Francesco De Carlo, noto comico italiano, sbarca in libreria con il suo romanzo d’esordio, “I malviventi“.
Chi sono i malviventi? La prima risposta che arriva spontanea è che si tratta di criminali, delinquenti, ma se ci pensiamo bene e scomponiamo la parola, i malviventi sono tutte le persone che vivono male, quindi anche Vito, il protagonista del romanzo, lo scemo del quartiere, che non sa quanto una semplice operazione agli occhi per togliere gli occhiali cambierà la sua vita. Il cugino Benedetto lo aiuta, prima a trovare un lavoro, poi dopo l’intervento, gli cambia look: capelli, pulizia del viso, abiti e lo porta alla festa aziendale dove Vito conoscerà Carolina, e sarà la fine. Omicidi, violenza, un quartiere ai margini in una Roma immersa nella febbre di un luglio caldissimo. Questo libro è un noir amaro, cattivo, triste, dove va in scena la tragedia della vita.
I malviventi ha una cover buffa, immersa in un giallo brillante doveva leggiamo subito “una storia tragicomica…“. Avvertenza ai lettori. In questo scritto la tragedia c’è, tanta, ma di comico non troverete proprio niente. Non si ride di Vito, lo scemo della zona, quello che non capisce niente, perché fin da piccolo per i suoi problemi è stato vittima di bullismo, angherie, cattiverie che continuano anche adesso che è adulto. Non si ride per gli altri personaggi, traffichini e trafficoni, poliziotte deluse dal lavoro e dall’amore, giornaliste che vogliono scovare il marcio. Non si ride per Carolina, la sua presunta pazzia e la sua famiglia ricca dove tanto si nasconde. Non si ride nemmeno per Jimmy, che dopo tredici anni di galera, nonostante la pretesa di vivere in pace, otterrà tutt’altro. Insomma, in questo romanzo non si ride per nulla.
Francesco De Carlo ci consegna un’opera amara, senza sconti, dove la stupidità causa morti, nel passato (1985) e nel presente del romanzo (2010), dove un atto di ribellione si trasforma in uno, due, tre, e altri omicidi, dove le bugie infilano in un tunnel dal quale non si esce e dove anche l’idiozia di Vito, i suoi manifesti problemi, fanno venire a galla una cattiveria che trasforma un personaggio verso il quale avremmo potuto provare vicinanza, in un ulteriore elemento di disturbo. Nessuno è innocente in questo libro o si salva, tutti, per un motivo o per l’altro sono perduti e la frase “si spari chi può”, che si trova tra le pagine, diviene così importante che avrebbe potuto essere benissimo il titolo del romanzo.
I malviventi è un noir, oscuro, privo di speranza, che racconta di poveracci che si fanno la guerra tra loro per sbarcare il lunario, vivendo in periferie paralizzate dall’ignoranza, dall’illegalità, dalla droga. Accanto a loro poi ci sono i potenti, i grandi personaggi che hanno soldi, influenze e che fanno le stesse cose dei poveracci, ma festeggiano con flute di pregiate bollicine altro che birra: fondi occulti, imbrogli, insabbiamenti, omicidi.
Non c’è attenzione verso chi è diversamente abile. Perfino chi si dimostra più gentile non fa qualcosa di più, come Nicoletta che alla fine è una barista con un bar da aprire, neanche chi come Benedetto avrebbe il compito di aiutare Vito, riesce a salvarlo dal delirio in cui si è cacciato, anzi, fa pure danni.
La catena di morti che si legge nei capitoli è una sorpresa. Niente la lascia presagire, soprattutto quel tragicomico dell’inizio, scritto nero su giallo. Si pensa a qualcosa di leggero, divertente, dove sì qualcuno morirà, ma in modo godereccio, finto. Invece questo è un libro serio, che più serio non si può, che fa riflettere, pensare e alla fine anche se due personaggi salutano ridendo, il lettore avrà la sensazione che da certe gabbie non si scappa, la realtà dei fatti non verrà ribaltata e tutto continuerà a girare nel solito modo, male, perché siamo tutti malviventi.
La trama scorre, grazie alla penna di De Carlo che procede dinamica, anche se non si capisce bene perché a volte l’autore senta la necessità di rompere la quarta parete e rivolgersi direttamente al lettore o, ancora di più, non si comprende la necessità di cambiare del tutto stile per un breve tratto e usare una favoletta scema per descrivere il ritrovamento di due cadaveri. Un’uscita dal seminato che stona.
Può piacere questo libro? Sì, con un ma. Perché non c’è la soddisfazione di un giallo, dove tutto trova un ordine, una spiegazione, ma va bene così, perché questo è un noir e come il genere vuole, non c’è il lieto fine. Quello che risuona in testa è “si spari chi può“.
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