Dopo alcuni mesi ecco una vecchia conoscenza riaffacciarsi alle nostre succulente vetrine che quotidianamente e infaticabilmente stimolano l’acquolina dei nostri appetiti letterari: sto parlando dello scrittore Corrado Peli e del suo nuovo romanzo “Il ponte dell’impiccato“. L’autore, originario di Castel San Pietro, in provincia di Bologna, ci regala il secondo episodio della dilogia “La balotta dei tramonti”, ambientata nella Bassa Bolognese e più precisamente nel paese di Fossosecco.
Come nel primo volume “La maledizione di Fossosecco“, i protagonisti sono un gruppo di ragazzini adolescenti capitanati da Marco, costretto su una sedia a rotelle a causa di un brutto incidente nel quale ha perso la vita la madre. Spronato da alcuni irrisolti misteri paesani e dagli screzi tra il padre e il proprio datore di lavoro, Marco si ritrova definitivamente ad aver a che fare con la morte del parroco di Fossosecco Don Silvio (incipit del primo episodio), fucilato da un plotone di soldati tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale e che, pochi attimi prima dell’esecuzione, mormora un’enigmatica filastrocca.
Il tragico avvenimento di ottant’anni prima è la madre dei misteri e di molte azioni che oggi aleggiano e animano il paesino emiliano. Marco, aiutato dagli inseparabili amici, ne svelerà una volta per tutte il significato attraverso pericolose disavventure, tra cui l’angosciante incontro con dei fantasmi, e liberare così dalle pastoie dell’ingiustizia molti personaggi coinvolti, presenti e passati.
Con Il ponte dell’impiccato Corrado Peli, all’esordio nella collana “young adult” di Fanucci Editore, riprende il funzionale canovaccio della storia precedente: l’intenso legame d’amicizia che unisce Marco ai suoi compari. Una vicinanza e un affiatamento così profondi che solo a quella età è possibile sperimentare e grazie alla cui forza sembra possibile raggiungere qualsiasi traguardo. E poi c’è il paese in quanto entità ristretta di individui, in cui grosso modo tutti si conoscono. Fossosecco è un piccolo centro di estrazione rurale, e per chi come me è nato e cresciuto in una realtà simile, e che quindi sotto molti aspetti vi si è formato, le reminescenze risvegliate dalla lettura di questi due romanzi sono tantissime.
A Fossosecco, come in qualsiasi piccolo paese, le notizie rotolavano di bar in bar, diventando sempre più incredibili e ricche di particolari. Ognuno ci metteva la sua piccola aggiunta, come se la faccenda fosse un pentolone dove chiunque potesse infilare un ingrediente nuovo. Piccoli accadimenti montavano come panna tra gli sputacchi di bocche impastate di sambuca e vino di risulta.
Questo breve estratto, ad esempio, mi fa ricordare come fosse ieri quando la domenica mattina oltrepassavo la soglia del bar in compagnia di mio padre, ragazzino in un mondo di grandi, dove gli adulti, chi in gruppetti ai tavoli per una briscola oppure in solitario con l’immancabile Gazzetta, chi al bancone, tutti con qualcosa da bere, raccontavano a turno le notizie della settimana. Fatti più o meno rilevanti che a uno sguardo un po’ smaliziato sarebbero apparsi notevolmente ridimensionati, ma lì, alle orecchie di un adolescente imberbe, passati di bocca in bocca con una certa supponenza, acquisivano un’autorevolezza e una ridondanza tali da assumere un’aura quasi mitologici. E in mezzo a loro per alcuni momenti mi sembrava di essere davvero più “adult” e meno “young” e, per qualche bizzarro impulso interiore innescato da un senso di partecipazione e convivialità, arrivavo a convincermi che nella vita, con un po’ di timore reverenziale, certo, ma non senza coraggio, sarei stato capace a fare di tutto.
Anche a risolvere misteri vecchi di quasi un secolo, e persino ad incontrare un fantasma.
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