oggi al Thriller Café per una breve intervista. Ecco cosa ci ha raccontato su di sé e sul suo romanzo…

[Thriller Café]: Chi è Ethan Corvi nella vita e come scrittore?
[Ethan Corvi]: Ethan Corvi è un osservatore. Nella vita come nella scrittura mi interessa capire cosa resta quando cadono le maschere, che fatico a sopportare: l scelte, le omissioni, le responsabilità. Scrivo noir perché è il genere che non fa sconti, né ai personaggi né a chi legge.

[TC]: Perché il titolo “Il cantiniere del borgo”?
[EC]: Perché richiama una figura marginale, apparentemente innocua, che in realtà vede e conserva tutto. Il cantiniere non giudica, non interviene, ma sa. Il borgo, invece, è una comunità che vive di silenzi e rituali. Insieme raccontano un’idea precisa: ciò che viene nascosto a lungo prima o poi fermenta.

[TC]: Perché un’ambientazione americana?
[EC]: L’America, soprattutto quella urbana, è un luogo narrativo ideale per il noir: diretto, spietato, senza alibi culturali. Chicago mi permetteva di lavorare su solitudine, colpa e potere in modo più netto, senza mediazioni.

[TC]: C’è stata una scintilla iniziale reale?
[EC]: Non un singolo episodio, ma un insieme di notizie, luoghi e dinamiche viste negli anni: traffici che sembrano invisibili, comunità che fingono di non sapere, individui che pagano colpe collettive. Da lì è nata la storia, l’introspezione deriva invece dalla complessità dell’animo umano, cosa che mi ha sempre affascinato. Chi finge o tace spesso lo fa per non affrontare i propri fantasmi: per paura, per egoismo o per mancanza di coraggio.

[TC]: Qual è il compromesso più difficile dei protagonisti?
[EC]: Accettare che la verità non salva. In molti casi rivela soltanto quanto si è disposti a perdere pur di non guardarsi allo specchio, e ci sono persone che pur di non farlo rinunciano a vivere.

[TC]: Come hai lavorato sui personaggi per renderli fallibili?
[EC]: Partendo dai loro limiti, non dalle loro qualità. Nessuno è “buono” o “cattivo” in senso assoluto: ognuno fa ciò che può con ciò che ha. Il noir funziona quando il lettore capisce perché un personaggio sbaglia, anche se non lo giustifica.

[TC]: Il bilanciamento tra ciò che il lettore sa e ciò che ignora?
[EC]: È stato uno degli aspetti più delicati. Ho cercato di far sentire il lettore sempre un passo indietro rispetto ai personaggi, ma mai escluso, o per lo meno l’intento era quello. L’obiettivo non era sorprendere con colpi di scena gratuiti, ma costruire una tensione costante.

[TC]: Rapporto con il noir classico e la modernità?
[EC]: Il romanzo omaggia il noir classico nel tono e nell’etica: disillusione, ambiguità morale, solitudine. Se ne distacca nel ritmo e nei temi, più legati a dinamiche contemporanee come traffici globali, tecnologia e potere diffuso. Le atmosfere noir, nelle cui descrizioni ho veramente messo tutto me stesso, sono state facilitate dall’inverno rigido di Chicago.

[TC]: Come hai costruito il ritmo narrativo?
[EC]: Alternando momenti di indagine a momenti di introspezione. La suspense non nasce solo dall’azione, ma dall’attesa e dalle conseguenze delle scelte fatte dai personaggi.

[TC]: Il “non detto” più ingombrante della comunità?
[EC]: Che tutti sanno qualcosa, ma nessuno vuole essere il primo a parlare. Il crimine diventa così una conseguenza, non la causa.

[TC]: C’è un messaggio che speri resti al lettore?
[EC]: Che ignorare il male non lo rende innocuo. E che le verità più pericolose non sono quelle che scopriamo, ma quelle che scegliamo di non vedere o di non dire. Quelle ti mangiano dall’ interno.

[TC]: La scena più difficile da scrivere?
[EC]: Non una ma tutte quelle in cui non accade apparentemente nulla. Sono le più complesse, perché è lì che si gioca la tensione emotiva.

[TC]: Rivedremo questi personaggi in futuro?
[EC]: Senza spoiler: il loro percorso in questo libro è compiuto, ma il mondo narrativo che li circonda ha ancora zone inesplorate, l’intenzione è quella di continuare proprio perché mi diverte e perché Jack Stern è un personaggio che non ho ancora finito di esplorare.

[TC]: Vuoi aggiungere qualcosa in chiusura?
[EC]: Solo che Il cantiniere del borgo non chiede di essere letto in fretta. Chiede attenzione. E forse anche un po’ di onestà con se stessi.
Ethan Corvi

[TC]: Grazie per essere passato al Thriller Café.