Dove si mangia la nebbia – De Bellis & Fiorillo
“Dove si mangia la nebbia” è il primo noir contemporaneo della coppia De Bellis & Fiorillo che introduce nel panorama del crime italiano un nuovo personaggio: il procuratore aggiunto di Pavia Alida Savich.
A dirla tutta, Alida Savich non è una persona simpatica e nemmeno socievole. Ha una sola amica, un’anziana professoressa quasi cieca per la quale cucina piatti da grande chef e legge capolavori letterari una volta la settimana. In procura, però, tutti la detestano così tanto da averla ribattezzata “Mostrino”.
Alida, di quello che dicono gli altri, non se ne cale. L’unica cosa che l’affligge per davvero è la malattia con la quale da qualche tempo deve convivere. Una malattia che prima o poi la costringerà sulla sedia a rotelle, che le morde una gamba e la obbliga ad appoggiarsi a un bastone per poter reggersi in piedi e camminare.
Ẻ il nebbioso novembre del 1993, è ormai un mese che la Savich è assente dal lavoro e in procura tutti sperano che si prepari a mollare la carriera e a ritirarsi a vita privata, quando un caso la costringe a rimettersi in pista, complice il dottor Brusamonti, il giovane collega con il quale Alida divide l’ufficio.
Nelle vicinanze della città è esploso un camper con dentro il suo inquilino: un clochard svizzero, ubriacone ed ex drogato. Il procuratore capo vuole liquidare l’accaduto come un incidente, ma il dottor Brusamonti non è d’accordo. Per il giovane magistrato i conti non tornano, c’è puzza di bruciato in quella storia e poi, come se non bastasse, tra i resti del camper qualcuno ha trovato un vecchio biglietto da visita di Alida. Che cosa ha a che fare il procuratore aggiunto Savich con un barbone svizzero, alcolizzato e reduce da anni di eroina, si chiede?
Il caso sembra una sfida che Alida non può fare a meno di accettare. Ẻ per questo che, armata di bastone e munita delle sue adorate sigarette, ritorna al circo – è così che chi ci lavora chiama la procura di Pavia- e inizia la sua indagine, coadiuvata da due soli poliziotti, il vecchio ispettore Bernasconi e il giovane Nolè, entrambi lontani dal lavoro investigativo sebbene per motivi diversi.
L’indagine sembra essere a un punto morto e, tanto per cambiare, Savich ha contro tutta la procura, persino il quasi amico Brusamonti, ma una donna più vicina ai sessanta che ai cinquanta, tormentata dal ricordo di una madre durissima, dal rimpianto per un marito amato e scomparso troppo presto, che vede avvicinarsi un futuro che le promette la perdita dell’uso delle gambe, non vuole e non può arrendersi. Tempus fugit, dice e si dice, e lei vuole fare tesoro del suo tempo. Perché la malattia è pronta ad aggredire più violenta che mai e Savich sa che quella potrebbe essere la sua ultima occasione per rendere giustizia a un innocente e gettare finalmente luce su un crimine avvenuto dieci anni prima e che tutti credevano sepolto. Senza fare i conti con il piccolo e feroce “Mostrino”, è logico.
“Dove si mangia la nebbia” è un thriller solido, che ha la capacità e il pregio di unire alla stringente costruzione investigativa l’analisi di un personaggio complesso, ma è anche un romanzo colto, che riesce a parlare di musica e di letteratura attraverso pagine che non appartengono solo al mondo del noir.
Alida Savich ha poco del detective di maniera: è bruttina, anzianotta, piccola e malata. Per certi versi ricorda Teresa Battaglia, donna, prossima alla pensione e in lotta contro un male che non lascia scampo. Alida, però, è molto più sola del personaggio creato da Ilaria Tuti. Mentre Teresa Battaglia può contare su una squadra investigativa pronta a sorreggerla, il procuratore Savich è isolata all’interno della procura e solo la sua grande abnegazione e la sua enorme professionalità le permettono di sopravvivere in un ambiente di squali.
Credo che questo romanzo inauguri una serie che avrà Alida Savich come protagonista. L’unica domanda che mi pongo, però, riguarda per quanto tempo la nostra eroina riuscirà a resistere a Cronos e alla sua malattia. Speriamo per un bel po’.
Recensione di Maria Cristina Grella.
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