GlennKILL – Leonie Swann

Editore: La nave di Teseo
Elisa Contessotto
Protocollato il 19 Giugno 2026 da Elisa Contessotto con
Elisa Contessotto ha scritto 89 articoli
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Il riassunto
GlennKILL – Leonie Swann

Alzi la mano chi, guardando un tranquillo gregge che bruca in un prato, ha mai pensato: “Ecco i perfetti eredi di Sherlock Holmes e Agatha Christie“. Probabilmente nessuno. Eppure oggi, davanti a un buon drink (latte di capra?) voglio raccontarvi di un piccolo, incredibile miracolo della letteratura gialla firmato da Leonie Swann: “GlennKILL“.

Si tratta del primo romanzo di due. Swann è lo pseudonimo di una scrittrice tedesca. Questo romanzo d’esordio, uscito ormai vent’anni fa, vendette oltre 100.000 copie nei primi sei mesi dalla pubblicazione, spingendola a mettere in pausa il suo dottorato in letteratura per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno.

Il caso “Glennkill” è tornato alla ribalta da qualche mese.

La trama si apre in un isolato e suggestivo pascolo sulla costa occidentale dell’Irlanda.

C’è un morto, c’è un’indagine e c’è un movente tutto da scoprire: il pastore George Glenn viene infatti rinvenuto esanime, trafitto al suolo da una vanga.

A questo punto, la differenza la fa chi indaga: a ergersi come improbabili detective, sono proprio le sue pecore!

Abituate ad ascoltare ogni sera i romanzi letti ad alta voce dal loro custode, sono proprio loro che decidono di applicare le regole del giallo deduttivo per trovare il colpevole e ottenere giustizia.

A guidare l’indagine c’è Miss Maple, la pecora più intelligente del mondo (almeno secondo il gregge), poi c’è Othello, un fiero montone nero delle Ebridi fuggito da uno zoo di Dublino; Mopple The Whale, un merino dalla memoria assoluta e dall’appetito insaziabile, affiancati poi dall’esistenzialista Zora e dal vecchio Sir Ritchfield.

Se date tempo alla prosa elaborata della Swann, vi accorgerete che Glennkill non è un semplice e giocoso “animal thriller”. Si tratta di un’opera decisamente più colta e intaccata da una forte sfumatura orwelliana. Sotto la parodia del genere poliziesco si cela infatti una satira sociale graffiante e una profonda indagine etologica.

Il culmine drammatico del romanzo è rappresentato dal trauma della realizzazione del gregge di essere considerato dagli umani come mera “carne da macello”. Questo terrore esistenziale, vissuto nello scioccante incontro con le passive e silenziose pecore di un altro gregge, costringe il lettore a guardare alla natura umana con occhi del tutto nuovi.

Ma la vera sorpresa, per me che ho amato il libro, è arrivata con il recente salto carpiato fatto da questa storia. Al cinema ha debuttato finalmente l’adattamento hollywoodiano “Pecore sotto copertura” (“The Sheep Detectives“), diretto da Kyle Balda e sceneggiato da Craig Mazin.

Vi confesso un segreto: lo avevo sottovalutato. Di fronte all’annuncio di una produzione che utilizzava pecore parlanti in CGI, temevo la solita commediola banale, sciocca e schiava dei franchise per famiglie. E invece mi sono dovuta ricredere: il film mi è piaciuto tantissimo.

Sia chiaro, Mazin ha operato riscritture e modifiche strutturali profondissime: l’ambientazione si sposta dall’Irlanda alla campagna inglese, la leadership investigativa passa da Miss Maple alla pecora Lily, e la natura stessa del delitto viene stravolta. Nel romanzo il pastore muore per motivi molto diversi dallo stesso personaggio interpretato da Hugh Jackman nel film. E la soluzione del giallo (in stile Scooby Doo) è secondaria ad altri temi per niente infantili che sono centrali alla drammaturgia.

Nonostante la lettura etica del romanzo venga un po’ indebolita in favore della visione adatta a tutta la famiglia, il film conserva un’anima densa, malinconica ed emotivamente travolgente. Sfruttando la struttura del cozy mystery, il film diventa una commovente riflessione sull’elaborazione del lutto, sul valore della memoria storica contro la rimozione del dolore e sul senso profondo della comunità. La gestione dell’ipermnesia forzata di Mopple, condannato a ricordare i traumi che le altre pecore scelgono di dimenticare per restare felici, è un colpo al cuore capace di far cedere anche gli spettatori più cinici.

Insomma, ci troviamo di fronte a un congegno narrativo fatto con cuore, che sa intrattenere rispettando l’intelligenza di chi guarda e di chi legge. Per questo vi consiglio entrambe le opere nella loro bianca e morbida diversità.

Barman, stasera per me e per i lettori arrivati fin qui niente tisane: versa una pinta di Guinness per festeggiare questo meraviglioso gregge di investigatori! Alla salute della giustizia!

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GlennKILL – Leonie Swann