Il ragno nella tela – Nunzia Scalzo

Editore: Feltrinelli
Alessia Sorgato
Protocollato il 2 Settembre 2026 da Alessia Sorgato con
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Il riassunto
Il ragno nella tela – Nunzia Scalzo

Grafologia forense. Quanti di voi, tolti i magistrati, i colleghi avvocati e gli sventurati a cui sia capitato un caso di falsificazione in famiglia, conoscono questa professione? Eppure ha radici antiche ed esperienze molto risalenti, è una vera disciplina, che si insegna, si impara e poi si affina con l’esperienza, perché raccoglie in sé retaggi di molte altre branche del sapere e, soprattutto, è ben svolta se con prudenza e modestia accetta consigli anche da altre specializzazioni.

Questo è il caso di Bea Navarra, alter ego evidentissimo della sua autrice Nunzia Scalzo, di cui svolge il medesimo mestiere e condivide humus culturali persino non scientifici, come una laurea in filosofia e molte ottime letture (nel primo romanzo, “La regola dell’ortica“, abbondavano le citazioni di Cesare Pavese; qui si spazia da Omero in poi).
La Navarra ha come amici del cuore tal Erina – chimica – e tal Domenico – giornalista di nera -, a cui spesso ricorre per esperimenti scientifici e recuperi di informazioni anche riservate.

La avevamo lasciata che – dopo aver risolto un cold case di sessant’anni prima grazie ad una penna incredibilmente conservata dalla favoreggiatrice dell’autore – riceveva una telefonata da tal baronessa Giacinta di Gregorio, la quale la invitava a raggiungerla nella villa di Caltagirone dove, dietro ad un quadro, aveva rinvenuto una scritta misteriosa vergata con un inchiostro cangiante.

La ritroviamo in coda per comprare una mozzarella e la telefonata – del medesimo contenuto – le arriva da tal avvocato Giulio Trimarchi, che intermedia per la medesima gentildonna di sangue blu. Misteri dell’editing, ma il succo non cambia. Ecco la grafologa Bea Navarra lanciata in un incarico che, esattamente come era successo per quello del suicidio di Norma Speranza, la intriga e la assorbe completamente, distogliendola da altri clienti.

La trama ci porta dentro ad un albero genealogico contorto, affollato di discendenti plurinomati (come li capisco, anche io ho tre nomi, per la gioia di notai e codici fiscali), di figli meritevoli e altri figlioli più che prodighi, di sventure su tavoli da gioco e disonori consumati nelle alcove e, soprattutto, di decadenza molle e irreversibile per cui gli affari- non certo specchiatissimi- della famiglia di Gregorio devono affidarsi ad una “fimmina” venuta dagli Stati Uniti, una sorta di Modesta della Goliarda Sapienza, senza scrupoli né morale, capace di asfaltare chiunque pur di raggiungere i propri praticissimi scopi.

La narrazione è piacevolissima. Terminato di leggere “Il ragno nella tela“, ho ascoltato il romanzo precedente, e poi ho ascoltato il Ragno nella tela. Devo ammettere che, in questi casi dove la cadenza e i termini dialettali sono interpunzioni gustose, l’audiolibro amplifica il piacere. La protagonista è una donna divorziata (nel primo romanzo pareva ragazza madre, ma tant’è, altri misteri dell’editing), con un figlio che studia astrofisica – bedda madri, niente di meno?-, i due amici devoti che le tolgono molte castagne dal fuoco e una capacità di godere della vita davvero encomiabile.

Molte pagine sono impreziosite da passaggi tecnici della professione di grafologo forense ma anche di citazioni letterarie, di musiche anche di nicchia che lei ascolta mentre scruta coriandolini di scritture secondo sette o più tipi di luce diversa e soprattutto molti dei dialoghi con Erina o Domenico si svolgono a tavola, coì da farci assaporare delizie siciliane- caponate, arancini (rigorosamente col finale maschile), cipolline e vinelli bianchi ghiacciati.

Evidentemente Nunzia non teme di far ingrassare Bea oppure, come una volta disse un’altra scrittrice siciliana, “faccio mangiare lei per non prender peso io“.

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