Con questo suo nuovo romanzo, Fausto Tanzarella si prende una vacanza dal Medioevo Senese, consueto scenario dei suoi gialli storici, ma nel campo della narrativa storica rimane sempre, anche se il contesto nel quale è ambientato “Due Regni” in realtà è una “non storia”, cioè una storia che non è mai stata. L’autore immagina che nel 1860 la spedizione dei mille di Garibaldi sia fallita. L’unità d’Italia si è limitata quindi all’area centrosettentrionale sotto l’egida di casa Savoia e il Paese ha seguito sostanzialmente la parabola storica che conosciamo. Invece nel sud il Regno delle Due Sicilie ha proseguito la propria vicenda di Stato indipendente, conoscendo progressivamente una lenta ma sicura evoluzione in senso liberale e democratico; divenendo attraverso i decenni una nazione solida e ragionevolmente prospera. Tutto ciò comunque costituisce remoto antefatto in questa narrazione che si apre nel novembre del 1943, in piena seconda guerra mondiale.
Il Sud, sul quale regna Francesco III di Borbone e il governo è presieduto dal grande statista Francesco Saverio Nitti, tentando di restare fuori dal conflitto, a lungo ha resistito alle pressioni di Britannici e Americani che lo vorrebbero alleato. Ma i Tedeschi, che hanno occupato l’Italia, temendo che presto il Regno delle Due Sicilie possa cedere a tali pressioni, in settembre hanno deciso di attaccare loro, venendo però fermati da un efficace sbarramento che l’esercito duosiciliano organizza lungo gli Appennini. Sul fronte si genera una fase di stallo. A questo punto prende avvio la trama.
Giulio Basile, trentenne, è un valoroso capitano dell’esercito delle Due Sicilie: mentre è impegnato a guidare la propria compagnia sul fronte di Cassino, riceve l’ordine di recarsi a Napoli per incontrare il ministro della difesa del Regno, generale Nunziante. Stupito e contrariato dal dover abbandonare i propri uomini, Basile però non può che obbedire. Ma ancor più stupito rimane quando il ministro gli comunica che intende affidargli un incarico di massima segretezza, oltre le linee nemiche, a Roma. Il governo borbonico è in contatto con la resistenza legittimista italiana, costituita da militari rimasti fedeli al loro Re, che è già esule proprio a Napoli. A Roma, in un convento, si nasconde il generale Augusto del Manto, uomo di grande carisma: è ricercato dall’Ovra e dalle SS. Infatti è stato l’unico generale italiano che nel settembre ’43 ha tentato di fronteggiare i Tedeschi. I partigiani monarchici hanno un piano per liberarlo e trasferirlo al Sud, affinché da lì possa assumere il coordinamento della Resistenza, ma è necessario portare loro aiuto.
Nella missione Giulio non sarà solo, una coppia darà meno nell’occhio, quindi lo affiancherà una giovane donna: Sara Anticoli, assistente universitaria di fisica. Sara appartiene ad una famiglia ebrea romana che, a causa delle leggi razziali, si è rifugiata al Sud, ottenendo asilo politico. Lei, a differenza di Basile, conosce molto bene Roma e questo è fondamentale.
Giulio Basile e Sara Anticoli vengono fatti incontrare in un centro di addestramento militare gestito dai servizi segreti duosiciliani. Ma ai giovani non vengono comunicate le loro vere identità: l’uno per l’altra saranno Giorgio e Paola. Nel Centro ricevono per tre settimane uno scrupoloso addestramento che li prepara alla missione. Sotto la falsa identità di Giorgio Castelli e Paola Marchi in Castelli, coniugi residenti in Ancona, verranno fatti approdare nella città marchigiana. Da lì, forniti di documenti contraffatti a regola d’arte, prenderanno un treno per Roma. Paola, che nella copertura risulta originaria della capitale, deve recarvisi per assistere un caro zio moribondo e l’accompagna il marito Giorgio, che per una seria cardiopatia è stato esentato dal servizio militare. A Roma, in un appartamento di via del Governo Vecchio, sono attesi dai fratelli Gerardo e Ugo Marchi, partigiani lealisti, che hanno elaborato un complesso piano per liberare il generale del Manto e farlo arrivare in salvo a Napoli. Il piano è ardito, rocambolesco; qui la fantasia dell’autore ha dato il meglio e certo non lo sveleremo, lasciando al lettore il gusto della sorpresa. Nonostante la sua straordinaria audacia, la missione ha successo. Il capitano Basile riesce a imbarcare sul litorale laziale il generale italiano a bordo di un peschereccio che lo porterà a Napoli. Ma su quel peschereccio, a differenza di quanto previsto, non sale anche Basile. Contravvenendo agli ordini, il capitano torna a Roma. Per uno sfortunato caso, Sara è stata arrestata ed è tenuta prigioniera dai fascisti della famigerata banda Koch: il suo compagno di missione ha deciso di liberarla, non accettando la sua sicura morte come doloroso, inevitabile effetto collaterale.
Ma come potrà Giulio, che non conosce la città, non ha più alcuna copertura, ormai solo, riuscire a salvare Sara? Qui il lettore è atteso da un nuovo colpo di scena: tuttavia è solo il primo di una nutrita serie che, attraverso una movimentatissima vicenda, porterà i due giovani in salvo. Forse è inutile dire che tra Giulio e Sara nascerà qualcosa di più forte della semplice solidarietà tra compagni di missione. Il romanzo si legge piacevolmente, grazie ad una scrittura scorrevole e molto suggestiva, specialmente nell’ampia parte ambientata in una Roma anni Quaranta, invernale, intristita dalla guerra, ma come sempre affascinante.
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