Il gatto che accendeva il registratore – Lilian Jackson Braun
L’autrice Lilian Jackson Braun, nota per i suoi racconti intitolati “Il gatto che…” colloca questo romanzo, scritto nel 1968, nella Contea di Moose, luogo di fantasia.
Lì si è trasferito dopo il divorzio, l’ex cronista di cronaca nera Jim Qwilleran detto Qwill, oggi redattore per il “Daily Fluxion”. E’ un ultra quarantenne, attraente, fuma la pipa e porta i baffi. Proprio i suoi baffi, come vibrisse di gatto, sono delle vere e proprie antenne pronte a recepire il pericolo. Si ritrova a scrivere, suo malgrado, una rubrica di costume per il Daily Fluxion. Non è esattamente il punto più alto della carriera, ma tra debiti e stipendio risicato è il meglio che può permettersi. Vive in una stanza anonima del Medford Manor, assieme ai suoi gatti siamesi, una femmina di nome Yum Yum ed un maschio che si chiama Kobo. Quest’ultimo è il vero assistente del nostro giornalista e che lo aiuta a risolvere i misteri alla maniera “felina”.
La svolta potrebbe arrivare da un concorso giornalistico con un premio decisamente bizzarro: tremila dollari e venticinque tacchini surgelati. Non proprio il sogno di una vita, ma abbastanza per provarci sul serio. L’idea nasce quasi per caso: un reportage su “Città Spazzatura”, quartiere degradato e perfetto per un pezzo dal titolo provocatorio Natale a Città Spazzatura. Ma appena mette piede lì, Qwilleran si imbatte in qualcosa di molto più interessante: la morte sospetta dell’antiquario Andrew Glanz, ufficialmente una caduta accidentale finita in modo grottesco. Un incidente troppo strano per non fare domande. Da quel momento, la sua curiosità professionale prende il sopravvento. Tra aste polverose, negozi di antiquariato e personaggi eccentrici, Qwilleran inizia a scavare. Incontra Iris Cobb, che gli offre una nuova sistemazione, la misteriosa Mary Duckworth del “Drago Blu”, che sembra sapere più di quanto voglia dire. Tutti parlano bene della vittima… troppo bene, quasi la santificano e quando qualcuno è descritto come impeccabile, di solito c’è qualcosa che non torna. Gli indizi si accumulano in modo disordinato: morti sospette, strane coincidenze, tentativi maldestri (o forse no) di toglierlo di mezzo, forse la presenza di un fantasma.
Sullo sfondo, una città cupa, soffocata da pioggia, neve e nebbia, popolata da collezionisti, antiquari e figure ambigue che si muovono tra affari leciti e traffici meno puliti. A fare la differenza, come sempre, sono i dettagli. E soprattutto Koko, il vero investigatore silenzioso della storia, capace di cogliere ciò che sfugge agli esseri umani. Tra intuizioni feline e un registratore fuori posto, il mistero prende lentamente forma.
Un giallo atipico, più atmosferico che adrenalinico, dove l’indagine si costruisce pezzo dopo pezzo e il fascino sta proprio nei personaggi e nelle stranezze che li circondano. Non è un thriller che corre ma che osserva, insinua dubbi e ti porta dentro un mondo tanto bizzarro quanto intrigante. È un romanzo che cresce pagina dopo pagina e catapulta i lettore del mondo dell’antiquariato e nel mistero. Il protagonista risulta complesso e sfaccettato, mostrando punti di forza e di fragilità ed i personaggi secondari sono ben inseriti nella trama e contribuiscono a darle profondità. Ben sviluppata la figura Mary Duckworth che incanta con la sua apparente insicurezza e che affiancherà il nostro giornalista nella ricerca della verità, perdendo ogni reticenza iniziale.
Romanzo, cadaveri compresi, a lieto fine e la Città Spazzatura troverà in Qwill il suo sostenitore più estremo. Uno dei punti di forza è sicuramente la costruzione dei personaggi e la coinvolgente atmosfera del romanzo. I punti deboli della narrativa sono due: un finale in parte scontato anche se riserverà qualche sorpresa risulta prevedibile ed il ripetitivo utilizzare del gatto siamese Koko, sia per dare l’input all’investigazione che a risolvere il mistero. Del resto così è l’impianto dei gialli di Lilian Jackson Braun.
In sintesi è una lettura leggera perfetta per chi ama i gialli con un tocco originale e un pizzico di ironia. Non adrenalina pura, ma il fascino sta nell’atmosfera, nei dettagli… e nei gatti, che spesso capiscono più degli umani. Ideale per chi cerca un mistero “soft” ma intelligente.
Alla fine del libro troveremo il racconto “La percezione delle cose” di Mauro Piva nostro collaboratore che ha vinto il premio Scerbanenco@Lignano 2025. Un noir breve ma intenso che lascia il segno.
Recensione di Gaetano Balsamo.
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