Il lupo nero – Louise Penny
Il ventunesimo episodio della saga del Commissario Gamache della regina del thriller canadese Louise Penny si intitola “Il lupo nero” (Einaudi) e ci porterà ben oltre i boschi di Three Pines e, addirittura, oltre confine alla ricerca del “lupo nero” che ancora minaccia l’eco sistema del Quebec e forse l’intero assetto politico del Nord America.
“La via che porta a Lauzon è troppo comoda, – rincarò Armand. – Ѐ come una superstrada di prove incriminanti. Possibile che sia così scemo?”
Il Commissario Armand Gamache è roso da un micidiale dubbio che aveva già espresso alla fine del romanzo precedente “Il lupo grigio”: “C’è un problema.”
La brillante risoluzione del caso di eco terrorismo che aveva portato all’arresto di Marcus Lauzon, l’ex vicepremier del Canada, accusato di aver attentato alla salute pubblica con l’avvelenamento delle falde acquifere, sembra essere infatti uno specchietto per le allodole.
In primo luogo, tutte le prove del concorso in disastro ambientale contro don Joseph Moretti, il boss dei boss, sono misteriosamente sparite, come pure è stato ucciso il principale accusatore di Lauzon, il biologo Charles Langlois.
Quando Gamache entrerà in possesso di alcune mappe del Quebec e del Vermont, segnate da Langlois con codici e sigle imperscrutabili, si convincerà che deve riconsiderare l’intero assetto accusatorio precedente.
“Lo sai qual è il codice che usavamo per l’attentato all’acqua potabile?”, le chiese lui.
“Oui, Il lupo grigio e il lupo nero.”
“Be’, il lupo grigio è morto. E temo che il lupo nero sia ancora libero.”
Chi è dunque il famigerato “lupo nero”?
Gamache punta tutto sulla famiglia Moretti e fa infiltrare l’ispettrice Evelyn Tardiff, ad insaputa degli altri membri della squadra. E mentre Tardiff traccia gli spostamenti del boss e del figlio, Gamache andrà con Jean-Guy Beauvoir e Isabelle Lacoste sulle rive di quel lago che, segnato da Langlois sulla mappa, sconfina verso lo stato americano del Vermont.
Analizzando le acque di quel lago, la squadra di Gamache si rende conto che l’acidità dell’acqua sta salendo vertiginosamente a causa della cenere degli incendi che stanno distruggendo immense aree boschive del Canada.
“Quel bosco era fittissimo, nessuno ci era mai entrato né l’aveva sfrondato per aprirsi un sentiero. La vegetazione era antica e coriacea: quasi tutti sempreverdi che muoiono solo di vecchiaia. O per gli incendi. La grande fortuna del Canada era l’abbondanza di risorse naturali. Peccato che non avessero pensato di custodirle meglio.”
Alcune sigle sulle mappe di Langlois necessitano la consultazione del generale Bert Whitehead, capo del Joint Chiefs of Staff, e Gamache spedisce Jean-Guy a Washington per un faccia a faccia con il generale che segnerà l’inizio di una collaborazione molto segreta.
“FEDS sta per Fire Event Detection Suite – disse Whitehead con voce appena percettibile. Per sentire, Jean-Guy dovette sporgersi sul tavolo di formica. E quando stava per appuntarsi l’acronico, Whitehead lo bloccò. – Meglio che si limiti a impararlo a mente. Ѐ una nuova tecnologia di tracciamento dei cosiddetti mega incendi. […] Forse non si è reso conto dello shock e dell’orrore che quelle nubi di cenere hanno provocato a milioni di persone.”
Quando Gamache capirà che esiste un complotto ordito a livello internazionale con la complicità di alti funzionari di governo e le organizzazioni mafiose per seminare terrore nella popolazione e generare finti nemici da dover abbattere con la forza, l’ispettore sceglierà l’unica via che conosce, quella segnata dal passo del lupo grigio.
“Gamache era un uomo felice a dispetto di tutti i cadaveri che aveva esaminato. O forse proprio grazie a loro. A dispetto di tutto ciò che aveva visto. Aveva visto il peggio. E al tempo stesso aveva visto il meglio, l’aveva mostrato con tenacia ai colleghi della sua squadra, perché, com’era fin troppo probabile, non restassero invischiati nelle tenebre.”
Nonostante l’enorme quantità di libri scritti da Louise Penny, ammetto che è la prima volta che mi capita di leggere un suo romanzo e forse questo mi ha penalizzato nel godimento della storia.
Già, perché ho fatto fatica a tirare i fili della trama del precedente “Il lupo grigio” e riannodarli a questa, particolarmente articolata.
E quando da lettrice fatico, mi metto in discussione e cerco conforto nelle parole dell’autrice.
Ebbene, nella post fazione, Louise Penny scrive parecchie cose interessanti in merito a questa sua ultima fatica, primo fra tutti che il romanzo non rientra nel novero di quelli che hanno come protagonista la cittadina di Three Pines e i suoi abitanti, nel senso che molta parte dell’azione non si svolge nel quieto vicinato dell’ispettore Gamache e della moglie Reine-Marie ma ci delinea l’essenza stessa di Three Pines (e questo è davvero prezioso, visto che viene dalla viva voce dell’autore):
“Three Pines è uno stato d’animo. Un luogo che portiamo sempre con noi e in cui viviamo ogni volta che, pur potendo fare una battuta tagliente, scegliamo invece la gentilezza. Quando perdoniamo come vorremmo essere perdonati. Quando abbiamo l’integrità e il coraggio di difendere ciò che sappiamo essere giusto. Anche a costo di pagarla.”
Non vi racconterò di più della sostanza dell’intrigo internazionale che la Penny descrive nel romanzo per non spoilerare (come è giusto che sia) ma chiuderò con un aggettivo che apprezzerete solo se arriverete a fine libro: verosimile.
Purtroppo la realtà supera sempre la fantasia degli scrittori…
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