Il coltello della memoria – Franco Currò

Editore: Rizzoli
Alessia Sorgato
Protocollato il 11 Giugno 2026 da Alessia Sorgato con
Alessia Sorgato ha scritto 174 articoli
Archiviato in: Recensioni libri
Il riassunto
Il coltello della memoria – Franco Currò

Romanzo d’esordio, ma di una penna molto allenata di un giornalista della levatura di Franco Currò, firma di molti quotidiani nazionali e noto esperto di comunicazione strategica, “Il coltello della memoria” è un romanzo a cerchi concentrici.

Fuori c’è la vicenda: un critico cinematografico blasè, che vive solo in zona Porta Venezia a Milano, viene ritrovato senza vita e a inclinare l’indagine verso l’inevitabile archiviazione è il biglietto che ne dichiara le intenzioni suicidarie. Ma l’ultima frase getta qualche ombra inquietante, non sino all’istigazione, ma certamente rappresenta un j’accuse. “Conveniva a tutti” la morte di Alberto Novelli, come lui stesso verga nel suo addio alla vita, oppure la sua solitudine non era del tutto spontanea? Perché un uomo così integerrimo, magari un cuore troppo in inverno come il suo, ma comunque ospitato da un essere giusto, ha trascorso al confino intellettuale e amicale gli ultimi tempi, rimanendo gentile persino con la donna delle pulizie che forse è l’unica persona ora a rimpiangerlo?

Il figlio Pietro, richiamato dalle formalità dal suo asettico laboratorio a Stoccarda, sulle prime non si straccia le vesti: lui quel padre lo ha visto poco e male, in passato, non si piacevano, non si capivano, eppure è a lui che il notaio depositario delle ultime volontà deve consegnare una lettera, scritta moltissimi anni prima, e contenitore di una sconvolgente verità

Qui parte il secondo cerchio concentrico del romanzo: il ’68, gli scontri di piazza, le manganellate e i fumogeni, i celerini giovanissimi e gli studenti borghesi, prestati ad una protesta violenta e senza confini, dove a turno cade per terra morto un appartenente all’una o all’altra fazione. Cosa ne è stato di quegli anni, dell’eredità morale e politica che volevano tramandare, degli ideali (o dei delitti) che li hanno punteggiati di rosso sangue? Novelli vi era passato indenne, o il retaggio di quanto fatto (e soprattutto di quanto visto) all’epoca lo aveva sconvolto, isolato e cacciato?

Il nucleo della storia, per me, sta addirittura altrove, in un terzo cerchio, e lì il romanzo di Currò è straordinariamente attuale, pur ambientato per buona parte a 50 anni fa. Anche adesso è in corso una battaglia epocale, politica e giuridica, che vede tante persone schierate verso un unico apparente obiettivo. Salvare le donne dalla violenza.

E anche qui sta accadendo quel che Currò e Alberto Novelli vedevano nella fine del ’68: da una parte gli idealisti, che ci hanno creduto e che ora battagliano per riconoscimenti sempre più piccoli; dall’altra i manipolatori, politici e faccendieri, che sulla pelle altrui hanno costruito legami, intrighi e fiancheggiamenti.

Nulla cambia.