Il cielo del perdono – Vincenzo Ieracitano
Ben ritrovati al bancone del Thriller Café! Oggi vi parliamo de “Il cielo del perdono” di Vincenzo Ieracitano, edito da I Buoni Cugini Editori. Il romanzo è il seguito de “La grande Meretrice” ma è perfettamente godibile anche se viene letto in modo indipendente.
Dimenticatevi i soliti, triti, investigatori regionali italiani: Geraci, il protagonista di questa storia, è un personaggio a tutto tondo, che buca la pagina, pieno di colori e contraddizioni proprio come la Palermo in cui si muove. È un ex sbirro e quasi anche un ex vivente: nella storia precedentemente lo avevamo lasciato crivellato di colpi in seguito a una sparatoria e lo ritroviamo, in questa nuova avventura, perduto in un buio surreale, in bilico tra la vita e la morte. Miracolosamente sopravvissuto, il protagonista si ritrova in ospedale, e gli si prospetta la possibilità di affrontare una nuova esistenza, circondato dall’affetto degli amici di sempre. Rimessosi in forze, sarà l’incontro con il Professor De Rosa, un vecchio amico di suo padre, a scatenare la nuova indagine. Suo figlio, Federico, è scomparso: l’ultima volta che l’hanno visto era in un quartiere malfamato di Palermo, i Danisinni, nei pressi di un palazzo nobiliare in rovina. Come se non bastasse, c’è un predicatore evangelista che sembra aver irretito sua madre e lui. Geraci inizia la ricerca in una Palermo che diventa lo specchio perfetto della sua anima: splendida e contraddittoria, generosa e feroce, un luogo in cui la bellezza convive con il degrado, il sacro con il profano, i sogni con gli incubi. Le descrizioni dei mercati popolari, delle strade, dei personaggi marginali che abitano la quotidianità urbana restituiscono al lettore un ritratto vivido, quasi cinematografico. Sulla strada del nostro eroe si manifesteranno nuove possibilità, tra cui l’amore, e ma anche i vecchi vizi… Tra le pagine più straordinarie del libro ci sono senz’altro quelle che si svolgono all’ippodromo: un ambiente che l’autore riesce a rendere vivo e tangibile con rara perizia.
Un altro aspetto molto riuscito del libro è la coralità: attorno a Geraci si muove una folla di figure memorabili. Ci sono amici di vecchia data, come Ciccio Pirtuso e Mimmo “u lapune”, incarnazioni di una Palermo genuina, fatta di sincerità, ironia e saggezza popolare. Ci sono comparse che non durano che poche righe, ma rimangono scolpite nella memoria, come ad esempio “Baffu i chiummu” (Baffo di Piombo), che serve pane e panelle fuori dall’ippodromo. E ci sono, infine, presenze inquietanti, che rimandano a un mondo oscuro, fatto di ricordi dolorosi e minacce ancora vive.
L’autore alterna momenti di introspezione profonda a scene di realismo crudo e vivace, giocando con uno stile narrativo diretto, a tratti ruvido. I dialoghi, spesso intrisi di dialetto siciliano, donano autenticità e ritmo al racconto, immergendo il lettore nelle inflessioni sonore e nell’ironia amara della parlata popolare. Allo stesso tempo, non mancano pagine di lirismo e di una redenzione se non trovata, almeno cercata con ardore. La struttura a episodi, quasi a quadri successivi, permette di passare da scene d’azione a momenti di riflessione, mantenendo sempre alta l’attenzione del lettore. Come già nel libro precedente, sono due i leit motiv che riverberano nella storia. Uno è la musica, con una colonna sonora estremamente raffinata che si snoda dalla Sinfonia Praga di Mozart fino allo Spiegel im Spiegel di Arvo Pärt, passando per Ravel. L’altro è la gastronomia palermitana, descritta con trasporto e devozione, che crea un contrappunto culinario e godereccio alla drammaticità della narrazione.Insomma, il nuovo libro di Ieracitano riesce a bilanciare la dimensione noir – fatta di intrighi, violenze e regolamenti di conti – con una riflessione esistenziale che interroga tutti noi in modo diretto e profondo: cosa significa davvero vivere? Qual è il prezzo della libertà? È possibile cambiare, o siamo condannati a ripetere gli stessi errori?
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