Il segreto del giardiniere – Rosa Teruzzi

Editore: Sonzogno
Alessia Sorgato
Protocollato il 26 Luglio 2026 da Alessia Sorgato con
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Il riassunto
Il segreto del giardiniere – Rosa Teruzzi

La storia della Smilza è molto particolare. Rosa Teruzzi, già capo redattore di Quarto Grado e autrice della fortunatissima serie delle Miss Marple del Giambellino, ce l’ha raccontata bene a Eupilio, venerdi 3 luglio, durante la terza edizione de “I Segreti del Segrino“: Irene Milani, detta la Smilza (o Smortina, quando a chiamarla è Cagnaccio detto il Dog, che in redazione a La Città affibbia azzeccatissimi soprannomi per tutti) è il suo primo personaggio letterario, nato 18 anni fa, pubblicato e clamoroso insuccesso, tanto da finire al macero.

Ora, in libreria col secondo romanzo, Irene ha resuscitato anche il primo – “Nulla per caso” – e si avvia a passo determinato verso la terza uscita.

Come può un soggetto letterario sulle prime crollare sotto un flop bruciante e, anni dopo, senza cambiarne mezza virgola delle caratteristiche, dello stile di scrittura e dell’ambientazione, piacere così tanto da riempire i festival letterari e portare la sua creatrice persino ad un premio alla carriera?

Le risposte potrebbero essere moltissime: era troppo avanti per i lettori di anni fa; era meno interessante la letteratura di genere, all’epoca, mentre ora il giallo riempie gli scaffali delle librerie e si può permettere persino di declinarsi in molti sottogeneri diversi, ma quale che sia la verità, a noi la Smilza era piaciuta anche allora,, perchè è un personaggio molto simile alla sua autrice. Entrambe giornaliste di cronaca nera, entrambe carine, gentili, al loro posto, senza quelle caratteristiche – per carità stereotipate, ma così presenti nei nostri palinsesti – di aggressività, rampantismo e poca professionalità che Rosa riesce a sbeffeggiare anche qui, inserendone un esempio proprio nella redazione avversaria.

La Smilza ha un dono (chissà se qualcuno ha chiesto alla Teruzzi se sia dato autobiografico pure questo): “sente” la sofferenza altrui. Le basta sfiorare una persona, anche sconosciuta, per riceverne ondate di dolore, di rabbia, paura e anche colpevolezza. Irene ha paura di questa sua sensibilità, la gestisce male, come altro della sua giovane vita: si innamora perdutamente senza essere ricambiata ma solo sfruttata, non sa essere sincera con la madre, tanto più sicura di lei; lambisce ma non entra in una relazione che potrebbe rasserenarla, ma con un uomo già sposato e con figlia non si sente in grado. Meglio l’insonnia, i tranci di pizza attinti direttamente dal cartone, gli abiti scuri e informi e il codino di capelli, il cui sciogliere e rifare diventa il gesto con cui riempire le pause di imbarazzo.

Ne i segreti del giardiniere l’indagine giornalistica in cui si imbatte Smortina riguarda l’omicidio di Venanzio Porretta, ferroviere in pensione abitante all’Ortica, sessantotto anni, incensurato. Indossa abiti molto pesanti, per il clima della Milano di quei giorni, e ha perso una scarpa. La sua bici è lì, poco distante, legata ad un palo col lucchetto. Accanto al suo cadavere, in corso Indipendenza, il bossolo e due oggetti molto particolari: un rastrello e un rossetto color prugna.

La moglie, che guarda Amici in tv, lo definice un barlafus, con noia lascia la postazione divano per accompagnare Irene e Angelo piè Veloce a vedere l’armadio del marito, colmo di abiti luccicanti, e le mensole piene di premi vinti esibendosi nel ballo liscio. Neppure mostrerebbe loro il vanto di Venanzio, un balconcino ricolmo di alberelli e fiori, piante odorose e persino un ulivo, anzi, ora che “lu, el barlafus, l’è mort” gliele farà volare giù, altro che scialacquare mezza pensione in sementi.

Perchè hanno ammazzato quest’uomo buono, che amava le piante e la musica, e al bar, lì all’Ortica, era benvoluto da tutti tanto che conserveranno loro, in bella mostra, le sue coppe?
Irene si lancia nell’inchiesta, mentre in redazione continuano a dipanarsi i giochi più classici, dal figlio del potente che è stato raccomandato ma combina poco al fascino del capo redattore che le ammalia tutte con sorrisi e promesse, solo per ottenere alzatacce all’alba e rinunce alle ferie. Per fortuna almeno stavolta, dopo i secchi rifiuti opposti nel primo romanzo, Irene si lascia convincere dalla vicina di casa nonchè amica sincera a frequentare tal Rosa Maria, una sorta di guru in tunica che raccoglie gli adepti a casa una sera a settimana, tra la terapia di gruppo e l’autoaiuto, con cui compirà un percorso di introspezione, visualizzazione positiva e recupero dell’autostima che la porteranno finalmente a parlar chiaro, almeno coi suoi genitori. Rinvio, invece, per l’amore. Sarà per la terza indagine…