Il silenzio che resta – Giuliano Pasini
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Elena Dal Pozzo aveva tutto dalla vita: giornalista per un quotidiano a tiratura nazionale, una madre single ma ricca e piena di interessi, un marito perfetto… e aveva Mattia, il suo piccolino appassionato di F1 e di auto Ferrari. E un pomeriggio aveva portato Mattia sul Sile, dove affiorano alcune barche affondate e sembrano cetacei, che a suo figlio piaceva tanto. Lì Mattia scorrazzava col monopattino sulle assi dell’impiantito e il rumore somigliava a quello del rombo di un motore. Si divertiva tanto, il suo bimbo bellissimo, biondo e riccio, sempre vestito di rosso… Quanti sacrifici per lui, povera Elena, lasciare il mestiere che adorava e in cui era brava, ridursi a casalinga al servizio di Seba, che torna sempre più tardi la sera, e di Mattia che – dai ammettilo – è un piccolo despota e ti estenua. Meno male che ora scorrazza, ed Elena tira il fiato, anzi, ha addirittura il tempo di rispondere ad una telefonata: è il suo ex capo… sta a vedere che la rivuole in redazione? sarebbe bello, troppo bello, sogni, Mattia è piccolo, ancora troppo piccolo, magari quando andrà a scuola… Mattia… Mattia??? Dov’è? era qui un attimo fa! Elena corre, avanti e indietro lungo l’argine, guarda verso le carcasse delle barche, non c’è nulla, non c’è Mattia… ah, ecco, qui c’è il monopattino, è rovesciato a ruote all’aria. Mattia non c’è. E’ sparito. Elena urla. Chiama sua madre. Arriva Seba, la polizia, i sommozzatori, il bel vice questore sardo dal cognome impronunciabile. Tutti cercano Mattia, fino a che lo trovano. Dorme, sotto una copertina rossa come nella sua cameretta, e non si sveglia e dove è sdraiato è la baracca lurida di uno che è strano, tanto strano, faceva il marinaio, lo chiamano Braccio di Ferro.
Torna Giuliano Pasini con una storia livida di una discesa all’inferno di una giovane e bella madre di provincia, ricca ma depressa, irrealizzata, maltrattata dal marito e non capita da una madre troppo borghese per guardare in faccia la realtà, ossia che Seba picchia Elena e Mattia è morto e gli investigatori non sanno chi sia stato ad ammazzarlo, Braccio di Ferro ha un alibi e il secondo sospettato stramazza in Questura appena lo fermano. E’ un infarto. Nessuno lo potrà mai processare, è diventato un vegetale.
La trasformazione di Elena è straziante: viva sì, tornata anche a lavorare grazie ad un compagno di scuola che la ama da sempre, ma vittima di vino e pasticche, eppure in forma perfetta perchè si allena sino allo sfinimento, tira persino di boxe. E la sorte ipocrita si diverte con Elena, perchè è proprio lei ad andare alla conferenza stampa in cui devono annunciare che è scomparso un altro bambino, si chiama Mattia, era sul Sile.
Romanzo di investigatori e di procedure ma essenzialmente romanzo psicologico, che affonda le unghie nelle conseguenze devastanti di un lutto, di un rapimento, di una scomparsa nella vita di una madre, che indaga nel rapporto terapeutico che può instaurarsi con l’analista e nel rapporto vizioso con quanto potrebbe aiutare a salvarsi, o almeno a tirarsi su, e diventa dipendenza. Romanzo con almeno tre colpi di scena, forse anche di più. Si legge d’un fiato e ti porta lì, accanto ad una Elena gonfia di vino e pesta di insonnia o di sonniferi, in preda ai sensi di colpa e alla voglia, al bisogno di scoprire chi sia stato a d ammazzare Mattia, e soprattutto lei stessa.
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