Gli assassini dell’alba – Michel Bussi
Michel Bussi ritorna con un nuovo romanzo: “Gli assassini dell’alba” (nella collana “Dal Mondo” delle Edizioni e/o, traduzione di Alberto Bracci Testasecca), che conferma l’ironia e l’esplosività del celebre scrittore francese, noto per i suoi thriller ricchi di colpi di scena e per i suoi personaggi brillanti e mai banali. Questa volta, Bussi ci porta a Guadalupa, in uno di quelli che i francesi chiamano Territori d’Oltremare, dove la polizia locale è alle prese con un serial killer che compie omicidi rituali a colpi di fiocina.
Tutto comincia con un ricchissimo imprenditore immobiliare locale trovato infilzato sulla Scala degli Schiavi, celebre monumento di Guadalupa che ricorda l’affrancamento dalla schiavitù dei colonialisti. Il cadavere ha un biglietto da visita addosso che ricorda una figura del passato, ma la cosa ancora più curiosa è che il suo ritrovamento è potuto avvenire perché un locale veggente, un quimboiseur, ne ha previsto il rinvenimento. Una vera gatta da pelare per il comandante Kancel, appena tornato a Guadalupa dopo un esilio volontario di vent’anni in Normandia, restio ad affidarsi alla stregoneria locale e incapace di decifrare l’enigma, nonostante i suoi due validi aiutanti Amiel e Joléne, giovani volonterosi e pronti a tutto. Arrendersi al fatto che i veggenti possono prevedere i delitti o piuttosto immaginare che lo stregone sia complice dell’omicida? Solo facendo i conti con il proprio passato e con il passato dell’isola sarà possibile per lui risolvere il quesito.
Bussi mette in mostra un altro pezzo di Francia come aveva già fatto in molte altre sue opere. Questa volta sceglie un luogo emblematico, perché Guadalupa è Europa (essendo parte a tutti gli effetti della Francia), ma anche Caraibi, e riassume in sé secoli di Storia patria, da Napoleone ai giorni nostri. L’isola mette inoltre in luce le contraddizioni di un Paese che ha esportato la rivoluzione nel mondo, ma ha al contempo prodotto decenni di atrocità coloniali che ancora oggi non sono state assorbite. Il titolo del romanzo è non a caso preso a prestito da una poesia di Aimé Césaire, che è stato uno dei più autorevoli esponenti del pensiero anticoloniale, nonché membro eletto dai Territori di Oltremare nell’Assemblea Nazionale francese.
La costruzione dell’intreccio di Bussi è sempre molto efficace, con un susseguirsi di eventi che dettano un ritmo vertiginoso che non può che affascinare il lettore. L’originalità e l’ironia sono il suo tratto principale, così nulla è mai come ce lo si aspetta e nonostante nel romanzo avvengano una serie di delitti orribili, si ride anche molto. Una risata che non è mai sguaiata, ma stimola sempre la riflessione, perché contiene al proprio interno tematiche molto serie. I personaggi poi sono straordinari. Valèric Kancel, il protagonista, per esempio, è uno chabin, un creolo di pelle bianca, con tratti somatici da creolo ma carnagione e capelli chiari. Il prototipo del meticcio, che ha un nome che è la “sommatoria” del nome della madre, Valérie, e del padre, Èric. Il comandante Kancel è in perenne bilico tra il sentirsi parte di una comunità creola che rivendica autonomia e tradizioni indigene e un’autorità statale francese che rappresenta un governo neocolonialista.
Il romanzo di Bussi è un inno al meticciato e alla mescolanza, culturale prima ancora che storica e genetica. Ma è anche una straordinaria (auto)critica, di stampo quasi psicanalitico, al colonialismo selvaggio francese che ha spesso depredato, umiliato e soggiogato lo sviluppo autonomo di territori extraeuropei. Luoghi peraltro meravigliosi, che Bussi esalta in tutto il loro splendore, ma che, come tutti i luoghi di straordinaria bellezza naturalistica dal passato coloniale, vivono in un perenne equilibrio instabile, tra la voglia di emancipazione, il pericolo dello sfruttamento selvaggio e la difficoltà di trovare forme di sviluppo autonome.
In ogni caso, come dicevo prima, con Bussi si ride sempre molto. Il che non guasta, anzi. Perché saper combinare in un colpo solo il thriller mozzafiato, la riflessione seria di stampo culturale e il divertimento è una dote che pochi altri scrittori oggi riescono ad avere.
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