I girasoli di Odessa – Leonardo Gori

Serie: Bruno Arcieri
Editore: TEA
Michele Mennuni
Protocollato il 9 Luglio 2026 da Michele Mennuni con
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Il riassunto
I girasoli di Odessa – Leonardo Gori

I girasoli di Odessa” (TEA maggio 2026) l’ultimo romanzo di Leonardo Gori esce a distanza di un quarto di secolo dal primo romanzo “Nero di maggio” edito nel 2000 che apriva la serie dedicata a Bruno Arcieri, capitano dei Carabinieri nell’Italia degli anni Trenta, quelli del ventennio nero del fascismo.

Un capitano dei Carabinieri molto particolare: non porta la divisa, è in borghese, in abiti civili, è una spia. Ma anche nel ruolo di spia non pensate a James Bond di Ian Fleming o a “La spia che venne dal freddo” di John le Carré; Bruno Arcieri è italiano e tutt’al più la sua storia si avvicina forse di più a una spy story che si svolge dopo la seconda guerra mondiale sul tipo di quella così bene interpretata dal magnifico Orson Welles ne “Il terzo uomo“.

Siamo anche qui come in quell’iconico film, capolavoro del giallo, del noir e dello spionaggio nell’epoca della guerra fredda. “Il terzo uomo” (“The Third Man“) è del 1949 e il libro di Gori è ambientato a Odessa un anno prima nel 1948 in un contesto storico oscurato dalla cortina di ferro della guerra fredda con le due potenze mondiali, USA e URSS che pur avendo vinto la guerra adesso si guardano in cagnesco.

Per chi ama i libri di spionaggio non resterà certamente deluso perché questo è un libro in cui le spie ci sono e ricordano a tratti le vicende de “I tre giorni del Condor“, il grande film di Sydney Pollack: la CIA americana con una sezione deviata che persegue con mezzi non proprio ortodossi i propri piani e i propri obiettivi.

Ma il nostro agente all’Avana, Bruno Arcieri, come nel titolo del romanzo di Graham Greene non ha le physique du rôle del biondo Robert Redford anche se ha i capelli biondi e gli occhi azzurri e come potrebbe del resto: è un italiano, un personaggio molto accomodante e tollerante nei confronti del prossimo, molto disponibile e pieno di una moralità e di un’onestà intellettuale e umana più alla Gino Cervi nei panni di Maigret che con i gadget, trucchi, congegni e armi alla James Bond.

Bruno non ha la famosa Aston Martin, dotata di mitragliatrici nei fari, targa girevole, sedile eiettabile e cortina fumogena, non ha lo zaino a razzo per sfuggire ai nemici tramite il volo e non ha neanche l’orologio multifunzione e l’accendino lanciafiamme per difendersi o la penna esplosiva, tutte invenzioni che sono di là a venire e appartengono agli anni Cinquanta del Novecento quando poi negli anni Sessanta altri trucchi, congegni e colpi di scena usciranno dall’inventiva delle sorelle Giussani con la creazione del malvivente più famoso, Diabolik (ma qui siamo già dall’altra parte della barricata).

Nella primavera del 1948 al colonnello Bruno Arcieri, ufficiale dei Servizi segreti italiani, viene affidata una missione particolarmente rischiosa: dovrà essere paracadutato nei pressi di una città dell’Est europeo, per rintracciare un agente in incognito, depositario di importanti informazioni riguardanti l’Unione Sovietica. Arcieri è in crisi con Elena, la donna che ama, ma durante la missione incontrerà di nuovo sulla sua strada Irina, una sua vecchia conoscenza che lenirà le sue pene d’amore.

Il romanzo molto avvincente è anche un viaggio da Firenze a Odessa, a Istanbul lungo le coste del Mar Nero fino ad Atene per tornare poi quando si chiude il cerchio e la storia di nuovo a Firenze. Un viaggio avventuroso e impegnativo non solo fisico ma psicologico che pone le basi per una rinascita del personaggio.

Nel 1948 la città che Mussolini chiamava “la Stalingrado sul mare” diventa una zona calda di guerra, ma di guerra fredda.

Lo spionaggio cambia faccia. La guerra è finita da tre anni e Odessa adesso è sovietica, al potere c’è Stalin. La città è uno snodo commerciale importante sul Mar Nero per il trasporto di grano e per l’emigrazione degli ebrei verso Israele (lo Stato di Israele nasce proprio nel 1948). Il Mar Nero è la frontiera NATO/URSS e Odessa è base navale e porto per grano e armi.

Sembra di ascoltare un giornale radio di oggi: cambiano i personaggi al potere, al posto di Stalin c’è Putin, al posto della NATO lascio a voi la scelta, ma non cambiano i luoghi degli scontri e del contendere: è la guerra in Ucraina e anche oggi Odessa non è più famosa soltanto per la scalinata Potemkin, del fantozziano film, con i gradini pieni di sangue.

Gori con questo romanzo ci mostra come la storia si ripete e il nostro colonnello Bruno Arcieri ci porta nella sua grande, imprevedibile e avventurosa corsa da Istanbul a Firenze passando per Odessa nel mondo della finzione delle spie, un mondo pieno di menzogne, inquietante ma affascinante come Istanbul al tramonto, nei misteri di Odessa e nei colori incredibili dei girasoli che descrive a un certo punto del racconto con sfumature dal giallo all’arancio.

La lettura del brano sui girasoli di Odessa che campeggiano nel titolo del racconto vi porterà d’incanto dall’azione e dalla lotta intrigante delle spie ad una pacata riflessione sulla bellezza della vita e sulla speranza che non muore mai tanto da fare di questa storia di spie qualcosa che rasenta la letteratura.

Alla fine del libro affiorano nel lettore le immagini dei Girasoli di Van Gogh e quelle del celebre film drammatico del 1970 intitolato “I girasoli“, diretto da Vittorio De Sica, con Sophia Loren e Marcello Mastroianni.

Il valore simbolico di quel campo di girasoli nella campagna ucraina nasconde nel film la scoperta che sotto ogni girasole è sepolto un soldato: italiani, russi, tedeschi. Il fiore giallo diventa così un simbolo universale della terra che rinasce dopo la distruzione della guerra. La speranza per la pace è in quel campo di girasoli e Bruno Arcieri ce la mostra in tutto il suo fascino e splendore.