Lo confesso, sono un po’ scettico nei confronti di quegli artisti di spicco o comunque affermati in un determinato ambito i quali, a un certo punto della carriera, decidono di misurarsi con un’altra vocazione.
Da una parte c’è l’inevitabile intermediabilità tra discipline e forme artistiche, dall’altra, più soggettivamente, aleggia il sospetto che l’artista in questione agisca sull’onda della fama ottenuta, che per qualche ragione si ritenga automaticamente in possesso di un talento pari al primo e di conseguenza all’altezza di una nuova e accattivante sfida. Non è un discorso di giusto o sbagliato, il tema è più ampio e meriterebbe una considerazione più approfondita, a ogni modo di tanto in tanto (probabilmente più spesso di quanto voglia ammettere) mi imbatto in piacevoli sorprese.
È il caso del romanzo Emma, prima opera letteraria dell’acclamato attore francese Jean Reno, che il bancone di Thriller Cafè è come sempre lieto di proporvi qualora desideriate fermarvi per una rinfrescante “bevuta cerebrale”.
Emma, una ragazza non ancora trentenne con un tragico incidente automobilistico alle spalle, e con un tran tran quotidiano scandito da poche ed essenziali ritualità, è impiegata come massaggiatrice di punta in un rinomato hotel di lusso nonché centro talassoterapico. Il direttore della struttura, e a cascata tutto il personale, sono in fibrillazione: è il fatidico giorno della visita di un’importante e facoltosa delegazione proveniente dall’Oman e capitanata da Tariq Khan, figlio del vicepremier. L’esito positivo del soggiorno deciderà gli equilibri tra il resort in cui lavora Emma e un’analoga struttura thailandese, che si contendono il monopolio a livello mondiale di lussuosi soggiorni abbinati a innovativi trattamenti per il corpo.
La sessione di massaggi con Tariq Khan andrà oltre le più rosee previsioni, Emma farà vincere la concorrenza al suo resort e impressionerà a tal punto da venirle offerta una lauta trasferta di quattro mesi a Mascate, capitale dell’Oman, e far da tutor al personale del nuovo regale complesso di prossima apertura.
Jean Reno è nato da genitori spagnoli nel 1948 a Casablanca, all’epoca sotto il dominio francese, e lì vi ha vissuto fino all’età di 12 anni. Il romanzo, tradotto per Longanesi Editore da Alba Bariffi, è molto coinvolgente, si legge d’un fiato tra dialoghi frizzanti e mai banali e affascinanti descrizioni tanto della meravigliosa Bretagna e dell’Oceano che la bagna quanto dell’intrigante mondo arabo.
Nella narrazione si percepisce tutto l’humus nel quale si è formato il piccolo e poi l’adulto Jean Reno, dai colori tipici della cultura e del folklore moresco a quelli dai richiami quasi nordici della terra d’adozione, e si respira a pieni polmoni l’atmosfera mediterranea, millenario crocevia di culture.
Nel sultanato omanita Emma non solo sperimenterà l’Amore con la a maiuscola ma verrà suo malgrado catapultata al centro di un misterioso complotto internazionale dai connotati spionistici. E grazie a varie peripezie e disavventure riuscirà a fare i conti con il tragico passato che tanto la condiziona, a trasformarne il ricordo da pastoia in redine e, finalmente, a imbrigliare a proprio beneficio un nuovo inizio.
Tornando all’intermediabilità e alla condivisione di esperienze immaginifiche, non lo so, probabilmente peccherò di romanticismo e non mi sono reso conto delle proverbiali fette di prosciutto sugli occhi, tuttavia, nell’immergermi in questa storia, mi ha cullato il pensiero che il celebre film Leon, consacrazione di Jean Reno nel mondo della celluloide, si sia sedimentato nella mente dell’attore francese. Covando latente nel tempo, in una sorta di letargo, e al momento giusto, dopo trent’anni, abbia fatto partorire dalla fantasia dell’attore il personaggio di Emma, attraverso la quale in più di un’occasione ho visto Mathilda cresciuta, la ragazzina coprotagonista del film interpretata dall’allora sconosciuta Natalie Portman.
Ci sono romanzi che a volte, durante la lettura, trasmettono la sensazione di trovarsi in una sala cinematografica, a luci spente, rapiti dalle immagini dello schermo. Emma è uno di questi, fuori dagli schemi e da non perdere.
Alla faccia di certi lettori che partono diffidenti.
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