L’Intelligenza Artificiale può essere molto utile perché può liberare l’essere umano da molte delle sue incombenze più gravose e anche dalle molte paure e dai tanti disturbi che lo affliggono. L’impiego dell’A.I. nel campo medico ne è un esempio. Ciò nonostante nel suo bel romanzo, “Il Dream Hotel”, Laila Lalami si pone sull’A.I una domanda che nessuno di noi dovrebbe evitare: “Che cosa potrebbe succedere se qualcuno decidesse di usare gli algoritmi per prendere il controllo delle nostre vite, per decidere chi siamo, se rappresentiamo o meno un pericolo per la società e per coloro che ci vivono accanto?”
La stessa domanda se la erano già posta in tempi non sospetti lo scrittore americano Philip K. Dick nel suo “Minority Repor“, un romanzo breve di fantascienza pubblicato per la prima volta nel 1956 su Fantastic Universe, e Steven Spielberg, nell’omonimo film del 2002, liberamente ispirato al romanzo di Dick.
Settanta anni dopo la novella di Dick e venticinque dopo il film di Spielberg, il nuovo romanzo di Laila Lalami ripropone lo stesso problema, questa volta con maggiore intensità e urgenza perché, ci piaccia o meno, gli algoritmi sono talmente presenti nella nostra vita che spesso nemmeno ci rendiamo conto del pericolo che rappresentano per la nostra privacy e per la nostra stessa libertà.
In breve: in un futuro molto vicino, di ritorno da un viaggio a Londra, Sara Hussein viene fermata all’aeroporto di Los Angeles mentre ritorna a casa. L’algoritmo che controlla la popolazione l’ha individuata come potenziale pericolo per il marito Elias con il quale vive. La giovane donna inizia così il suo viaggio nel girone infernale del Dream Hotel, un centro di prevenzione del crimine, dove non esistono diritti, ma solo privilegi, il cibo è scadente, l’acqua razionata, il lavoro da svolgere gratuito e pesante, i sorveglianti sadici e crudeli. Il soggiorno di Sara dovrebbe durare solo ventun giorni, ma la realtà è molto diversa. Le ospiti del Dream Hotel vengono trattenute per mesi, addirittura per anni, perché il loro lavoro a costo zero arricchisce a dismisura la società che ha in appalto gli “alberghi” dove sono trattenute. Come se tutto ciò non bastasse, il controllo dei sogni è estenuante e i sorveglianti possono infliggere punizioni a loro piacimento. E le punizioni consistono in un aumento indiscriminato della pena.
Tutto ha avuto inizio quando Sara, archivista presso un importante museo, è diventata madre di due gemelli. Stressata dalla duplice maternità, dal lavoro e dalle notti insonni, Sara si è fatta installare un Dreamsaver, un dispositivo sottocutaneo per migliorare il sonno. Il dispositivo funziona e lei finalmente riposa. Quello che però Sara non sa è che, accordando alla società Dreamsaver Inc. “l’autorizzazione non esclusiva e gratuita di analizzare, usare, interpretare, riprodurre, elaborare, adattare, modificare e trasmettere i vostri dati sul sonno allo scopo di gestire e migliorare i nostri servizi; di misurare e analizzare l’efficacia dei nostri prodotti; e di sviluppare nuove tecnologie in conformità con i presenti termini” è finita in trappola. Ha permesso a qualcuno di entrare nella sua mente, di controllare i suoi sogni, le sue paure, i suoi pensieri più reconditi per trarne profitto. Perché la sua libertà e i suoi diritti di essere umano non contano, sono privi di importanza in un mondo in cui “la logica del profitto a tutti i costi si è introdotta tanto in profondità nella mente collettiva che opporsi al lucro significa esporsi come radicale, o criminale o malato di mente.”
Esiste un solo modo per contrastare un sistema perverso che addormenta le coscienze e riduce ogni cosa a denaro: la solidarietà e la collaborazione tra le persone, perché solo tutti insieme ci si può opporre a un potere che controlla sconvolgendo tutte le regole. L’isolamento è il contrario della salvezza, Sara dichiara. Con la sua storia Laila Lalami vuole invitarci a riflettere. E sembra voglia dirci di fare attenzione, perché ogni volta che scarichiamo un’app, entriamo in un sito, cerchiamo informazioni, stiamo vendendo un pezzo della nostra libertà e della nostra dignità, perché stiamo permettendo a qualcuno di esercitare su di noi una forma di controllo. Insomma: ogni volta che premiamo un pulsante per dire “accetto”, siamo un po’ meno liberi. Forse è per questo che il romanzo si chiude con queste splendide parole: “La libertà non è una pagina bianca. La libertà è brulicante, complicata e sì, anche rischiosa, e può essere scritta solo insieme agli altri”.
Il romanzo di Laila Lalami è uno di quei libri che tiene il lettore incollato alle pagine fino alla fine. L’argomento è intrigante e spaventoso allo stesso tempo ed è già stato trattato da altri scrittori e registi nella seconda metà del secolo scorso e all’inizio del nostro. Il romanzo della Lalami, però, è più potente di quanto scritto finora sull’argomento, perché ci narra di un futuro a noi molto vicino, che forse è già iniziato senza che nessuno se ne sia accorto per davvero.
“Il Dream Hotel” è il ritratto di una società disgregata, dove gli esseri umani hanno dimenticato i valori della solidarietà, dello stare insieme e del lottare uniti contro i soprusi. Una società che riconosce come unico valore quello del denaro. Una società pericolosa per l’individuo e la sua libertà. Perché la libertà è il valore assoluto delle nostre vite “e può essere scritta solo insieme agli altri”.
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