I mitici anni settanta non furono facili per l’Italia, tanto è vero che ancora oggi sono ricordati come gli anni della strategia della tensione. Anni in cui gruppi armati di estrema destra e di estrema sinistra si fronteggiarono a suon di attentati. La destra, spesso sostenuta dai servizi segreti italiani e da quelli americani (qualche volta anche in combutta con la mafia) diede vita a stragi di massa per evitare che il partito comunista, rientrato negli anni ’50 nel Comintern, scalzasse dal potere la Democrazia Cristiana e vi si insediasse con tutti i problemi di schieramento internazionale che ciò avrebbe comportato. A sua volta l’estrema sinistra, sull’onda delle proteste studentesche e operarie che seguirono il ’68, diede vita a una serie di gruppi armati che avevano l’intento di punire con la morte tutti coloro che ritenevano nemici del popolo.
Nel Friuli Venezia Giulia la situazione era aggravata anche dai problemi post bellici. Con il trattato di Parigi, infatti, l’Italia aveva perso zone tradizionalmente italiane a favore della nascente repubblica Iugoslava e la stessa città di Trieste, dove è ambientato il romanzo di Pietro Spirito, fu assegnata definitivamente al nostro paese soltanto nel 1975 con il trattato di Osimo.
“È notte sul confine” è ambientato nel 1970. Trieste è ancora divisa in due zone: la zona A, presidiata dalle truppe alleate, e la zona B, presidiata da quelle iugoslave. In Italia, l’anno prima, con l’attentato di Piazza Fontana ha già preso il via la strategia della tensione.
I servizi segreti sono in allerta: temono un golpe e Trieste è nell’occhio del ciclone perché è una città di confine, dove per molti trafficanti di armi è possibile operare indisturbati e barche e battelli non identificati si aggirano sulla linea di costa mentre nella zona interna sono frequenti le scaramucce tra militari iugoslavi e italiani.
In questo quadro difficile si inserisce la storia che Pietro Spirito ci narra. Il protagonista del romanzo è Ettore Salassi, un giornalista del Piccolo di Trieste che per sua sfortuna ha un passato nella brigata Decima Mas del generale fascista Junio Valerio Borghese. Ẻ un passato che nel mondo post bellico pesa come un macigno, anche se all’epoca Ettore aveva solo sedici anni e per la sua giovane età lo Stato lo aveva perdonato. Il passato, però, non ti dimentica, è una condanna che ti porti sempre sul groppone e che ti rende ricattabile soprattutto se, come Salassi, sei un uomo fragile e solo, senza famiglia, senza amici e con un disperato bisogno d’amore.
È a causa dei suoi trascorsi fascisti che Ettore è costretto a diventare un informatore dei servizi segreti che da una parte temono un colpo di stato da parte dell’ex generale Valerio Borghese, ma dall’altra sospettano infiltrazioni dei servizi segreti iugoslavi nelle fila dell’esercito. Lungo il confine, infatti, avvengono spesso scaramucce tra la parte più estrema dei militari italiani, sostenuta dagli irredentisti croati, e l’esercito di Tito. Tra l’altro, a rendere più complicata la situazione a Trieste vivono migliaia di slavi, slavi che durante la repubblica di Salò furono rinchiusi con tutte la loro famiglie nei campi di concentramento fascisti, proprio come Maia, la donna di cui Ettore è innamorato.
“È notte sul confine” è un romanzo che ritorna a quegli anni difficili, in una città bella ma triste, incerta sulla propria identità, dove la non appartenenza o il doppio gioco sono dei problemi che possono rivelarsi così insidiosi da condurti fino alla morte.
Servendosi di Ettore Salassi, Pietro Spirito ci racconta una pagina della storia d’Italia che faremmo bene a non dimenticare, con l’aiuto di una lingua asciutta e scarna, a volte desolata come la laguna sommersa dalle nebbie, dove ogni tanto compaiono i cadaveri di quelli che sono passati dalla parte del nemico, perché a Trieste la pace non è ancora arrivata, ma si combatte spinti dal rancore per un passato che ha causato morte e sofferenza. Un romanzo a metà tra un noir e una spy story. Una storia triste che non conosce né redenzione né perdono. Da leggere anche se non amate il genere, perché “È notte sul confine” non è solo un romanzo di genere, ma un pezzo della nostra memoria.
Recensione di Maria Cristina Grella.
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