Il cantiniere del borgo – Ethan Corvi

Il cantiniere del borgo – Ethan Corvi

Redazione
Protocollato il 20 Gennaio 2026 da Redazione
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Posate pure il cappotto bagnato e prendete uno sgabello qui al Thriller Café. Oggi vi raccontiamo non solo di pistole e distintivi, ma di segreti che scorrono sotto la pelle come un veleno lento, servito dal Cantiniere del Borgo di Ethan Corvi.

Chicago non dorme mai davvero. Nemmeno quando la pioggia lava i marciapiedi e le luci al neon trasformano le strade in specchi deformanti.
In questo labirinto di ombre si muove Jack Stern, detective della Omicidi di Chicago, un uomo consumato da casi irrisolti e da una vita privata che gli sta lentamente sfuggendo di mano.
Quando Jack sopravvive a un agguato che avrebbe dovuto ucciderlo, capisce che non si è trattato di un errore. Qualcuno gli sta inviando un messaggio. Un messaggio che porta dritto a Jillian, la moglie amata e temuta, una donna che sembra custodire più di un segreto e che appare legata a un’antica rete chiamata il Borgo. Un’organizzazione capace di muovere traffici e informazioni tra Europa e Stati Uniti, fondendo tradizioni oscure e tecnologie proibite.
Le indagini conducono Jack ben oltre i confini di Chicago: porti, container, città straniere e nomi falsi diventano tasselli di un puzzle sempre più inquietante. Ogni risposta apre nuove crepe nella realtà che conosceva, costringendolo a dubitare non solo delle persone che ama, ma anche di ciò che credeva di sapere su se stesso.
Nel cuore dei moli, tra ombre armate e volti nascosti, passato e presente collidono. Jack si trova di fronte a una verità che non voleva conoscere, in un mondo dove le scelte pesano più dei proiettili e dove le rivelazioni arrivano sempre troppo tardi.

Il Cantiniere del Borgo è un noir contemporaneo e psicologico, una storia di colpa, identità e tradimento, in cui la vera indagine non è soltanto quella sui crimini, ma su ciò che resta quando tutte le maschere cadono. Se volete saperne di più, continuate leggendo il breve scambio con l’autore e un estratto dal capitolo IV.

Tre domande a Ethan Corvi

Com’è nato questo libro?
Il Cantiniere del Borgo è nato da una domanda semplice e scomoda: cosa succede quando una persona scopre che la verità che ha sempre vissuto non è tutta la verità? Volevo scrivere un noir che non si limitasse a inseguire un colpevole, ma che mettesse sotto processo il protagonista stesso. Jack Stern è nato così: come un uomo costretto a guardare dentro le proprie contraddizioni mentre il mondo intorno a lui crolla.

Qual è la cosa che i lettori potrebbero apprezzare di più nel romanzo?
Credo che i lettori apprezzino soprattutto l’atmosfera e la profondità emotiva. Non è un noir fatto solo di inseguimenti e sparatorie, ma una storia che lascia spazio al dubbio, ai silenzi, ai legami complicati. Molti mi hanno scritto che si sono affezionati a Jack perché non è un eroe, ma una persona ferita che cerca di rimanere in piedi.

Perché hai scelto il noir per raccontare questa storia?
Il noir è il genere che meglio permette di parlare di ciò che normalmente resta nascosto. Mi interessa raccontare le zone d’ombra dei personaggi, i compromessi, le paure. In Il Cantiniere del Borgo il crimine è solo il punto di partenza: quello che mi interessa davvero è osservare cosa accade alle persone quando vengono messe di fronte a ciò che vorrebbero ignorare.

Estratto

Capitolo IV — Ombre e profumi
Il pub di Bobby aveva quell’odore che non cambiava mai: legno unto, whiskey evaporato, fumo vecchio che sembrava intriso nel soffitto. Jack ci tornava come chi torna in chiesa, con la differenza che qui non si cercava la redenzione, ma un bicchiere forte abbastanza da tenere lontani i fantasmi per un’ora. Le luci basse si riflettevano sul bancone lucidato a metà. Alcuni clienti abituali giocavano a carte in silenzio, le mani consumate come i mazzi di cuori e picche. Bobby, dietro il bancone, asciugava bicchieri con la solita calma da prete stanco delle confessioni.
Jack si lasciò cadere sullo sgabello di sempre. «Lo stesso.» Il bicchiere arrivò senza domande, riempito fino al bordo. Lo scotch aveva un colore che ricordava tramonti su laghi lontani. Poi una voce, dietro di lui. Un filo di seta con dentro una lama.
«Non cambi mai, Jack Stern.» Il bicchiere gli rimase sospeso a metà corsa. Si voltò lentamente, come chi teme di trovarsi davanti un fantasma. Era Jillian. O almeno, lo sembrava. I capelli più corti, lisciati come non li aveva mai visti. Gli occhi gli stessi, ma con una luce diversa, come se dentro ci fosse un segreto che non intendeva rivelare.
«Cosa ci fai qui?» La voce di Jack era più roca del solito, graffiata da troppe sigarette e poche ore di sonno. Lei sorrise appena, ma era un sorriso tagliente, che non scaldava.
«Dipende da chi credi che io sia.»
Jack strinse il bicchiere. «Non giocare con me, Jillian.»
«Jillian?» ripeté lei, inclinando la testa. «O preferisci… Giliola?»
Il nome lo colpì come un colpo secco al diaframma. Un ricordo lontano, mai del tutto sepolto. La ragazza italiana che aveva conosciuto durante un’indagine anni prima. Il borgo, il vino, le notti d’estate. Cose che non avrebbero dovuto tornare a galla.
«Sei impazzita?»
Lei avanzò di un passo. I tacchi batterono sul pavimento di legno come il tempo su un metronomo. «No, Jack. Sono sempre stata due cose insieme. Due nomi, due vite. Tu hai scelto di vederne solo una.» Bobby lanciò un’occhiata rapida dalla sua postazione, poi tornò ai bicchieri. Sapeva quando non era il caso di intromettersi. Jillian – o Giliola – si chinò leggermente verso Jack. Il profumo di gelsomino gli arrivò alle narici, dolce e velenoso allo stesso tempo.
«Ascolta bene. Quello che ti è successo ieri notte non è stato un caso. Non erano colpi a vuoto. È un messaggio. E non verrà da solo.» Jack serrò la mascella. La fissò negli occhi, cercando il confine tra verità e follia. Non trovò nulla, se non un vuoto che faceva paura. Lei si raddrizzò, sistemò la borsa sulla spalla e fece per uscire.
«Se vuoi sopravvivere, impara a guardare oltre. Non tutto è quello che sembra.»
Il bicchiere scivolò dalle dita di Jack e si posò sul bancone con un tonfo sordo. La porta si chiuse dietro di lei. Rimase soltanto l’odore di gelsomino, sospeso nell’aria come una promessa.

Intervista radiofonica

L’autore

Ethan Corvi è uno pseudonimo dietro cui si nasconde una voce noir che ama muoversi tra ambiguità morali, personaggi imperfetti e atmosfere urbane cariche di tensione. I suoi romanzi non cercano l’azione a tutti i costi, ma scavano nelle crepe dei protagonisti, dove colpa, desiderio e memoria si intrecciano. Con “Il Cantiniere del Borgo” Corvi ha dato vita a Jack Stern, detective della Omicidi di Chicago, un personaggio lontano dagli stereotipi dell’eroe: fragile, disilluso, costretto a confrontarsi più con se stesso che con i criminali che insegue.
La sua scrittura è influenzata dal noir classico americano, ma anche da una sensibilità europea che privilegia l’atmosfera e la psicologia all’effetto spettacolare. Corvi racconta storie in cui le scelte contano più dei proiettili e le verità arrivano sempre troppo tardi, lasciando dietro di sé un’eco che non si spegne facilmente.

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