Il patto del re – Joe Hill
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“Il patto del re”, è un romanzo epico, ricco di fascino e suggestioni. Come genere si colloca tra l’urban fantasy e l’horror, ma se qualcuno lo definisce thriller esoterico non sbaglia. Di sicuro c’è tensione, azione, per una trama articolata che si svolge nell’arco di trent’anni e per 910 pagine, con un ritmo così alto e sempre coinvolgente, che sembra molto più corto.
Il suo autore Joe Hill, (Hermon, Maine, 1972), si conferma narratore capace, che ben si merita la definizione che il Time ha dato di lui: “Uno dei più raffinati scrittori americani di horror“. Non da meno è il Washington Post, a definirlo: “Uno degli autori di spicco nella letteratura fantastica del Ventunesimo secolo.”
“Il patto del re” racconta la storia di Arthur e dei suoi più stretti e cari amici. Arthur è un ragazzo gentile, intelligente, buono. Che studia al college e ama le lingue medievali. Si occupa della biblioteca del luogo in cui studia e ha la madre in carcere, a scontare una pena per omicidio involontario. Proprio durante una delle visite alle madre incontra le figlie di un’altra detenuta e ne attira l’attenzione e le cattive intenzioni. Arthur viene costretto a rubare edizioni preziose dalla biblioteca, se vuole che non capiti nulla a sua madre. La situazione è per lui angosciante e sempre più difficile, per questo con gli amici decide di fare una follia, una prova sciocca: evocare un drago e ordinargli di eliminare chi lo minaccia. Il rito si compie in una notte di follie alcoliche e, contro ogni logica, la fantasia irrompe nella realtà: Arthur e compagni ottengono il loro drago e molto altro che non volevano. Non si scende a patti con il male, e nemmeno coi draghi, lo impareranno a loro spese durante l’arco delle loro vite.
Imponente, grandioso, carismatico e profondo, “Il patto del re” regala una narrazione non banale, con tanti suggerimenti di riflessione. Prendendo spunto dagli esperimenti di parapsicologia ed esoterismo che si vocifera fossero stati fatti durante la guerra fredda, permette al lettore di entrare nella dimensione degli incubi notturni, delle leggende e della fantasia. L’ipotesi che se si crede abbastanza in qualcosa, se la fede è forte e condivisa, l’impossibile diviene possibile, è forte e presente in tutto il libro oltre a esserne uno dei motori.
Diviso in parti e interludi, il romanzo scava nelle vite dei suoi personaggi, siano essi attori principali o secondari. L’autore, estendendo la narrazione per tre decenni, ha tutto il tempo di narrare il viaggio personale di Arthur e dei suoi amici, da studenti ad adulti. I successi, le cadute, le maschere che indossano come le loro verità più profonde, sono metafora perfetta dell’elemento viaggio con prove e ostacoli, tanto caro e fondamentale nella letteratura fantasy. Il gruppo degli eroi è qui reso in chiave moderna, immerso in un mondo che conosciamo e reso ancora più vero e tridimensionale grazie all’inserimento di reali fatti accaduti tra il 1990 e il 2022.
Il male nella trama non è solo un qualcosa da combattere, Hill complica le cose, mostrando tante sfumature. La prima di queste è una domanda: davvero per combattere il male serve un male peggiore? Per i nostri protagonisti la risposta è sì, ma il fatto di non aver compreso cosa significa fare un patto con un drago, li metterà in situazioni terribili, dove giustizia, etica, morale e bene superiore entreranno in conflitto con ognuno di loro. Il re che hanno evocato, chiamato, inventato, è un drago millenario che ben conosce e sa sfruttare il potere delle parole. Arthur e gli altri lo impareranno ben presto.
Male che genera male, domande che partoriscono altre domande in un cerchio difficile da spezzare: il male può portare a qualcosa di buono? Se si uccide un cattivo, quanti innocenti si salvano? Se nella morte del reo, vengono coinvolti altri come vittime e danni collaterali, la bilancia pende ancora a favore o contro? Infine, quando si diventa assassini e basta, anche se ci si ammanta dell’aura di retti salvatori? Ci sono tutti questi interrogativi nell’opera e anche di più, l’elemento affascinante è che attraverso la narrativa è possibile ragionare su questi argomenti così difficili e comunque presenti nella vita, seguendo i protagonisti e vedendoli alle prese con questi dilemmi e la loro coscienza. Nelle situazioni difficili l’essere umano mostra il suo vero volto, succederà anche per Arthur, Colin, Van, Allie, Donna e Gwen. Le loro personalità sono in divenire e anche i loro rapporti mutano, evolvono, implodono. I conflitti non sono relegati all’esterno, ma vengono ad alienare anche l’amicizia.
A un tratto è chiaro ai personaggi e anche al lettore: il drago che doveva salvare è una prigione terribile e il patto stretto con lui è una catena stretta. Il patto si può spezzare e in più di un modo. Come? Saranno le leggende e le favole, come le creature dell’immaginario e del folklore, a suggerire misure, azioni e armi. Poco c’è di certo, tutto è una questione di fede e l’esito, qualunque esito, è incerto e di sicuro ci vorrà un sacrificio. La curiosità aumenta capitolo dopo capitolo, si resta ammaliati da come l’azione evolve e certe sorprese fanno sussultare, mentre la voglia di sapere come andrà a finire si fa spasmodica.
“Il patto del re” è un’avventura appassionante, dove non dovete farvi spaventare dalla mole, perché la storia che regala lascia il segno. Joe Hill è davvero bravo, sa come scrivere e tenere il lettore attaccato al libro e forse, nel suo caso, buon sangue non mente. Joe Hill è lo pseudonimo di Joseph Hillstrom King, secondo dei tre figli di Stephen King. Se avete letto già altre opere di Hill, conoscete già la sua capacità, se invece da qui avete iniziato a fare la sua conoscenza, allora magari vi farà piacere avere altri titoli da scoprire: la raccolta di racconti “Ghost”, i romanzi “La scatola a forma di cuore”, “La vendetta del diavolo”, “NOS4A2. Ritorno a ChristmasLand”, “The fireman”.
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