Giustizia – Friedrich Dürrenmatt
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I romanzi gialli possono essere violenti, a volte macabri, quasi sempre snervanti, ma alla fine sono progettati per essere rassicuranti. La vita può essere cupa, ma alla fine l’ordine sarà ristabilito. C’è sempre un barlume di luce alla fine del tunnel.
E poi c’è la narrativa criminale à la Friedrich Dürrenmatt. Può essere violenta, occasionalmente macabra, snervante in modo leggermente autoironico. Ma mai rassicurante. Non c’è luce alla fine del tunnel, pochissima speranza di svelare le motivazioni per i drammi che dipinge con la sua mano maestra. Pochissima chiarezza, almeno nella mente dei suoi protagonisti spesso ambivalenti. Ciò che leggiamo non è finzione che sembra ‘vita reale’, ma ‘vita reale’ così insondabile che sembra fittizia – e chissà se lo è o non lo è.
Lettori, siete avvisati: in “Giustizia“, Dürrenmatt giocherà con le convenzioni del genere, vi farà perdere il terreno sotto i piedi con la pura inaffidabilità dei suoi personaggi, manomettendo il tempo narrativo, spostandosi avanti e indietro a piacimento, e aggiungerà persino una “Postfazione dell’Editore” in cui appare come se stesso, l’autore, in un cameo inquietante che ucciderà qualsiasi possibilità di chiarezza e risoluzione. Ma facendo ciò, crea una delle fiction più avvincenti che leggerete mai, di crimine o altro. A mio parere personale, vale bene la pena che il vostro mondo accogliente venga scosso da un maestro artigiano del calibro di Dürrenmatt.
Prova delle qualità sovversive di Dürrenmatt (almeno su chi vi scrive): ho scritto tre paragrafi e non c’è traccia di una descrizione, di cosa tratti “Giustizia“. Quindi, torniamo alle basi. Friedrich Dürrenmatt è stato un drammaturgo e scrittore svizzero, morto nel 1990 all’età di 69 anni. È stato un precoce sostenitore del teatro epico, di cui Bertolt Brecht è stato l’autore più influente, e oltre a una serie di spettacoli di successo, ha scritto diversi romanzi, la maggior parte con una sfumatura di narrativa criminale, o almeno la sua personale versione.
Ha iniziato a lavorare su “Giustizia” nel 1957, quando la storia è effettivamente ambientata, anche se il libro è stato pubblicato nel 1985, al tempo della sua “Postfazione dell’Editore“. Lo stile di Dürrenmatt è tagliente, cupo e sobrio, con echi di Henning Mankell, eppure riesce anche a essere così intenso dal punto di vista visivo che alcuni dei suoi romanzi hanno avuto una facile trasposizione allo schermo, tra questi “The Pledge“, che è stato adattato sia per la TV che per il cinema, di recente nel 2001, con Jack Nicholson diretto da Sean Penn.
“Giustizia” è la storia di un’ossessione, un tema che Dürrenmatt ama molto. È raccontata in prima persona da un avvocato di Zurigo, Felix Spät, a cui viene chiesto da un criminale condannato, un potente politico locale e industriale, Dr Isaak Kohler, di riesaminare l’omicidio per cui è stato incarcerato, partendo dal presupposto che non l’ha commesso. La trappola è che il Dr Kohler ha davvero commesso il crimine in questione, sparando a un distinto professore universitario in un ristorante affollato nel cuore della città, sotto gli occhi di dozzine di clienti sbalorditi, compreso il capo della polizia locale.
Rendendo l’assurdo compito di Spät ancora più impossibile, è il fatto che il Dr Kohler apparentemente non avesse alcun motivo per commettere il crimine. Nessuno che la polizia o la pubblica accusa potessero mai scoprire, nessuno che Kohler stesso ammettesse. Eppure era colpevole come imputato, era stato debitamente condannato e ora sta scontando la sua pena. La giustizia è stata eseguita, in altre parole, ma non sembra davvero tale, senza un motivo (o un’arma del delitto, poiché la pistola che Kohler avrebbe usato non è mai stata trovata). Questo, e la necessità di denaro, poiché lo studio di Spät non prosperava affatto, è ciò che convince il giovane e relativamente inesperto avvocato ad accettare l’assurda commissione del Dr Kohler. E forse il fatto che Spät era/è innamorato della figlia di Kohler, Hélène.
Ho menzionato la violazione delle convenzioni di genere da parte di Dürrenmatt, e i pochi dettagli che ho fornito finora penso che siano sufficienti per provare quanto dicevo. Ho anche menzionato l’inaffidabilità dei suoi personaggi: Spät racconta la sua storia in continui salti avanti e indietro, da un tempo presente in cui annuncia ai lettori che ha intenzione di uccidere Kohler (che nel frattempo è stato, incredibilmente, assolto in un nuovo processo) e poi se stesso, come unica via d’uscita dal pantano in cui l’indagine lo ha affondato, a flashback raccontati quando Spät è, per sua stessa ammissione, ubriaco fradicio o appena tornato da un incontro con una prostituta locale. Non è il narratore più chiaro possibile, e alcuni dettagli li tiene nascosti di tanto in tanto.
Così come la maggior parte degli altri personaggi, dal Capo della Polizia a Hélène, a Stüssi-Leupin, un avvocato di alto profilo e amante di Hélène, al Dr Kohler, il maestro burattinaio stesso. Dürrenmatt si diverte a giocare un gioco malizioso con i lettori, nascondendo fatti in piena vista e facendo intraprendere a Spät digressioni apparentemente senza senso. Eppure tutto ha una ragione, o due, o di più, e tutto può avere una spiegazione, o un’altra, più probabilmente il contrario della prima.
Questo è il gioco che Dürrenmatt gioca. Ci sono così tanti strati, sia strutturalmente che psicologicamente, in “Giustizia” che posso solo sperare di darvi un minimo senso di com’è straordinario questo romanzo. Dovrete essere preparati a sentirvi a disagio nel leggerlo, così come lo era Spät durante la sua indagine. Non ci sarà un detective rassicurante e intelligente ad aiutarvi a trovare un filo conduttore attraverso la storia. E lo stesso autore giocherà con le aspettative dei lettori.
Ma se vi arrendete al flusso della storia, a volte frenetico, a volte tortuoso, mai noioso, sarete trasportati in un altro mondo, godendo di un’esperienza di lettura rara e veramente unica.
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