Premiata in Francia con il Prix Polar+ du roman noir historique per il suo romanzo d’esordio, La fabbrica dei destini invisibili (Nord, 2024), conosciamo oggi al Thriller Café Cécile Baudin con Il silenzio dei lupi, il suo secondo romanzo.
Siamo nel territorio letterario del noir storico, con una storia ambientata a Lozère nel 1835 e agganciata alla leggenda della Bestia del Gévaudan, un animale mai completamente identificato che tra il 1764 e il 1767 uccise circa cento persone, perlopiù donne e bambini.
La vicenda parte dal ritrovamento del corpo di un giovane studente di medicina davanti all’ospedale psichiatrico di Saint-Alban. Si pensa a una morte accidentale dovuta al freddo notturno, ma Victor Chastel, giudice di pace e luogotenente di louveterie, non è di questo avviso. Accompagnato da Marianne, infermiera dell’istituto, e da Constance, domestica libera e osservatrice attenta del mondo, Victor comincia a scavare. I sentieri li portano nei villaggi vicini, tra segreti di famiglia, notabili corrotti, vecchi rancori, e un’altra morte misteriosa. Intorno a loro, si muove silenziosa l’ombra del lupo – animale, simbolo e coscienza selvatica del romanzo.
In fondo sta proprio qui la parte migliore del libro: nell’indagine non tanto investigativa quanto analitica del mondo lontano di quella Francia di provincia, dove si mescolano dialetti, abitudini contadine, le tensioni sociali tra aristocratici e povera gente, i traumi della rivoluzione e delle guerre napoleoniche ancora presenti nelle vene del paese. E ovviamente il lupo – come anche il titolo focalizza; da quello spaventoso di cui ancora si tramandano le stragi, ad Auro, il cane-lupo compagno di Victor, simbolo invece di lealtà, anello di congiunzione tra la natura selvaggia e la crescente civiltà.
Potremmo dire che “Il silenzio dei lupi” è un romanzo che non corre, ma scava, anche dentro il lettore, perché in fin dei conti il predatore più pericoloso è l’uomo stesso.
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