Inseguimento – Patricia Highsmith
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″Inseguimento″ di Patricia Highsmith è un libro del 1967, ora ripubblicato da La Nave di Teseo con la traduzione di Attilio Veraldi.
Molto spesso, prima di recensire un libro di un autore non italiano, recupero il titolo originale che, in questo caso è ″Those who walk away″, traducibile, in maniera un po′ grossolana, in ″Quelli che se vanno (a piedi)″. Ancora una volta il titolo originale è illuminante rispetto a quello attribuito in Italia. Vediamo perché.
La trama è estremamente semplice: due uomini, statunitensi, appartenenti all′ upper class, sono divisi da un lutto comune. A Maiorca, infatti, si è recentemente suicidata la giovane Peggy Coleman, figlia di un ex ingegnere, ora pittore, Ed Coleman. L′uomo nutre un rancore mortale nei confronti dell′ex genero, Ray Garrett, giovane gallerista, rampollo di una ricca famiglia, ritenendolo il responsabile morale dell′ estremo gesto compiuto dalla figlia. I due si incontrano a Roma dove il padre, nel primo capitolo del romanzo, improvvisamente spara a Ray Garrett, ferendolo non gravemente. L’azione si sposta a Venezia dove si trasferisce per alcuni giorni l′anziano pittore, accompagnato dalla sua amante e circondato da una serie di connazionali danarosi che hanno eletto l’Italia al luogo del cuore (elemento ricorrente nella narrazione della Highsmith). Il genero, che sa di questa tappa sulla laguna, lo raggiunge, innescando il meccanismo narrativo che caratterizzerà l’intera narrazione.
Sono molti gli interrogativi sottintesi nella storia. Perchè Garrett vuole frequentare il suo mancato assassino (che tra l′altro riproverà, più volte, a farlo fuori)? Perché, a turno, i due rivali si nasconderanno dal mondo ed entreranno in clandestinità a Venezia? Dimentichiamo i romanzi e i film in cui l’inseguimento classico cacciatore/preda è la colonna portante della storia. Qui Coleman e Garrett ogni tanto si incontrano, non sempre si scontrano e spesso vagano tra le calli. Sono quelli che girano a piedi, appunto. Questo vagare assume un contenuto filosofico che non s′identifica con la vendetta ma in qualcosa di più sottile e sfuggente.
″Inseguimento″ è un libro anomalo della Highsmith dove l′azione è ridotta al minimo e le motivazioni dei personaggi sono vaghe. Siamo lontani anni luce dalla scaltra determinazione di Ripley, il protagonista della saga di successo uscita dalla penna della scrittrice: ovunque regna una specie di rassegnazione alla vita e ai suoi stanchi codici di comportamento.
Venezia, città ritratta durante un inverno freddo e piovoso e abitata da persone comuni che vivono esistenze comuni di barista, gondoliere, affittacamere viene descritta con piglio toponomastico e una certo amore, tutto anglosassone, per il ″caratteristico″. La città, e i suoi abitanti, costituiscono sia una cornice pittoresca che un personaggio a sé stante che assiste alle vicende dei protagonisti con spirito ambiguo.
Highsmith non amava essere definita autrice di genere e, in questo romanzo, in effetti, la trama noir è stinta, grigia come la laguna d′inverno. L′elemento thriller è presente nella psicologia dei due protagonisti i quali, peraltro, non si comportano né razionalmente né in maniera verosimile: vagano per Venezia, si sfiorano, si scontrano e si riappacificano.
Nella bibliografia della Highsmith ″Inseguimento″ è un male necessario, narrato in maniera efficace e di rara inconsistenza, termine da non intendersi in maniera negativa quanto, piuttosto, positiva perché suscita continui interrogativi non rispondendo, in modo esplicito, quasi a nessuno. Come accade, la maggior parte delle volte, nella vita.
″Inseguimento″ è sconsigliato a chi cerca un ″noir″ di impianto classico. E′ consigliato, invece, a chi ama le introspezioni psicologiche, non necessariamente verosimili.
Recensione di Enrico Ruggiero.
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