Il tempo della fine – Katrine Engberg
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Tutti, ma dico proprio tutti i protagonisti di questo romanzo di Katrine Engberg, “Il tempo della Fine” soffrono. Hanno subito dei traumi, sono vittime di sopraffazioni, entrambe le cose.
In perfetto topos del giallo nordico, infatti, la scrittrice mette in primo piano la psiche dei personaggi che vivono un presente condizionato da una memoria che non si cancella. Liv Jensen, la protagonista, è una ex poliziotta che cerca a Copenaghen una nuova vita da investigatrice per fuggire al suo passato. Quando inizierà a lavorare a un cold case che il suo vecchio capo e mentore le avrà affidato in via ufficiosa, Liv contemporaneamente accarezzerà il sogno di poter tornare in polizia e sprofonderà nell’incubo di ritrovarsi faccia a faccia con I demoni da cui tentava di scappare. Per risolvere il caso, si trasferirà dalla cittadina di Aalborg alla capitale danese, in un seminterrato affittato da vecchie conoscenze, Hanna e Jan Leon, anch’essi anime sopraffatte dal dolore. Un loro famigliare, Daniel, è morto suicida, accusato di aver ucciso la moglie Penelope. E se anche Hannah volesse mai tentare di uscire da questo baratro di angoscia e voltare pagina, ne è impossibilitata dalla caparbia certezza che il padre Jan Leon nutre nell’innocenza del figlio, che li spinge alla ricerca della verità, nonostante tutto.
No, no, niente spoiler! Questo suicidio accade proprio all’inizio del libro, nelle primissime pagine e senza possibilità di errore. Quando Daniel esce nudo dal bosco, tu, lettore, avrai già capito che la Engberg lo farà morire. Niente colpo di scena, niente miracolo dell’ultimo secondo. Muore, e lo sai. E mentre starai ancora cercando di capire se avrai davvero voglia di affrontare tutta questa tristezza, (perché, ragazzi…quanta partecipazione emotiva riesce a metterci questa scrittrice!), ecco che ti ritroverai già a voltare pagina, incuriosito da una citazione tratta dall’Antico Testamento, allusiva di un prosieguo salvifico nei confronti – almeno della memoria – di questo ragazzo. Conoscerai Nima, meccanico iraniano con un passato da rifugiato, sopraffatto da stress post traumatico. E poi, di seguito ancora, sarai portato ad apprezzare Liv che con la sua magrezza e la sua coca cola, ti convincerà a cercare la verità assieme a lei. L’investigazione ti porterà nella Danimarca nazista, dove si nasconderanno segreti che dovranno essere portati alla luce per capire gli avvenimenti presenti.
Questo è, quindi, un thriller emozionale e coinvolgente, dall’inizio un po’ cupo, ma se si è disposti a dare tempo all’autrice di rivelarsi, in grado di regalare una lettura solida che fonde il giallo contemporaneo con il peso storico.
In questo libro menzione particolare merita anche l’ambientazione, che non smentisce le caratteristiche tipiche del giallo nordico, essendo non solo sfondo alla storia, ma vera protagonista presentandoci una Danimarca che appare tanto scura quanto viva. Di questo libro fa riflettere anche il titolo. Lo prendo, guardo la copertina e leggo questo “Il tempo della fine” …beh…non so voi, ma io penso subito a qualcuno che deve vendicarsi di qualcun altro e che, buono o cattivo che sia, sta pensando a concludere la faccenda a modo suo. Leggendo, invece, scopro che il tempo inteso è quel tempo a cui tutti i personaggi che popolano questa storia aspirano, ovvero il tempo della fine dei loro tormenti, per una rinascita che potrà avvenire solo facendo i conti con i demoni del passato. E l’autrice saprà accompagnare noi lettori a questa salvezza interiore (e anche fisica, leggete, leggete e capirete) dei protagonisti attraverso una scrittura che fonde caratteristiche del romanzo giallo con caratteristiche del romanzo psicologico, meritandosi anche di essere definita dalla critica come l’erede del grande scrittore danese Jo Nesbø.
Katrine Engberg è una scrittrice danese con un passato artistico, televisivo e cinematografico. Autrice della celebre serie poliziesca dei detective Kømer e Wemer, ambientata a Copenaghen, ha ricevuto diversi riconoscimenti riscuotendo grande successo internazionale.
Recensione di Anna Morandini.
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