Il Thriller Café oggi si sposta in Irpinia e vi racconta una storia dove nulla è davvero ciò che sembra e dove il passato continua a reclamare le proprie vittime. Il libro che vi presentiamo oggi è “Il Sacrificatore” di Raoul Sandro Margarita, primo thriller con protagonista la giovane investigatrice Lucia Drusi.
All’alba, nell’Arena Bianca di Vallesaccarda, piccolo paese in provincia di Avellino, viene rinvenuto il corpo di una giovane donna in una posa inquietante. È nuda, cosparsa di miele, adornata con frutti ormai marci e avvolta da tralci di vite disposti con una precisione quasi rituale. Per molti si tratta dell’opera di un folle. Per Lucia Drusi no. Detective brillante e ossessionata dai dettagli, Lucia ha imparato che dietro ogni mostro si nasconde una logica. E quando osserva quella scena del crimine comprende subito che l’assassino non sta cercando di nascondersi: vuole essere visto. Vuole comunicare.
Mentre l’indagine si addentra tra vecchi segreti, superstizioni dimenticate e rapporti familiari segnati dal dolore, emergono collegamenti sempre più inquietanti con il passato del paese. Ogni indizio sembra condurre verso una verità che qualcuno ha sepolto da anni e che ora è pronta a riemergere.
Ma il caso tocca Lucia più di quanto sia disposta ad ammettere. perché il male che sta inseguendo ha molte facce. Alcune appartengono agli uomini che incontra lungo il cammino: altre si nascondono nei ricordi che cerca disperatamente di tenere lontani.
Tra simboli ancestrali, omicidi rituali e menzogne costruite nel tempo, Lucia dovrà affrontare una corsa contro il tempo per fermare un assassino che sembra sempre un passo avanti. E quando la verità inizierà a emergere, capirà che alcune ferite non smettono mai di sanguinare.
Questa in breve la storia narrata ne “Il Sacrificatore“; per aiutarvi ad approfondire il romanzo abbiamo posto tre domande all’autore. Le trovate a seguire, assieme a un estratto e al booktrailer.
Tre domande all’autore
Com’è nato “Il Sacrificatore”?
“Il Sacrificatore” è nato da una domanda che mi accompagna da tempo: i mostri nascono o vengono creati? Volevo raccontare una storia in cui il male non fosse soltanto qualcosa da inseguire, ma qualcosa da comprendere. Da questa idea è nata Lucia Drusi, un’investigatrice costretta a confrontarsi ogni giorno con il lato più oscuro dell’essere umano e, allo stesso tempo, con le proprie ferite. L’ambientazione in un piccolo paese dell’Irpinia ha fatto il resto: un luogo dove tutti sembrano conoscersi, ma dove i segreti possono restare nascosti per generazioni.
Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Credo che l’elemento distintivo sia l’equilibrio tra l’indagine e la dimensione psicologica. Il romanzo propone un mistero da risolvere, ma soprattutto esplora le conseguenze che il male lascia sulle persone. Lucia Drusi non è un’eroina perfetta, è una donna segnata dal proprio passato, che cerca di capire i criminali senza mai smettere di combatterli. A questo si aggiungono un forte simbolismo, omicidi rituali e un’atmosfera inquietante che affonda le radici nella storia e nelle tradizioni del territorio.
Quanto c’è di mostro e quanto c’è di vittima nei personaggi de “Il Sacrificatore“?
Credo che questa sia la domanda al centro del romanzo. In “Il Sacrificatore” ho cercato di raccontare personaggi che vivono in quella zona grigia dove il confine tra vittima e carnefice diventa sempre più sfumato. Molti portano dentro ferite, traumi e sensi di colpa che hanno influenzato le loro scelte. Non per giustificare il male, ma per comprenderne le origini. Anche Lucia Drusi vive questo conflitto. Da figlia di uno dei criminali più temuti d’Italia, teme che il male non sia soltanto qualcosa da combattere, ma un’eredità da cui non potrà mai liberarsi del tutto.
In fondo, la domanda che attraversa tutto il romanzo è semplice e inquietante: i mostri nascono tali o vengono creati?
Estratto
Gli sguardi tornarono sul corpo. Non era disteso. Era costruito. Le gambe incrociate, composte in una posa innaturale, quasi una parodia di meditazione. Due tralci di vite secchi e nodosi erano stati conficcati nel terreno sotto le ascelle, sostenendo il corpo come stampelle primitive e costringendolo a restare eretto contro ogni logica del peso e della morte. La pelle era stata cosparsa di miele. Alla luce del sole brillava in modo vischioso, attirando insetti che si muovevano lenti, sazi, indifferenti. Attorno, frutti marci: mele cotogne, pere, albicocche disfatte. L’odore acre della decomposizione si mescolava a quello dolciastro del miele e a quello ferroso del sangue, creando una miscela che sembrava avere consistenza propria. Un’offerta. I capelli color cannella erano stati sistemati con cura dietro le spalle, come nella preparazione di un rituale. Il collo era adornato da una collana di frutti putrescenti. Ogni dettaglio aggiungeva un livello, una volontà precisa. Una firma. I lobi delle orecchie erano stati perforati con violenza. Nei fori pendevano peduncoli con ciliegie bacate. Uno dei due era vuoto. Hermann abbassò lo sguardo, cercando il frutto mancante. Lo trovò. Ma non fu quello a trattenerlo. Il suo sguardo scese più in basso. Sul punto in cui tutto convergeva. Il cuore dell’opera. Un tralcio di vite emergeva dal corpo della vittima, inserito con brutalità in un gesto che univa profanazione e simbolo. Il sangue, ormai scuro e rappreso, era colato lungo le gambe insinuandosi nel terriccio chiaro. Eppure la terra sembrava rifiutarlo. Come se nemmeno lei volesse accogliere quell’offerta. L’ispettore Riccardi estrasse un fazzoletto di seta e si asciugò la fronte madida di sudore.
«Faccia allontanare la gente.»
Hermann non rispose subito. Il tic tornò a pulsare alla base del collo. Si voltò appena, come richiamato da qualcosa. Una figura femminile si stava facendo largo tra la folla. Avanzava con decisione, attraversando il caos senza esserne toccata. I mormorii crebbero. Qualcuno la riconobbe. Gli sguardi si accesero di sorpresa. Raggiunse il perimetro della scena del crimine. Riccardi la fissò per un istante. «Lucia Drusi. Allora la situazione è più seria di quanto pensassi.»
La donna accennò un sorriso teso e porse la mano.
«Immagino che le presentazioni siano superflue.»
Hermann la osservò più a lungo del necessario, studiandone i tratti, la postura, il modo in cui occupava lo spazio.
«Posso chiederle chi l’ha chiamata?»
Lucia non rispose. Il suo sguardo era già altrove, inchiodato sul corpo.
«Cosa ne pensa?» domandò Riccardi.
Per qualche secondo non disse nulla. Poi indicò la vittima. «C’è un dettaglio.»
«Quale?»
«La vite.»
Riccardi aggrottò la fronte. «Che significa?»
Lucia continuò a osservare il corpo. «Nel 1984 una delle vittime del Mostro di Firenze subì una mutilazione simile. Non identica. Ma abbastanza da farmi pensare che chi ha fatto questo sapesse esattamente cosa stava citando.»
Booktrailer
L’autore
Raoul Sandro Margarita è nato in Svizzera ed è cresciuto in un piccolo paese del Sud Italia, dove il confine tra realtà e suggestione si assottiglia. Docente e autore, intreccia nei suoi romanzi tensione psicologica e atmosfere disturbanti, dando forma a storie in cui il male non è mai lontano, ma radicato nel quotidiano. Nel 2023 pubblica il suo romanzo d’esordio “Forse siamo già morti“, un’opera di taglio drammatico che esplora temi legati alla realtà contemporanea. “Il Sacrificatore” inaugura la serie thriller dedicata all’investigatrice Lucia Drusi.

