Il Thriller Café alza oggi la saracinesca nel freddo pungente di Helsinki per parlare di “Darkness“, il nuovo romanzo della finlandese Martta Kaukonen, seguito diretto del folgorante esordio dell’autrice con “Butterfly“.
Sono passati circa cinque anni da quando Ira ha distrutto in tribunale la vita della sua ex terapeuta Clarissa e del marito pedofilo. Oggi lei e suo padre Arto, un alcolista in via di guarigione, cercano di tirare a campare lavorando come cronisti di nera per l’Helsingin Aviisi. È una fragile illusione di normalità, destinata ad andare in frantumi quando un assassino lascia la sua firma per le strade della capitale. A dargli la caccia c’è l’ispettore capo Kerttu Leppänen: una poliziotta stanca, a un passo dalla pensione, tormentata dai fantasmi dei casi irrisolti. La sua unica traccia è un diario scritto senza alcun dubbio dal killer e che lascia intuire una verità agghiacciante: quell’omicidio non è stato il primo, e non sarà l’ultimo.
Mentre il contatore delle vittime sale, i destini di Ira, Arto e Kerttu finiscono inevitabilmente per collidere in un’indagine che costringerà ciascuno di loro a guardare in faccia i propri demoni.
Dopo l’eccellente esordio con “Butterfly”, Martta Kaukonen cambia ricetta. Se il primo romanzo era un thriller psicologico puro, claustrofobico e confinato nella mente, qui scivoliamo prepotentemente nel poliziesco procedurale. La narrazione divisa tra i punti di vista dei tre protagonisti, procede per frammenti, con capitoli sono, secchi. Ne guadagna il ritmo, che è vertiginoso e costringe a divorare le pagine, ma ne fa un po’ le spese la lucidità dell’intreccio. La prima metà del libro risulta infatti difficile da seguire, con l’indagine vera e propria sul serial killer che finisce quasi in secondo piano.
Il punto di forza del romanzo, comunque, non sta nell’identificazione del killer, ma nello scavare in cosa si nasconde nella testa di chi resta vivo. In questo, l’autrice non sbaglia un colpo. Tutti i personaggi sono narratori inaffidabili. Tutti mentono, a se stessi prima che agli altri. Ira è l’incarnazione della rabbia, una scheggia impazzita che ci mostra come il male subito nel passato continui a infettare inesorabilmente il presente. La linea di confine tra la sete di giustizia e la cieca vendetta è così sottile da svanire del tutto, costringendo il lettore a chiedersi costantemente da che parte stiano i veri mostri.
In sintesi abbiamo per le mani un thriller che non è perfetto ma è magnetico, e che sacrifica parte della solidità investigativa per regalare un’immersione totale nel buio della psiche umana,ricordandoci che il passato, per quanto ci si sforzi di seminarlo, è un bagaglio che ci trasciniamo dietro come uno strascico di velluto nero.
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