Al Thriller Café oggi parliamo di “Eileen”, edito da Feltrinelli. È il romanzo d’esordio di Ottessa Moshfegh (Boston, 1981) con cui l’autrice americana ha vinto il PEN/Hemingway Award. Dal libro è stato tratto il film omonimo, diretto da William Oldroyd e interpretato da Thomasin McKenzie e Anne Hathaway.
“Una sera sono scappata da casa per non tornarci mai più. Questa è la storia di come sono scomparsa.”
Il romanzo si dipana in sette giorni attraverso la voce della protagonista che va a ritroso nel tempo sino al 1964. Eileen Dunlop è una ragazza di ventiquattro anni che lavora come segretaria presso il riformatorio privato “Moorehead” per maschi adolescenti. Ha una bassa autostima e cerca di mimetizzarsi indossando abiti anonimi appartenuti alla madre defunta, per non attirare l’attenzione degli uomini. Sia al lavoro che nel quotidiano, si è calata sul volto, come dice lei stessa, una vera e propria maschera mortuaria. Ciò le serve anche per non lasciar trasparire il suo disprezzo per le atrocità commesse dagli agenti di custodia.
Al “Moorehead” le sue colleghe Stephens e Murray non fanno altro che denigrarla e stuzzicarla: è lo stesso atteggiamento adottato da suo padre, un alcolizzato.
L’alcol era comunque di casa nella famiglia Dunlop. Infatti ne facevano largamente uso sia la madre che la stessa Eileen.
La giovane mal sopporta la mancanza di affetto nell’ambito familiare, la mancanza di stima in se stessa e il suo sentirsi inadeguata anche fisicamente. Le sue uniche evasioni consistono nel compiere piccoli furti e nel guidare di notte. Infatti, a bordo di una vecchia e malridotta Dodge Coronet sfreccia lungo le vie deserte di X-ville con la speranza, prima o poi, di fuggire altrove. Ma l’arrivo della direttrice pedagogica, la bellissima Rebecca Saint John, le cambia la vita.
Ottessa Moshfegh ci mostra come il suo personaggio principale, solidamente costruito, abbia una duplice personalità.
“Vivevo perennemente in un mondo di fantasia e nascondevo le mie vergognose perversioni sotto una facciata di puritanesimo”.
Infatti, da un lato Eileen chiama “puttane” le donne con atteggiamenti troppo disinvolti: il comportamento libertino praticato anche da sua sorella Joanie. Dall’altro, la guardia penitenziaria Randy “a sua insaputa” diviene oggetto delle fantasie erotiche di Eileen che è solita appostarsi sotto casa del giovane.
Anche il padre di Eileen (la ragazza spesso fantastica sui vari modi di ucciderlo e di uccidersi) è un personaggio ben definito. È un ex poliziotto, dedito da sempre al bere anche in servizio, per questo costretto a un pensionamento anticipato. È affetto da manie persecutorie esacerbate dall’abuso di alcol. Non fa altro che umiliare Eileen trattandola come una serva, al contrario di Joanie, considerata la figlia “prediletta”.
Ma la coprotagonista del romanzo è certamente Rebecca Saint John, la neoassunta direttrice pedagogica. È una bellezza mozzafiato, capelli color bronzo, occhi azzurri e un modo tutto sensuale di fumare. Eileen, nel suo essere quasi borderline, prova sentimenti contrastanti per Rebecca. La vede come un’alleata, una complice, ma pensa anche di non essere alla sua altezza e ne invidia la bellezza e il portamento. Ma per la prima volta in vita sua pensa di potersi togliere dal viso quella “maschera mortuaria” ed entrare in empatia con qualcuno.
Il romanzo si legge in modo scorrevole e ogni pagina è minuziosamente dettagliata tanto che l’impatto col lettore è immediato: chi legge viene catapultato dentro la storia.
Sono interessanti alcuni incisi in cui la protagonista torna al presente: “Ho imparato qualcosa sull’amore passando dalla strada più lunga, bussando a ogni casa dell’isolato prima di azzeccare quella giusta”.
Il ritmo è ben calibrato, tiene alta l’attenzione e la tensione del lettore con un crescendo di colpi di scena specialmente nelle ultime cinquanta pagine del libro.
Ottessa Moshfegh affronta con un linguaggio originale, a volte disturbante, temi quali l’isolamento, il senso di inadeguatezza, il degrado sociale, l’anoressia, la rabbia repressa e l’alcolismo. È un mix di problematiche attualissime che coinvolgono la stessa protagonista creando una vera e propria polveriera pronta ad esplodere. Ma il tema centrale è la fame d’amore. Eileen, per quanto apparentemente cinica, ha necessità di essere amata e accettata così com’è. Ed ecco che crede di aver trovato la risposta in Rebecca: con lei potrebbe finalmente fuggire da X-ville.
Però il tarlo del dubbio comincia a insinuarsi in Eileen: chi è veramente Rebecca, la donna dal sorriso tenero o quella dalla risata demoniaca? Perché è interessata a essere sua amica? C’è un tornaconto recondito che le sfugge?
Un segreto sconvolgente metterà Eileen dinanzi a una nuova verità e alla necessità di prendere “in mano” la propria vita.
Questo è un thriller psicologico, un noir contemporaneo, consigliato a chi ama romanzi “strong”, quelli che non ti permettono di sollevare gli occhi dal libro se prima non lo hai divorato.
Recensione di Gaetano Balsamo.
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