Il delitto in vacanza – Todd Downing
Todd Downing (1902 – 1974), occupa un posto speciale nella letteratura americana del Novecento: è stato uno dei pochi nativi americani diventati famosi in campo letterario e forse l’unico che si sia impegnato nel genere thriller. Downing apparteneva alla tribù Choctaw, ed ha ambiento i suoi romanzi, dieci in tutto e di grande successo, sempre nelle regioni nelle quali aveva vissuto la sua gente, a cavallo di stati americani come New Mexico, Arizona, Texas e il Messico stesso. Con una meritoria operazione editoriale, oggi Mondadori riporta in libreria “Il delitto in vacanza“, che fu il suo primo romanzo, pubblicato nel 1933, col titolo originale “Murder on tour“.
Il racconto presenta più di uno spunto originale: il detective protagonista, Hugh Rennert non è un comune poliziotto o un agente dell’FBI e nemmeno un detective privato tipo Marlowe, ma un agente del dipartimento del tesoro americano. I delitti cui assisteremo non avranno come origine sesso, alcol, droga e simili, bensì il traffico illecito di reperti archeologici delle antiche civiltà precolombiane del Messico.
L’azione si si apre in un elegante Hotel della città di San Antonio, Texas, nella camera occupata da John Payne, collega di Rennert (ma quest’ultimo dato noi ancora non lo conosciamo). Sappiamo solo che si è aggregato ad un gruppo di turisti per un viaggio organizzato, il mattino seguente partiranno in pullman alla volta della capitale messicana, per poi visitare località di interesse storico. Ma al momento è notte, John sta dormendo quando qualcuno bussa alla sua porta. Qui il lettore deve fare attenzione, perché emerge un indizio: lui saluta cordialmente il visitatore, quindi lo conosce; non diffida di lui, e si sbaglia perché quello lo sorprende alle spalle, strangolandolo con una calza di seta, nera.
Il Dipartimento del tesoro invia d’urgenza Rennert per indagare sull’omicidio. E fa bene, perché lui è l’uomo giusto, tranquillo, razionale e molto intuitivo. Per esempio, stupendo l’ispettore della polizia di San Antonio, Hayner Miles, Rennert stabilisce subito che l’assassino è un uomo, proprio perché la vittima è stata strangolata con una calza da donna, di seta nera. Quelle calze, molto sexy, non le comprano le donne, sembrerebbe sconveniente – ricordo che siamo negli anni ’30 del Novecento, la morale pubblica era molto conformista -. Quel tipo di calze le comprano gli uomini per le loro donne. Un nuovo indizio. Inoltre, Rennert sa che Payne partecipava a quel viaggio turistico perché era sulle tracce di un trafficante di antichità solito aggregarsi a quel tipo di escursioni oltre la frontiera messicana, fingendosi un innocuo turista, per gestire la sua attività illegale.
La decisione a questo punto è quasi obbligata: l’assassino del suo collega non può che essere una delle tredici persone che partecipano al viaggio, quindi l’investigatore si iscriverà al Tour prendendo il posto lasciato dalla vittima e indagherà, assumendosi un rischio non indifferente, perché l’uomo che cerca è capace di uccidere e, forse, non tarderà molto a capire che chi ha preso il posto di Payne fa lo stesso mestiere di Payne e dunque è opportuno che faccia la stessa fine.
I compagni di viaggio come detto, sono in tutto tredici, di loro sette sono uomini e Rennert è convinto che tra questi ultimi si celi il colpevole. Il pullman fa subito tappa a Mexico City, dove è già in corso El dia de los muertos, il particolare complesso di riti e tradizioni, di grande valenza culturale e folklorica, con cui i messicani celebrano i defunti e che si prolunga in più giornate, tra la fine di ottobre e i primi di novembre. Qui il romanzo assume uno spessore di alta tensione, perché una delle usanze legate a questo giorno consiste nel dipingersi il volto a colori vivaci o nel mascherarsi. Per Rennart si apre quindi un percorso ad alto rischio perché dietro ogni maschera potrebbe nascondersi un’insidia irriconoscibile.
E, nel prosieguo, le insidie non mancheranno per Rennart. Come lui temeva, l’omicida ha compreso quale sia la sua vera identità e non è disposto a correre rischi. L’agente del Tesoro subirà un’aggressione del tutto identica a quella riuscita fatale per Payne, la calza di seta nera, ma la sua prontezza gli permetterà di salvarsi. Quindi la caccia proseguirà, incalzante e senza esclusione di colpi.
Non possiamo svelare come Rennert riuscirà a svelare l’identità del suo nemico e assicurarlo alla giusta punizione, il lettore lo scoprirà da sé e sarà l’emozionante lettura di una storia tesa e serrata, che torna a rivelarci il talento di questo grande maestro del thriller che, almeno in Italia, era stato da troppo tempo dimenticato.
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