Il giudice e il suo boia – Friedrich Dürrenmatt
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Friedrich Dürrenmatt, l’autore di “Il giudice e il suo boia“, non aveva una grande opinione del giallo tradizionale. Rinomato drammaturgo svizzero attivo tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Ottanta, fu un precoce sostenitore del teatro epico, di cui Bertolt Brecht fu l’autore più influente. Oltre a una serie di opere teatrali di successo, Dürrenmatt scrisse diversi romanzi, la maggior parte dei quali, curiosamente, con un sapore di narrativa gialla. Era interessato al genere abbastanza da voler scrivere il suo personalissimo tipo di storia investigativa, producendo una manciata di romanzi notevoli. “The Judge and his Hangman” è stato uno dei primi scritti da Dürrenmatt e primo in cui compare l’ispettore Barlach, un personaggio che apparirà anche in storie successive. Dürrenmatt creò Barlach più o meno nello stesso periodo in cui stava prendendo forma l’eroe hardboiled di Mickey Spillane, Mike Hammer, e quando il Commissario Maigret di Georges Simenon aveva già raggiunto lo status di leggenda. Menziono Maigret perché Barlach, sebbene diverso da lui sotto alcuni aspetti, è modellato nello stesso stampo dell’investigatore parigino: un poliziotto di carriera, non glamour ma persistente, uno dei tanti che presero il posto degli investigatori dilettanti ispirati e degli private eye senza scrupoli degli anni ’20, ’30 e ’40 come archetipo del detective. E menziono Hammer perché Barlach (come Maigret) è un personaggio il più lontano possibile dall’azione a tutto tondo e dal duro Hammer, ulteriore prova della peculiare contrarietà autoriale di Dürrenmatt.
Barlach ha sessant’anni, e – così ci viene fatto pensare – gravemente malato di cancro. Per l’ispettore della polizia svizzera di Berna, l’omicidio del suo collega Schmied, ucciso da due colpi a bruciapelo mentre tornava da una festa mondana, potrebbe essere uno degli ultimi casi. Barlach è accoppiato a un giovane detective, ambizioso di promozione, di nome Tschanz, e i due scoprono subito un fatto sconcertante: Schmied partecipava regolarmente alle feste organizzate dal ricco e recluso Herr Gastmann nella sua villa in montagna, mescolandosi con industriali ricchi e diplomatici stranieri, ma lo faceva sotto un nome fittizio. Barlach dice al suo capo, il dottor Lutz, di non aver idea di cosa stesse facendo Schmied, e visita l’alloggio del defunto, prendendo un dossier su cui il detective assassinato stava apparentemente lavorando. Non ne fa menzione né al dottor Lutz né al solerte Tschanz. È il primo di diversi depistaggi del ruvido ispettore. Sebbene rimproverato da Lutz per essere antiquato – come la maggior parte del corpo di polizia di Berna – e purtroppo non al passo coi moderni (cioè americani) metodi di polizia, Barlach gioca a costante nascondino con il suo superiore, con Tschanz e naturalmente con i lettori. Il piacere di Dürrenmatt nel sorprendere è evidente. Per tutto il romanzo, Barlach/Dürrenmatt sono un personaggio/narratore inaffidabile come se ne possono trovare nella narrativa criminale contemporanea, e riempiono la narrazione con tanti colpi di scena abilmente celati da rendere la lettura altamente soddisfacente.
Nonostante i metodi non ortodossi di Barlach, per non parlare dell’aria di antichità che pervade il romanzo, è difficile non essere attratti da “Il giudice e il suo boia“. Si tratta di un libro originariamente pubblicato nel 1950, quindi i lettori devono scordarsi le analisi high-tech della scena del crimine o le fughe adrenaliniche, e perfino accettare la presenza di un personaggio che pare il dottor Moriarty. Ciò che rende questo romanzo una storia brillante, però, oltre alla tensione che Dürrenmatt è in grado di infondere alla narrazione, è il senso impeccabile del tempo narrativo dell’autore svizzero e la sua caratterizzazione tagliente e l’ambientazione della scena. In un volume snello di sole 124 pagine, egli concentra una ricchezza di osservazione e un cast di personaggi sfaccettato per la cui trattazione molti suoi colleghi avrebbero bisogno di uno spazio doppio. Proprio come il paesaggio idilliaco delle montagne dell’Oberland bernese è tratteggiato da Dürrenmatt con tratti economici e abili, così lo sono i protagonisti della storia – Barlach, Tschanz, il dottor Lutz, burocratico e legato alle convenzioni, l’enigmatico Gastmann e il suo avvocato mellifluo von Schwendi, e una serie di personaggi ‘minori’, ma non meno abilmente resi.
“Il giudice e il suo boia” è, esattamente come credo Dürrenmatt intendesse, una storia investigativa che sovverte con piacere alcuni stereotipi del genere, ed è un tributo al grande talento letterario di Dürrenmatt il fatto che ciò resti vero anche se visto da una prospettiva contemporanea.
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