Every day above ground – Glen Erik Hamilton
“Every Day Above Ground” è il terzo thriller dell’autore statunitense Glen Erik Hamilton con protagonista Van Shaw. Alla soglia dei trent’anni e già indurito da una vita difficile, Van Shaw è un eroe non convenzionale ma affascinante: orfano, da bambino ha trovato rifugio presso il nonno Dono, che viveva di furti. Van ha imparato presto i trucchi del mestiere, per poi entrare nell’esercito e prestare servizio attivo come Ranger in Afghanistan; infine è tornato nella sua Seattle natale, segnato dalle battaglie e alle prese con il disturbo da stress post-traumatico (PTSD).
Ma Van non si piange addosso e va avanti con la sua vita, affrontando le difficoltà come può, anche se questo significa usare le abilità apprese da Dono e le competenze di combattimento affinate nell’esercito per tirarsi fuori dai guai, come accade nei primi due romanzi di Hamilton. Mai a scopi criminali, però: Van è un uomo d’onore con un forte senso del dovere verso la famiglia, appreso dal nonno irlandese, e per orgoglio o pura testardaggine onorerà sempre i propri debiti verso gli altri.
Questo è Van Shaw: una figura complessa e affascinante che, all’inizio di Every Day Above Ground, non se la passa esattamente bene. La casa che condivideva con Dono (prima che il nonno fosse ucciso all’inizio della serie) è stata distrutta da un incendio doloso, ha pochi soldi e la fidanzata lo ha lasciato. Si arrangia con lavori part-time mentre cerca di ricostruire la sua abitazione; non sorprende quindi che si lasci coinvolgere da un vecchio “collega” di Dono, Mickey O’Hasson, che lo convince a usare le sue abilità di scassinatore per recuperare un tesoro in lingotti d’oro dimenticati in un edificio di Seattle destinato alla demolizione.
O’Hasson è appena stato rilasciato dopo una lunga condanna e ha un tumore cerebrale terminale. Quando Van capisce che la motivazione dell’uomo nel recuperare l’oro — di cui O’Hasson ha sentito parlare in prigione — è garantire un futuro decente alla figlia dodicenne Cyndra (che passa da una famiglia affidataria all’altra in California), decide di mettere da parte la sua riluttanza a partecipare a un colpo e di aiutarlo.
Insieme riescono a recuperare l’oro, ma il successo dura poco. Prima che possano fuggire con il bottino, vengono attaccati da alcuni uomini rimasti in agguato che catturano O’Hasson; quest’ultimo, opponendo resistenza, provoca un incendio che distrugge l’edificio ma dà a Van il tempo di scappare, seppur senza l’oro. Tuttavia, Van non può abbandonare un uomo malato come O’Hasson nelle mani di criminali che sorvegliavano un bottino da quattro milioni di dollari in lingotti solo per tendere una trappola: forse non a O’Hasson e Shaw, ma le intenzioni degli aggressori non potevano certo essere benevole.
Aiutato dal giro di amicizie poco raccomandabili di Dono, Van si mette alla ricerca di O’Hasson e dell’oro, ritrovandosi — insieme a chi gli è vicino — nel mezzo di una sanguinosa guerra tra narcotrafficanti, radicata in omicidi e doppi giochi che risalgono a decenni prima. E proprio quando Van inizia a chiedersi se non dovrebbe semplicemente lasciare che i criminali si massacrino tra loro e tirarsene fuori, arriva Cyndra. Van ha ora un incentivo in più per continuare a cercare O’Hasson: aiutare la ragazzina e aiutare se stesso, perché ora che lei si è legata a lui, è molto probabile che diventi un bersaglio per le bande di spacciatori.
In Every Day Above Ground, Hamilton ha costruito una trama straordinariamente complessa, tanto labirintica quanto ingegnosa, sostenuta dalla sua ormai nota narrazione serrata e tagliente. Nonostante la serie apparentemente infinita di colpi di scena, solo i lettori più distratti perderanno l’orientamento, tale è la chiarezza e il ritmo ben congegnato della narrazione. Anche la forza di Hamilton nella caratterizzazione risplende, permettendogli di dare spessore e vita al suo intrigante cast di personaggi.
Nella mia recensione del secondo romanzo di Van Shaw, Hard Cold Winter, avevo espresso la speranza che l’autore continuasse a sviluppare il suo eroe, altamente originale. A giudicare da Every Day Above Ground, Van Shaw sta andando nella direzione del “supereroe”, con una robusta dose di violenza e spargimenti di sangue. Personalmente, lo trovo più attraente come un ragazzo “normale”, seppur leggermente imperfetto. Un uomo che soffre per la sua infanzia dura e instabile e per le esperienze di guerra traumatiche, ma che in fondo è avvicinabile, purché a debita distanza. Il tipo di persona disposta a fare l’impossibile — incluso infrangere la legge — per aiutare una bambina svantaggiata e minacciata come Cyndra; preferisco questo aspetto a quello del tizio capace, nello stesso giorno, di stendere un campione di MMA, avere un’avventura di una notte con una madre biker e organizzare un intricato scambio oro-ostaggio, mettendo se stesso e la sua squadra (furba ma un po’ sgangherata) contro non una, ma due feroci bande criminali.
Nonostante le mie preferenze personali, resta il fatto che Every Day Above Ground è un thriller brillante e avvincente, e Hamilton è intelligente nel non permettere al suo eroe di perdere il senso della misura. Van Shaw è un uomo a cui la vita non ha risparmiato nulla e che sta facendo del suo meglio per non affondare. Il che include essere disposto ad aiutare le persone, a modo suo. È consapevole delle proprie carenze, però: come dice allo psichiatra che lo ha in cura per il PTSD, “se sapessi fare la zuppa, lavorerei in una mensa dei poveri”.
Il che sarebbe lodevole, ma priverebbe i fan dei thriller di un personaggio decisamente originale e affascinante, che speriamo di ritrovare, in qualunque veste, nei futuri romanzi di Hamilton.
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