Il grande vuoto – Robert Crais

Editore: Mondadori
Tatiana Vanini
Protocollato il 10 Giugno 2026 da Tatiana Vanini con
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Il riassunto
Il grande vuoto – Robert Crais

Robert Crais (Baton Rouge, 1953), torna in libreria con un nuovo caso del detective privato Elvis Cole e del suo socio occulto, Joe Pike.

In “Il grande vuoto“, Traci Beller, nota influencer, assume Elvis Cole perché indaghi sulla scomparsa del padre, avvenuta dieci anni prima. Le ultime notizie del signor Beller lo davano a Rancha, fuori L.A., per lavoro. Nell’ultima telefonata alla moglie aveva fatto sapere di essere in ritardo poi il nulla. Sparito lui e il furgone con il quale lavorava installando e riparando condizionatori. Cinque anni dopo la moglie lo ha fatto dichiarare morto, e ora che si avvicina il decimo anniversario della sparizione, Traci fa un ultimo tentativo per scoprire cosa è accaduto. Un caso di routine che rivelerà ben presto complicazioni nere e violente, nelle quali Cole si troverà coinvolto e, forse, questa volta nemmeno Pike riuscirà a toglierlo dai guai. Un romanzo giallo incalzante, sulla perdita e la ricerca, sul dolore e sulla verità, che potrebbe essere molto diversa da ciò che si credeva. Attenti a farvi delle domande, perché le risposte potrebbero non piacervi.

Robert Crais ha una penna bellissima, capace di creare storie immersive nelle quali si sta così bene che è un peccato arrivare alla fine di un suo libro. Protagonisti imperdibili, che fanno simpatia, hanno carisma e fascino, accompagnano scene di tensione e adrenalina, narrate con un ritmo cinematografico che porta via. Crais è scrittore sì, e di classe, dove le influenze di grandissimi come Raymond Chandler e Dashiell Hammett si sentono forti e chiare, mescolate all’unicità propria di chi è anche sceneggiatore e sa come coinvolgere il lettore e incollarlo alle pagine.

Per appassionati di una certa esperienza, è probabile che la serie del medico patologo “Quincy” trasmessa da Rete 4 nei primi anni ’80 risulti nota. Ebbene, Crais ne è stato lo sceneggiatore.

La serie di Cole e Pike conta al momento venti titoli. Il primo è “Corrida a Los Angeles” (Il Giallo Mondadori, 1987) e l’ultimo, per ora, è “Il grande vuoto” (Mondadori, 2025).

Facile innamorarsi di Elvis Cole, il detective privato dal dubbio umorismo, tosto, ferito per non aver mai conosciuto suo padre e presissimo della fidanzata Lucy. Un uomo che ha cuore, dotato di un’intelligenza pronta e di un senso di giustizia molto forte, che non dimentica mai le vittime e anche in questo nuovo caso non si smentisce. Accanto a lui Pike, ex marine, ex poliziotto, di poche, pochissime parole, ma il migliore da avere al fianco se le cose si fanno difficili. Pike è una macchina di morte, fedele, con un forte senso dell’amicizia, socio perfetto di Cole.

Il grande vuoto si apre con una scena che è difficile incastrare immediatamente nella trama, si capisce solo che è importante, perché Crais non lascia nulla al caso e soprattutto non spreca parole. Da qui si entra nei ranghi, con la narrazione in prima persona di Cole e l’indagine che parte.

Il romanzo è un poliziesco, un giallo investigativo classico e moderno insieme. Potrebbe sfociare nell’hard boiled, ma l’autore si mantiene sempre corretto, anche nelle scene concitate, anche se c’è violenza, dove i cattivi non mancano e le cose di fanno serie. Che poi cattivi è un parolone, Crais è un maestro nel creare varie gradazioni di grigio dove i suoi personaggi si muovono, agiscono. Nessuno è innocente, di certo c’è che qualcuno è marcio senza possibilità di redenzione, ma negli altri riusciamo a scorgere una scintilla, un motivo che li rende umani e comprensibili.

L’indagine pare impossibile, cosa mai potrà trovare Cole dopo dieci anni e dopo una prima accurata indagine di due investigatrici molto brave che lui conosce bene? Ma è sufficiente una piccola cosa, un ricordo sbloccato, un nuovo testimone trovato o qualcuno che abbia voglia di parlare e nuove strade si aprono. I colpi di scena non mancano e sono ben cadenzati, non offerti tutti insieme, non troppo diradati nel tempo. Le domande aumentano, perché in Il grande vuoto, scoprire qualcosa mostra nuovi angoli in ombra, prospettive da indagare e collocare.

Dialoghi brillanti, venati di sarcasmo, di minaccia o dolcezza a seconda della situazione, rendono lo scritto ancora più fruibile, mentre la tensione aumenta via via. Magari la soluzione risulterà ovvia, in almeno un aspetto, ma la profondità del messaggio e le emozioni che suscita la rendono puntuale e giusta.

Il grande vuoto” parla dell’abisso che si spalanca quando qualcuno di caro scompare, senza lasciare traccia e fornire spiegazioni. Il senso di colpa in chi rimane porta ad agire in modo differenti, ma il dolore è sempre grande. Il romanzo scava nei rapporti famigliari, in chi vuole dimenticare e andare avanti, in chi protegge a oltranza, in chi vuole risposte e si dà colpe che non ha. Dietro una vita apparentemente specchiata ci può essere di tutto e scavare, può davvero scoperchiare il classico vaso di Pandora dove alla fine, quando tutto il male è uscito, resta una piccola speranza, una luce tremula in un futuro diverso. Il grande vuoto è un romanzo forte e toccante, profondo e scorrevole, una lettura davvero piacevole.