Il chirurgo – Leslie Wolfe
Chirurgo affermato, moglie amorevole o… assassina?
Prima che il suo mondo crollasse Ann Wiley, protagonista de Il Chirurgo di Leslie Wolfe, aveva tutto. La carriera di successo come cardiochirurgo che sognava da bambina; una bella villa di mattoni rossi dove poteva rilassarsi davanti al crepitio del fuoco; un marito affascinante e devoto, Derreck, con cui si era sempre sentita al sicuro. Protetta.
Figlia di un prestigioso chirurgo e di un’infermiera, il fallimento non le apparteneva. In dodici anni di attività medica, Ann non ha mai perso un paziente e la sua (indubbia) professionalità le ha fatto guadagnare una fama smisurata tanto che il suo bel volto tappezza i cartelloni pubblicitari di tutta Chicago, città in cui la storia è ambientata.
Ma, come in tutte le vite perfette, a un certo punto succede qualcosa. Qualcosa di imprevedibile, irrimediabile. Irreparabile. Una mattina come tante altre, durante un’operazione di routine per la rimozione di un aneurisma cardiaco, operazione che Ann ha eseguito centinaia di volte, il paziente steso sul lettino muore. L’uomo sotto il telo operatorio non è uno qualunque ma porta il nome di Caleb Donaghy, che lei odia praticamente da tutta una vita e che mai avrebbe voluto rivedere. Tra sensi di colpa, demoni e ossessioni che prendono forma Ann ingaggia una durissima lotta interiore con la sua coscienza. Il dilemma morale e l’angoscia emotiva che sperimenta permeano ogni pagina del libro.
Perché ha rinunciato a rianimare il paziente, come da procedura medica? Lo ha ucciso intenzionalmente? Qualcun altro è al corrente del tipo di relazione che aveva con lui? L’ospedale indagherà? Verrà arrestata? Licenziata?
Man mano che la storia si dipana emergono inquietanti segreti, e bugie, che coinvolgono ogni personaggio presente sulla scena narrativa. Nessuno sembra essere chi è all’inizio. Il marito di Ann, Derreck, rampante avvocato con le mire di diventare sindaco, ha una tresca con l’ambiziosa e manipolatrice Paula Fuselier, vice procuratore distrettuale. I due fedifraghi trascorrono la maggior parte del tempo in lussuosi hotel, senza che Ann sospetti niente, dove consumano il loro amore clandestino. La scaltra procuratrice sa che Derreck non lascerà mai la ricca moglie e attende, nell’ombra, che Ann commetta un passo falso per screditarla agli occhi del marito. L’occasione le si presenta su un tavolo d’argento, verrebbe da dire, con la morte di Caleb. Paula fiuta che, dietro il dramma, c’è di più e intraprende un’indagine serrata sull’accaduto con lo scopo di incriminare la rivale, accrescere la sua notorietà in ambito legale e, soprattutto, prendersi l’amato Derreck.
Che legame c’è tra il morto e Ann?
Il cuore, fermo, di Caleb diventa il pretesto per scoprirlo.
Il chirurgo è un thriller psicologico tortuoso e a combustione lenta che si fa via via più scoppiettante e si sviluppa tra desiderio di vendetta, ansie e voltapagina fino al colpo di scena finale, sbalorditivo. Una trama godibile e intricata tra twist, e flashback, sapientemente dosati, il tutto condito da un ritmo pressante, a tratti vorticoso. La storia, sostanzialmente, si muove tra due voci, due prospettive e due binari paralleli destinati inevitabilmente a incontrarsi, a scontrarsi. C’è il punto di vista di Ann (con focalizzazione interna in prima persona) e quello di Paula, in terza. Per certi aspetti Il chirurgo ricorda lo stile incalzante di Freida McFadden (Una di famiglia), Shari Lapena (La coppia della porta accanto) e Paula Hawkins (La ragazza del treno). L’oscura complessità delle relazioni tra i personaggi è, senza dubbio, un punto di forza del thriller e aggiunge mistero alla trama. Altra caratteristica che emerge prepotente è la descrizione delle procedure mediche, frutto di un’accurata documentazione da parte dell’autore, che conferisce maggiore affidabilità, e verosimiglianza, al testo.
C’è un aspetto, però, che mi ha convinta poco: la caratterizzazione della protagonista. Considerando che, per la sua bravura, Ann rappresenta il volto, e l’orgoglio, dell’ospedale, viene naturale immaginarla come un chirurgo con gli attributi. Tosta, impavida, volitiva, che sa il fatto suo e dotata di un’autostima alle stelle. Invece no. Leslie Wolfe la tratteggia come una donna debole e insicura, facile al pianto, con un’emotività esagerata. Forse, se avesse conferito ad Ann più charme e più grinta, il personaggio, e il libro, ne avrebbero di sicuro beneficiato.
In ogni caso, lo consiglio. Una buona lettura.
Recensione di Manuela Maccanti.
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