Leggere ‘Dry Bones in the Valley’ di Tom Bouman è come respirare una boccata d’aria fresca di campagna dopo aver trascorso troppo tempo in città. Non c’è nulla di male in un buon crime urbano, sia chiaro, ma amo il modo in cui Bouman ha intessuto la campagna della Pennsylvania nella trama: i boschi, le valli, i crinali e le vette, insieme alle vite dei suoi abitanti, sparsi sul territorio e dalla tempra coriacea.
L’autore lo fa con un mix sottile di prosa fluida e lirica e un eccellente senso del ritmo narrativo, tenendoti incollato alla pagina nonostante la vita nella rurale Wild Thyme Township sia — anche di fronte a un numero crescente di cadaveri — tranquilla fino all’esasperazione.
Un ritmo che si addice al detective Henry Farrell, a capo di un dipartimento di polizia locale composto da due sole persone. È un uomo tranquillo e affascinante, pragmatico nel suo approccio alla vita e chiaramente nel suo elemento tra i boschi di Wild Thyme (solo più avanti scopriremo le ragioni di questo legame). Bouman è cauto nello svelare il personaggio al lettore: lo fa a piccole dosi, mentre ti attira irresistibilmente dentro la trama.
Nell’idilliaca zona di competenza di Farrell, proprio quando l’inverno sta cedendo il passo a una primavera riluttante, compaiono due cadaveri in rapida successione. Henry deve chiedere aiuto ai colleghi delle forze dell’ordine esterne alla contea per affrontare quelli che sembrano due omicidi scollegati. Ma le piste investigative si intrecciano presto, rivelando una sconcertante serie di potenziali legami con altre attività criminali: dai loschi affari delle aziende di fracking e dei proprietari terrieri avidi, alle profonde divisioni familiari che possono celare crimini antichi e indicibili.
Dai laboratori di metanfetamina e il piccolo spaccio, fino alla propensione degli abitanti a ignorare le procedure di una legge sentita come distante per farsi giustizia da sé — il più delle volte pesantemente armati — e risolvere qualsiasi conflitto, che si tratti di un’infedeltà coniugale o di una disputa sui confini.
L’asprezza della vita nelle aree rurali, dove una natura spesso implacabile detta gran parte delle azioni umane, fa da sorprendente e brillante contrappunto alla bellezza del paesaggio della Pennsylvania. Bouman bilancia abilmente i due elementi senza mai lasciare che uno soverchi l’altro, creando personaggi finemente tratteggiati. Semmai, il cast è sorprendentemente vasto considerando quanto sia scarsamente popolata la comunità locale, ma Bouman li gestisce bene facendone risaltare alcuni: il vecchio Aub Dunigan, quasi demente e custode geloso del proprio passato, e la rozza e ribelle Tracy Dufaigh, una ragazza del posto che non ha avuto molta fortuna, sebbene non per mancanza di tentativi. Sono solo due esempi che vale la pena citare.
C’è una sobrietà nella scrittura di Bouman che permette di apprezzare tutti i complessi fili intessuti nella storia, mentre Farrell, con la pazienza e l’istinto di un cacciatore di cervi, mette lentamente insieme i pezzi di quello che si rivela essere un puzzle molto complesso, con un finale davvero sorprendente. Così complesso, infatti, che alcuni fili rimangono in sospeso: un promemoria che nella vita, come in natura, nulla è perfetto e la lotta per l’adattamento e la sopravvivenza è infinita.
Altri casi da indagare
Fateful mornings – Tom Bouman
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