Interno 8 – Monica Bartolini

Mauro Piva
Protocollato il 15 Giugno 2026 da Mauro Piva
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Il riassunto
Interno 8 – Monica Bartolini

Ebbene sì, lo ammetto: anch’io ero uno dei tanti lettori prevenuti nei confronti delle autopubblicazioni.

A chi non è mai capitato di scaricare da Amazon l’anteprima di un libro pubblicato in self e scoprire, dopo poche pagine, che l’autore non possedeva nemmeno le basi della grammatica italiana? A me è successo tante volte, forse troppe.

Eppure, il bello di questo viaggio che chiamiamo vita è che c’è sempre tempo per ricredersi. E cambiare opinione su qualcosa è uno dei regali più preziosi che possiamo fare a noi stessi, perché ci permette di scoprire mondi che ignoravamo o che conoscevamo soltanto in modo superficiale.

C’è poi da fare un distinguo: alcune pubblicazioni, come quella che sto per presentarvi, hanno una storia particolare, capace di suscitare immediatamente curiosità e interesse.

Interno 8” di Monica Bartolini, conosciuta in rete come “La Rossa che scrive gialli“, era già stato pubblicato diciotto anni fa e, nel frattempo, si è trasformato in un’opera teatrale andata in scena nell’ottobre 2025 alla Fonderia delle Arti di Roma.

E poi è stato riveduto e corretto, giacché diciotto anni d’esperienza fanno una differenza enorme.

Già questo dettaglio dovrebbe bastare a fugare molti dubbi, ma se servisse un’ulteriore conferma lasciatemi dire che la struttura del romanzo è, semplicemente, geniale.

La vicenda si sviluppa all’interno di un condominio dove, come è facile intuire, si è consumato un delitto: una stimata professoressa di liceo viene trovata morta la notte di Capodanno, mentre all’esterno impazzano i fuochi d’artificio.

È quasi inevitabile pensare che l’assassino si nasconda tra i vicini della vittima, ed è qui che emerge l’idea più brillante del romanzo: ogni capitolo porta il numero dell’interno di uno degli abitanti del palazzo e diventa l’occasione per fornire al lettore informazioni preziose sui vari sospettati.
Avrete la sensazione di varcare personalmente la soglia di ogni appartamento, di origliare conversazioni private, di scoprire segreti, tensioni e fragilità. E, naturalmente, di compilare una vostra personale lista di moventi e possibili colpevoli.

A questi capitoli si alternano quelli narrati in prima persona dal protagonista, il maresciallo Nunzio Piscopo: un anziano investigatore affetto da quella che lui stesso definisce “insonnia investigativa”, una condizione che gli impedisce di chiudere occhio finché ogni tassello non trova il proprio posto nel mosaico dell’indagine.
Ed è proprio lui a rivelarci le sue fonti d’ispirazione:

Altro che i telefilm americani che vede Giunti! Qui ci vuole la vecchia scuola alla Maigret. Quanto mi piacevano i telefilm con Gino Cervi […]

[…] ma lui sa bene che quando alzo il sopracciglio destro vuol dire che sono pronto per una scena alla Tenente Colombo.

E, proprio come accade nei migliori episodi di Colombo o Maigret, il lettore si trova immerso in un’umanità varia e sfaccettata: l’avvocato Maddalena, soprannominato “la Volpe” per i suoi rapporti con clienti legati alla malavita; suo padre Peppino, ex poliziotto e proprietario di una rivoltella misteriosamente scomparsa; la famiglia Lucianò, tra pentiti di mafia e tradimenti coniugali; il parroco Nassitti e la cugina Lina, divenuta suora dopo la tragica perdita del marito e del figlio. E non può certo mancare la portinaia, figura imprescindibile di ogni condominio che si rispetti: quella che sa tutto di tutti e che, spesso, vede molto più di quanto non dovrebbe.

A rendere il gioco ancora più coinvolgente contribuisce un’altra trovata dell’autrice: ogni capitolo si apre con una citazione di un autore famoso che, di volta in volta, nasconde un piccolo indizio.

Sì, c’è del genio in queste pagine. Tutta l’architettura del romanzo è costruita con un obiettivo preciso: far divertire il lettore, coinvolgerlo nell’indagine e trasformarlo, pagina dopo pagina, in un investigatore aggiunto.

Vi ho convinto? Correte a procurarvi una copia di “Interno 8” e, vi assicuro, non ve ne pentirete. Il finale, tra l’altro, è tutt’altro che scontato, anche quando tutto sembrava già chiarito!
Un romanzo di duecento pagine che va giù come acqua e menta in una giornata di solleone.