Essere o non essere – Stefano Vicario
Etichettato con: Stefano Vicario
Può un avvocato di successo mollare tutto e sprofondare nell’anonima vita di vagabondo sotto i ponti del Tevere? Potrà sopportare una vita di miseria e di stenti invisibile a tutti anche se al centro e nel cuore della Città Eterna?
Questo dubbio amletico campeggia sulla copertina del nuovo romanzo di Stefano Vicario: “Essere o non essere. La nuova indagine del re degli stracci” edito da La nave di Teseo nello scorso mese di luglio 2026, ambientato a Roma nei luoghi iconici e negli scorci urbani della capitale tra il lungotevere, i dintorni di Ponte Sisto e Trastevere.
La scrittura di Vicario denota subito il suo vero mestiere che è quello di regista e sceneggiatore: tra le mani più che la penna ha la macchina da presa.
Dalle prime pagine del romanzo siamo avvolti da un ritmo serrato e cinematografico che ci trasporta nella Roma del malaffare e dei bassifondi, la parte più becera e nascosta di un novello Romanzo criminale amato per gli estrosi personaggi della Magliana ma odiato per i suoi risvolti sociali e criminali.
In questo mondo solo toccando il fondo si può poi riemergere redenti e rinfrancati.
Il regista e sceneggiatore televisivo di trasmissioni come “I Cesaroni“, di diverse edizioni del Festival di Sanremo e di alcuni spettacoli teatrali, tra cui “Conversazione su Tiresia“, di Andrea Camilleri, senza dimenticare quelli di Roberto Benigni, ha l’abilità di farci vedere quello che non tutti vedono.
Ai margini della società e spesso lungo i fiumi che bagnano le grandi città vivono i clochard a Parigi, gli homuressu a Tokyo, gli homeless a New York e i barboni a Roma; sono i senzatetto che vivono per strada, senza fissa dimora, i vagabondi con la barba lunga e incolta perché non hanno una casa dove radersi regolarmente. Gli invisibili in cerca di cibo fino a sera per la città e che poi di notte stremati finiscono sotto i ponti della Senna, del Tamigi e a Roma spariscono e si accampano nei canneti del Tevere.
Quante volte li incontriamo mentre ci tendono la mano per una moneta, in eterno bilico tra la scelta romantica e libertaria della fuga dalla realtà e la dura vita di strada della povertà con lo spettro della morte ad attenderli per il freddo o il terribile caldo di questi giorni.
Sono esseri umani non integrati alla ricerca della libertà intravista in una vita da nomadi, fuori da schemi e convenzioni.
Spesso non sono mendicanti e hanno un orgoglio che non ti aspetti sotto le sembianze degli stracci che portano addosso. Sotto quei cenci che li ricoprono spesso albergano sentimenti e animi puri, a volte toccati dalla tragedia, a volte semplicemente insofferenti di fronte alla spietata realtà e non disponibili al compromesso.
Il nostro re degli stracci è uno di loro.
La vicenda si svolge a Roma, una città nascosta e sotterranea, abitata da barboni ed emarginati, un universo parallelo fatto di persone invisibili agli occhi dei passanti e dei turisti, sorretti soltanto dai pochi enti assistenziali, la comunità di Sant’Egidio a Trastevere, la mensa di San Pietro in via della Lungaretta o l’Asilo Notturno Leone XIII in Vicolo Santa Maria in Cappella.
Questa è la location di Andrea, il re degli stracci, e dei suoi amici Lillo (un malato psichiatrico) e Aldo (un ex direttore d’orchestra finito in miseria) che si sono accampati in un rifugio di fortuna, lo scompartimento di un treno abbandonato.
Andrea Massimi è un ex avvocato di successo diventato clochard. La perdita della moglie e della figlia gli ha creato un grande senso di colpa tanto da farlo sprofondare nella nuova dimensione degli ultimi e invisibili personaggi che popolano le nostre città.
Ma latente è la voglia di tornare a vivere, di tornare a galla, di aiutare gli altri per espiare ed elaborare la tragedia che lo ha colpito. A sprazzi affiorano i suoi romantici incontri con Anna, la donna che adesso forse ama, il magistrato che diventa oggetto e bersaglio amoroso di biglietti e pizzini d’altri tempi. C’è un grande bisogno d’amore.
Nonostante la miseria e l’abbandono Andrea resta un personaggio colto, dignitoso, sempre propenso ad aiutare gli altri tramite gli incarichi che gli affida la veggente Flora. La serie editoriale iniziata nel 2021 proprio con “Il re degli stracci“, sempre edito da La Nave di Teseo, seguito da “Acqua di fiume” nel 2024, adesso nel terzo volume si occupa di combattimenti clandestini della criminalità romana in una squallida palestra, una cisterna (la Botte) sotto il controllo del boss Tenerezza costretto su una sedia a rotelle.
Quando un giovane lottatore scompare, Andrea ritorna faticosamente a vivere perché deve trovarlo, deve salvarlo e questa motivazione lo spinge a risalire dall’abisso.
Questa volta al Thriller Cafè, dopo tanti ispettori, risolutori di enigmi e di misteri, ognuno con i suoi vezzi, i suoi pregi e i suoi difetti, oggi offriamo volentieri da bere a un barbone, un vagabondo, il re degli stracci, Andrea Massimi, che già ha indagato e risolto incredibili casi nei due romanzi precedenti.
Andrea continuerà a punirsi scomparendo nel nulla o troverà il coraggio di tornare a vivere davvero? Un thriller d’azione che diventa dramma psicologico appassionerà gli amanti del noir psicologico e chi è alla ricerca di vere e forti storie di riscatto.
Ma il vero ring, quello più duro, non è la lotta clandestina che Andrea affronterà coraggiosamente da eroe ma la propria mente. Assisteremo alla caccia di un assassino ma soprattutto alla lotta disperata di un uomo che sta decidendo se lasciarsi morire o avere il coraggio di esistere ancora.
Sono passati tre anni da quando Andrea è sceso negli inferi tra i clochard di Roma e nonostante il trauma e l’alcolismo, grazie alla sua totale invisibilità sociale, protetto dai suoi stracci, farà della debolezza la sua arma più forte per riuscire a indagare dove nessun poliziotto o detective tradizionale potrebbe mai giungere.
Il libro di Vicario per i temi trattati e per la delicatezza della storia è sulla scia di illustri precedenti e li richiama provocandoci piacevoli reminiscenze filmiche. Ripensiamo a” Io Capitano” di Matteo Garrone di tre anni fa, con il dramma della migrazione e la trasfigurazione fiabesca e onirica nella poetica immagine della madre che fluttua sospesa in aria nel deserto, a protezione surreale del figlio. Il ragazzo di “Io Capitano”, che attraversa il deserto e guida poi la nave verso la libertà non è più l’Ulisse di Omero e la sua Odissea si consuma adesso tutti i giorni senza neanche il miraggio di tornare a Itaca.
Ci ritorna il realismo magico di “Miracolo a Milano” del 1951 dei grandi interpreti del neorealismo, Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, che nel documentare la povertà e la sofferenza preferiscono trasfigurare la realtà attraverso la fantasia per renderla più dolce quasi a farla diventare una fiaba per restituire umanità, sogni e dignità a persone che la società respinge ai margini e nelle pieghe nascoste delle città.
La favola di Miracolo a Milano, quando dalla baraccopoli della periferia milanese i poveri volano via sulle scope verso un paese fantastico in cerca di giustizia nel celebre finale sulle guglie in piazza Duomo è indimenticabile.
Nel romanzo giallo di Stefano Vicario c’è sempre la denuncia del malessere sociale ed esistenziale che la società civile preferisce non vedere o escludere, il racconto profondo degli invisibili e delle vite vissute ai margini della legalità o della povertà; i personaggi mantengono una forte dose di emozioni autentiche, dignità e passioni umane.
Il re degli stracci di Stefano Vicario nel suo stile provocatorio e realistico, tipico del noir contemporaneo, esplora l’animo umano nel momento del suo invisibile malessere. Il merito del romanzo è quello di essere una vera e propria indagine sull’emarginazione e sul fenomeno della povertà ormai all’ordine del giorno in tutte le nostre città in un dramma collettivo consumato a livello individuale.
Libri della serie "Andrea Massimi"
Scopri i libri della serie "Andrea Massimi" su Thriller Café
Essere o non essere – Stefano Vicario
Può un avvocato di successo mollare tutto e sprofondare nell’anonima vita di vagabondo sotto i ponti del Tevere? Potrà sopportare una vita di miseria e di stenti invisibile a tutti anche se al centro e nel cuore della Città Eterna? Questo dubbio amletico campeggia sulla copertina del nuovo romanzo di Stefano Vicario: “Essere o non […]
Leggi
