Il tempo dell’orologiaio – Maurizio de Giovanni

Serie: Orologiaio
Editore: Feltrinelli
Tatiana Vanini
Protocollato il 14 Maggio 2026 da Tatiana Vanini con
Tatiana Vanini ha scritto 105 articoli
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Il riassunto
Il tempo dell’orologiaio – Maurizio de Giovanni

Lo aspettavamo dal momento in cui abbiamo letto l’ultima pagina di “L’orologiaio di Brest“. Lo abbiamo atteso, aspettando di vedere come la storia sarebbe continuata, cosa sarebbe successo, con la voglia di ritrovare i protagonisti e seguirli di nuovo sulle strade del passato e del presente, in un tempo scandito dalle lancette di un orologio. Eccolo. “Il tempo dell’orologiaio“, il romanzo numero 45 di Maurizio de Giovanni, è finalmente uscito.

Andrea e Carlo, un figlio e un padre, che si ritrovano, non si conoscono, ma devono collaborare per salvare lei, Vera, la giornalista che li ha riuniti. Vera, con l’ossessione di scoprire perché suo padre era dovuto morire in una cava, ancora prima di sapere che avrebbe avuto una figlia. Tutto è iniziato quarant’anni prima, con un amore che non doveva nascere e una scomparsa. Poteva finire così la storia e invece no. Altri morti, bugie, insabbiamenti. Carlo che mette in sospeso la sua vita per permettere alla compagna e al figlio di vivere. Andrea, con la testa sotto la sabbia, a vivere nella sua bolla, ma quando la bolla scoppia allora si deve fare qualcosa. Vera che indaga e altri che la aiutano o magari la pilotano mandandola dove vogliono, facendole scoprire quello che vogliono. Personaggi alla luce del sole e altri nell’ombra che brigano, intrigano, sequestrano, ricattano, magari uccidono. Poi arriva Martina, la figlia di Andrea, che in tutto somiglia a Carlo e allora via, a cercare di capire, a ripercorrere le tracce del passato per scoprire se c’è ancora un futuro dopo il presente. “Il tempo dell’orologiaio” incanta, è magia, è la prima escursione nel thriller dell’autore, lo ha detto lui nella nostra chiacchierata insieme ad altri blogger, ed è perfetto. Da non perdere.

Il tempo dell’orologiaio“, da leggere dopo “L’orologiaio di Brest“, senza se e senza ma, è un romanzo scandito dal tempo. Un viaggio circolare, perché ciò che accade nel passato ci influenza, costruisce e a volte non finisce, ma torna. Nel romanzo tutto torna. Le azioni dei brigatisti, l’ideale forte che viene prima di tutto, i poteri nascosti che per perseguire il bene sono capaci di fare tanto, tantissimo male, l’amore, la coscienza, la colpa, il perdono. L’opera non si legge, si beve. La sintesi perfetta con la quale Maurizio ha scritto il suo romanzo, permette di assorbire il necessario, in un crescendo di tensione che culmina in un finale dove nessuno deve imbarazzarsi se scoppierà in lacrime. Merito e colpa della trama, con dei personaggi che non sono perfetti, ma proprio per questo sono splendidi. Le loro ferite, che gli donano quell’umanità nella quale ci rispecchiamo, i pregi, ma soprattutto i difetti, la loro coerenza nell’essere buoni, o cattivi, o semplicemente grigi, perché in questo mondo niente è rigido, definito a prescindere, sarà la verità con la quale si vive e si agisce a parlare.

Il tempo dell’orologiaio” è un thriller, ma anche una spy story, dal ritmo intenso e veloce, ma dove troviamo l’empatia e la capacità di indagare le emozioni dell’autore, unita alla sua dolcezza nel presentare le anime dei personaggi al lettore. Il genere potrà anche essere nuovo per Maurizio, ma una penna come la sua, in grado di essere poetica in certi tratti, immersiva e coinvolgente è sempre la stessa, distinguibile e originale.

Ogni lettore troverà il proprio protagonista preferito o temuto, ma io ho chiesto a Maurizio in quale si è rispecchiato di più e di quale, invece, mentre scriveva ha avuto paura. Il monaco, nella sua rinuncia del mondo è a lui il più affine. Al contrario ha temuto Nadia, la sua fredda fermezza, la sua totale dedizione alla causa.

Tante sono le cose delle quali si può dare all’autore il giusto merito per questi due romanzi che insieme sono perfetti, ma da segnalare è il suo non giudizio. Lo scrittore non giudica, si limita a raccontare, consegnandoci una trama che è stata decisa dai protagonisti che hanno preso il controllo. Un esempio di quest’ultima affermazione è il finale. Maurizio ne aveva due, la scelta è ricaduta su uno, ovvio, ma chi l’ha scelto? I personaggi. Magia delle storie, capacità di chi sa ascoltare e si mette a servizio della narrazione. Poi c’è la famiglia, il rapporto genitori/figli, nonni/nipoti, i rapporto personali di fiducia e amicizia, gli amori, per sempre, per poco, che danno coraggio o che evidenziano la mancanza di coraggio. Argomenti che si conoscono, che parlano al cuore, mentre l’azione, sempre più veloce e serrata tiene l’attenzione e innalza la pressione.

Il tempo dell’orologiaio“. Emozione, profondità, carisma, tensione. C’è tutto, non si può chiedere di più.