Il Protocollo Naacal: Codice 211 – Adelio Debenedetti

Il Protocollo Naacal: Codice 211 – Adelio Debenedetti

Redazione
Protocollato il 16 Gennaio 2026 da Redazione
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Oggi al Thriller Café presentiamo “Il protocollo Naacal: Codice 211“, romanzo di Adelio Debenedetti: un techno-thriller che unisce lo spionaggio classico alle più moderne frontiere delle neuroscienze e della guerra psicologica. Riportando alla luce il mito della Base 211 e gli esperimenti dell’Ahnenerbe, l’autore li cala nel contesto geopolitico attuale, in un viaggio geografico e mentale da Vienna ai sotterranei segreti dell’Europa dell’Est.

Volete saperne di più? Cominciamo dalla trama.

Quando una giovane analista russa in fuga porta con sé un segno che non dovrebbe esistere, Grey – ex operatore dell’intelligence occidentale, richiamato in servizio dopo anni di silenzio – capisce che non si tratta di una defezione qualunque.
Il tatuaggio inciso sulla pelle della donna non è un simbolo ornamentale: è una chiave. Una mappa neurovisiva progettata per essere letta solo a determinate frequenze, capace di rivelare informazioni che non possono essere archiviate né trasmesse in forma digitale.
L’indagine conduce Grey da Kiev a Cracovia, da Vienna ai tunnel sotterranei della Bassa Slesia, dove riaffiora l’ombra di un programma nazista mai del tutto sepolto: il Protocollo Naacal. Un progetto nato durante la Seconda guerra mondiale, legato alle ricerche dell’Ahnenerbe e alla guerra percettiva, e riattivato nel presente all’interno di programmi neri che incrociano terre rare, neuroscienze e controllo cognitivo.
Mentre CIA, Mossad e servizi russi si muovono su piani paralleli, emerge l’esistenza della Base 211: una struttura sotterranea di origine nazista, riconvertita e resa operativa nel cuore dell’Europa, dove il confine tra sperimentazione scientifica e manipolazione della coscienza umana è stato deliberatamente cancellato. Il file Gateway-X, trafugato da una rete interna all’intelligence americana, dimostra che il progetto non è più un residuo storico, ma un’arma attiva nella nuova guerra invisibile.
Braccato da nemici e alleati, Grey dovrà decidere se limitarsi a contenere la minaccia o distruggere definitivamente un sistema che non mira a controllare territori, ma percezioni, scelte e volontà.
Perché il vero campo di battaglia non è geopolitico.
È la mente umana.

Questa la storia in sintesi; per approfondire vi lasciamo con tre domande all’autore e dei brevi estratti dal libro.

Tre domande all’autore

Come è nato questo libro?

Il Protocollo Naacal – Codice 211” nasce da un lavoro di ricerca su documenti storici, programmi militari reali e dinamiche contemporanee di intelligence. L’idea di fondo è stata interrogarsi su come il potere, oggi, non agisca più solo attraverso la forza o il controllo del territorio, ma attraverso la percezione, l’informazione e la capacità di orientare decisioni individuali e collettive. Il romanzo prende spunto da progetti realmente esistiti nel secondo dopoguerra e li rilegge alla luce delle moderne neuroscienze, della competizione sulle risorse strategiche e della guerra cognitiva. Da questa base documentale è nata una storia che si muove sul confine tra realtà verificabile e finzione narrativa, con l’obiettivo di costruire un thriller credibile, inquietante e radicato nel presente.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?

I lettori potrebbero apprezzare soprattutto il realismo dell’impianto narrativo e la sensazione costante che ciò che viene raccontato non sia pura invenzione. Il romanzo non si limita a costruire suspense attraverso l’azione, ma lavora sulla tensione psicologica, sulla credibilità geopolitica e sul progressivo svelamento di una minaccia invisibile, legata al controllo dell’informazione e della percezione.
Muovendosi consapevolmente sul confine tra ricerca documentale, finzione narrativa e thriller, “Il Protocollo Naacal – Codice 211” invita il lettore a riflettere su un aspetto centrale del nostro tempo: la difficoltà di distinguere tra informazione reale e informazione manipolata. In un millennio in cui la realtà viene filtrata, orientata e talvolta costruita artificialmente, il romanzo suggerisce che la vera posta in gioco non sia sapere cosa è vero, ma chi decide cosa appare vero.
Il risultato è un thriller che intrattiene, ma allo stesso tempo costringe a interrogarsi sul funzionamento del potere contemporaneo e sul ruolo attivo – o passivo – del lettore di fronte all’informazione.

Il romanzo sostiene che oggi la verità sia diventata una costruzione. È una provocazione narrativa o una diagnosi del presente?

Il Protocollo Naacal – Codice 211” non propone una tesi ideologica, ma una diagnosi narrativa. Il romanzo parte dall’idea che nel mondo contemporaneo la verità non venga più semplicemente nascosta, ma progettata, stratificata e resa indistinguibile dalla menzogna. Attraverso il linguaggio del thriller e una base di ricerca documentale, la storia mostra come la manipolazione dell’informazione non sia un’anomalia, ma un metodo strutturale del potere moderno.
La provocazione non sta nell’affermare che tutto sia falso, ma nel suggerire che la distinzione tra vero e falso non sia più automatica. Oggi richiede competenze, attenzione e una scelta consapevole. In questo senso il romanzo non chiede al lettore di credere a una versione alternativa della realtà, ma di interrogarsi su chi costruisce le narrazioni che accettiamo ogni giorno come vere.

Estratto

Evelyn camminava davanti, con passo deciso, il cappuccio tirato su nonostante il cielo fosse terso.
Non guardava le vetrine del Naschmarkt, non rallentava davanti ai banchi di spezie né a quelli di frutta. A chiunque l’avesse osservata, sarebbe sembrata solo una donna concentrata nel muoversi tra la folla del sabato mattina.
Grey procedeva qualche metro dietro, leggermente spostato sulla sinistra. Aveva già contato due ingressi laterali, una scala che scendeva verso un parcheggio sotterraneo e tre superfici riflettenti utili per controllare cosa accadeva alle spalle senza voltarsi. Karl chiudeva la formazione, apparentemente distratto, lo sguardo che scivolava sui volti come se stesse cercando qualcuno che non ricordava bene.
Alenka era sparita nella massa, come concordato. Helen non c’era. Meglio così.
Grey rallentò impercettibilmente, lasciando che un gruppo di turisti si infilasse tra lui ed Evelyn. Il movimento non era casuale: voleva vedere se qualcuno avrebbe accelerato per mantenere la distanza. Nessuno lo fece. Ma una donna con un cane cambiò improvvisamente lato del marciapiede. Troppo netta la traiettoria, troppo preciso il tempismo.
Grey sollevò appena il polso, come per controllare l’ora. L’orologio restituì per un istante una lettura termica: una sagoma ferma all’angolo opposto, temperatura corporea stabile, nessun segno di fretta. Stava osservando.
«Mele,» disse Evelyn senza voltarsi.
«Sale,» rispose Karl un secondo dopo.
Grey fissò il riflesso di una vetrina. Una Renault Mégane scura era ferma poco più avanti, motore acceso. Targa slovacca, ma sporca di sabbia. Come se venisse da sud.

Estratto 2

Tracciò tre cerchi concentrici sul foglio. Poi segnò un punto sul bordo interno.
«La trappola si costruisce su tre livelli», disse. «Non servono esche fisiche. Serve un riflesso. Chi opera nei livelli più interni di Langley reagisce d’istinto davanti a qualcosa che non comprende. Se crede che il Mossad stia rileggendo Highjump alla luce del tatuaggio e del progetto Gateway, interverrà. Ma non apertamente. Userà un canale riservato. O passerà l’informazione a qualcun altro.»
Posò un secondo foglio, plastificato. Una mappa rielaborata digitalmente, con elementi evidenziati in trasparenza.
«Creeremo un documento tecnico classificato, con una datazione compatibile. Conterrà un estratto — apparentemente ricostruito dal Mossad — che segnala un’anomalia: una corrispondenza tra il pattern 2–11 del Gateway Experience e le fluorescenze IR rilevate nel tatuaggio.»
Helen si sporse in avanti. «E questo documento dove finirà?»
«Nel flusso interno CIA. Nella cartella giusta. Visibile al livello corretto, ma con restrizioni tali da renderne plausibile la presenza. Sarà firmato digitalmente da una nostra fonte e conterrà un’indicazione: un sopralluogo imminente nei pressi di Wałbrzych.»
Alenka fece una breve pausa, poi aggiunse:
«Il file sarà vivo. Al suo interno ci sarà un marcatore digitale invisibile all’utente. Se viene aperto, copiato o inoltrato fuori protocollo, invierà un segnale. È una tecnologia già usata dalla NSA.
L’abbiamo adattata.»
Hadar annuì. «Basta una copia non autorizzata. Appena il file esce da Langley o viene aperto in un nodo esterno, il beacon si attiva. E ci segnala indirizzo, orario, dispositivo.»
Helen rimase in silenzio. «E se la talpa non interagisce direttamente con il file?»
Grey sollevò lo sguardo.
«Non è una trappola», disse. «È uno specchio. E aspettiamo che qualcuno si riconosca.»

Video

L’autore

Adelio Debenedetti è autore di thriller contemporanei a forte impianto geopolitico e documentale.
Nei suoi romanzi intreccia ricerca storica, dinamiche di intelligence e temi legati alla guerra cognitiva, esplorando il confine tra potere, percezione e controllo dell’informazione.
Con “Il Protocollo Naacal – Codice 211” sviluppa una narrazione che affonda le radici in programmi militari reali del Novecento per interrogare le forme moderne di dominio invisibile, con uno stile teso e analitico, attento alla credibilità tecnica e psicologica.
Il suo lavoro si colloca nell’area del thriller research-based, dove la finzione nasce dall’analisi dei documenti e delle strategie di potere, più che dall’azione spettacolare. Parallelamente all’attività narrativa, Debenedetti lavora su progetti di sviluppo editoriale e audiovisivo legati alle sue opere.