I delitti di rue du Louvre – Michaela Watteaux
Al Thriller Café oggi vi parliamo de “I delitti di rue du Louvre” di Michaela Watteaux, pubblicato da Casa Editrice Nord (traduzione di Valentina Abaterusso).
Parigi, 1925: l’omicidio di due giovani telefoniste – Tatiana Darmon e Jeanne Duluc – impiegate presso la Centrale Gutenberg scuote la città.
Tanti, troppi i punti in comune con gli efferati crimini rimasti irrisolti compiuti qualche anno prima dal mostro di Halles.
Unico indiziato per i due omicidi è Etienne Mangrin, il custode della Centrale, sia perché l’uomo è uso molestare le ragazze sia perché Tatiana e Jeanne sono state ritrovate orrendamente sfigurate, sul volto una maschera facciale, quelle date in dotazione ai reduci di guerra.
Mangrin è stato gravemente ferito durante la Prima Guerra Mondiale e sul viso porta proprio una maschera atta a nasconderne le deturpazioni.
È un cosiddetto “muso rotto”, termine altamente dispregiativo, non “volto” o “faccia”, bensì “muso” quasi a voler sottolineare l’accezione animalesca che degrada i reduci a reietti della società.
Paul Varenne, l’ispettore incaricato per le indagini, dispone di pochissimi indizi: Mangrin, nome che risulta fasullo, scompare e pure Jeanne Duluc aveva dichiarato una falsa identità al momento dell’assunzione. Non è una centralinista bensì una giornalista e il cognome vero è altisonante, appartiene ad una tra le famiglie più in vista della Capitale.
Varenne, poliziotto scomodo, cocainomane e inviso dai colleghi si ritrova così a dover interrogare personalità influenti creando un forte malcontento ai piani alti.
Come si può cercare una persona senza nome e senza volto?
Su cosa indagava Jeanne e, soprattutto, cosa aveva scoperto?
Ispirato ad una storia vera, il punto forte di questo romanzo è l’ambientazione. La Parigi degli anni ’20 è una società che sta cambiando. Si vogliono lasciare alle spalle le atrocità della guerra – anche cancellandone la memoria – e la città è animata da uno spirito vivace, libero. Trovano spazio le nuove correnti letterarie e artistiche – nel romanzo incontriamo tra gli altri Cocteau, Hemingway, la Duras e un giovanissimo Simenon che proprio da questa atmosfera trarrà l’ispirazione per creare Maigret, l’uomo comune per eccellenza. Le serate trascorrono fra teatri e locali alla moda, Cafè Chantant innovativi e trasgressivi, il jazz, Josephine Baker – la Venere Nera – gli spettacoli en-travesti. Uno scandalo per i benpensanti, per i conservatori.
Il nuovo si scontra con il vecchio, anche la medicina tradizionale deve fare i conti con l’avvento della psicanalisi moderna. L’antica convinzione che il male risiede geneticamente nell’animo umano viene contrapposta alla consapevolezza che i traumi subiti nel corso dell’infanzia possono lasciare ferite indelebili.
E, infine, la condizione femminile, donne finalmente emancipate che combattono le ingiustizie del mondo del lavoro – turni e condizioni massacranti, nessuna tutela – e che esprimono a piena voce la loro identità sessuale.
Il nuovo corso ha inizio però, anche se lo si vuole cancellare, il passato torna preponente e per andare avanti bisogna chiudere i conti in sospeso.
Una lettura che promuovo a pieno titolo.
Recensione di Stefania Oluic.
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