Il profumo del male – Katniss Hsiao
“Ho cercato di creare una letteratura riflessiva, tanto brutale quanto delicata, sotto le vesti di un thriller”, scrive nella postfazione la scrittrice taiwainese Kattnis Hsiao, che con il suo romanzo di esordio “Il profumo del male“, edito da Piemme, mescola elementi propri dell’horror e del thriller psicologico, regalandoci qualcosa di molto originale.
“La Next Stop era specializzata in bonifica di ambienti post mortem. Scene del crimine, a volte, ma non solo”. Eve e i suoi colleghi “rimuovono il trauma, risparmiandovi il dramma’”, come diceva il capo sul sito web dell’azienda.
Come appare all’olfatto il profumo del male? Yang Ning, detta Eve, ne è un’esperta e gli attribuisce aggettivi crudi come appiccicoso e disgustoso, quando si tratta di disincrostare il sangue coagulato da una superficie, o rivoltante e vomitevole, se l’ambiente da pulire è infestato dalle larve cadaveriche. Ma quale che sia la pulizia estrema che venga richiesta alla Next Stop, a Eve non importa, perché quegli olezzi forti che la morte sprigiona sempre sono la pancea del suo male di vivere.
Dotata fin dalla nascita di un olfatto prodigioso, al limite del sovrannaturale, a causa del dolore atroce causatole dal suicidio di suo fratello Han, Eve era incappata in un’anosmia post traumatica che l’aveva getta nel panico.
Il mondo esterno che era solita decifrare principalmente per il tramite degli odori sprigionati dalle persone e impregnati sulle cose di uso comune, era diventato improvvisamente un luogo alieno, gettandola nello sconforto più cupo.
Il dono del portentoso olfatto magicamente riapparirà solo a contatto con le scene di morte che il suo nuovo lavoro le propone giornalmente.
“Se avete vissuto un’esperienza del genere, sapete che la vista non è niente: l’olfatto è tutto. Entrare nella casa dove è morto qualcuno è come ritrovarsi in una specie di purgatorio, o in una camera di tortura olfattiva in cui bisogna farsi strada volontariamente.”
E proprio dopo un intervento di pulizia estrema in un appartamento dove una donna si era suicidata appendendosi al ventilatore del soffitto, che la polizia la arresta per aver cancellato le prove di un crimine evidente. Un crimine?
Lei aveva fatto solo il lavoro per cui era pagata! Ma chi poteva sapere che sarebbe stata proprio lei a rispondere alla telefonata di quel cliente che aveva premura che il lavoro fosse fatto presto e bene, mentre il capo Chung non era in ufficio? Forse il killer la conosceva e l’aveva scelta? O forse era stata solo una casualità?
“Col sudore che colava lungo la schiena, sentiva il brivido di misurarsi con il mondo.”
Nella ricerca spasmodica di battere sul tempo l’ispettore Liao e il detective Chen Mingqi e per approntare la propria difesa, Eve precipiterà in un vortice di ricordi, paura, dolore personale, dal quale potrà uscire solo riuscendo a trovare il profumo di cui si era impregnata la tendina del bagno della stanza del delitto.
Una flebilissima traccia olfattiva che la porterà ad immergersi in un mondo fatto di essenze, guidata dalla maestria di Madame Fang, fino ad incontrare un pericoloso serial killer, Cheng Chunjin, soprannominato “il predatore del profumo” perché dotato di un dono pari al suo.
“Ogni artista ha la sua firma” disse lui. “Tu non hai molto su cui basarti, a parte il profumo. Però quello ce l’hai, ed è già qualcosa.” Lei capì.
Districarsi tra odori nauseabondi e profumi da collezione non è stata proprio una passeggiata.
Katniss Hsiao è sicuramente un’ottima esordiente, originale – lo ribadisco – e molto profonda, ma forse indulge un po’ troppo nella parte descrittiva, che diventa disturbante perché prolissa.
Parlando della sua protagonista, possiamo dire che Eve è una donna forte e ostinata perché debolissima e desiderosa di non essere definita fallita. Le sue fragilità sono molto umane e questo la mette subito in empatia con il lettore.
Il suo voler andare ostinatamente alla fonte psicologica delle motivazioni di chicchessia, però, diventa un vulnus per il thriller perché riesce anche a farci empatizzare con tutti i cattivi. Non che questo sia il male assoluto per un thriller psicologico come “Il profumo del male”, ma è pur vero che la tensione abilmente costruita sul concetto profumo-morte che permea l’inizio, si allenta un po’ quando Jean Baptiste Grenouille diventa Norman Bates.
E da quel punto, il binomio non è più profumo-morte ma profumo-mamma.
Da qui mi taccio, altrimenti gli spoiler si sprecherebbero.
Forse proprio la traduzione del titolo trae un po’ in inganno, mentre l’originale “Before we were monsters” rispecchia appieno quello che l’Autrice si prefiggeva di fare, come già accennato in incipit: costruire una lettura riflessiva, nella forma del thriller.
Il guizzo finale di Eve, però, è finalmente e pienamente da thriller!
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