La casa editrice Readerforblind ha riproposto un classico della letturatura russa contemporanea, Crudeltà del giornalista e scrittore Pavel Nilin, che fu testimone attento sia dell’inizio che della fine della parabola del comunismo bolscevico. Questo poliziesco ambientato in Siberia nel 1920 ne è la testimonianza.
“Le cose devono andare in modo che gli uomini vengano rispettati quando si sforzano di diventare uomini.”
Veniamin ‘Ven’ka’ Malyšev, primo sostituto capo per la Squadra operazioni segrete, deve svolgere il suo tirocinio presso la sezione della polizia investigativa di Dudari.
Diligente e coscenzioso, gli viene posto l’obiettivo di dare la caccia ai capi delle bande che ancora imperversano nella taiga.
“L’intera taiga attorno a Dudari brulicava ancora di banditi. Uccidevano gli attivisti rurali, assaltavano le cooperative, rapinavano sulle strade e non perdevano occasione per seminare tra la gente il malcontento verso il nuovo regime, o per istigare i contadini alla rivolta e reclutare così quanti più uomini possibile. Le strade risultavano quindi estremamente pericolose, e chiunque si avventurasse fino al nostro distretto veniva considerato più o meno un eroe e accolto da tutti noi con immutabile cordialità.”
Kostja Voroncov, ribattezzato “l’imperatore di tutta la taiga”, è il più temibile di tutti e anche il più abile a nascondersi nel profondo dei boschi durante l’inverno e uscirne col primo disgelo, disseminando terrore e paura in lungo e in largo.
Il compito di Ven’ka non sarà facile, tanto più che nella taiga si nascondono anche uomini dell’armata bianca come Lazar’ Baukin, fuoriscito dell’ex esercito zarista e capace di rappresaglie ancora più pericolose di quelle di Voronkov.
In questo clima già teso, si insinua Jakov Uzelkov, un giornalista senza scrupoli, sempre alla ricerca della notizia eclatante che metta in luce la sua bravura e la grandezza del nuovo regime e Jul’ka Mal’ceva, una giovane donna per la quale Ven’ka perderà la testa.
“Che persona è?”
“Non è una persona” replicò Kolja, convinto che si dovessero chiamare persone soltanto gli elementi estranei alla classe lavoratrice. “Ѐ iscritta al komsomol e lavora come cassiera all’ex negozio di Machotkin.”
Ma l’amore ha poco spazio nell’universo di Ven’ka, così pieno di grandi principi come verità e integrità.
Crudeltà è un bellissimo romanzo dal grande valore storico, che risiede preminentemente nella scelta della collocazione temporale della narrazione (gli anni ’20 del 1900, cioè il primissimo periodo in cui il Comunismo si prefiggeva di raggiungere anche le più remote lande del territorio russo per persuadere e indottrinare i contadini), a contrasto con gli anni ’50 dello stesso secolo, quando quel sogno sembrava già svanito.
Pavel Nilin, difatti, può raccontare le storie di Ven’ka e di Baukin con la consapevolezza di aver fissato un paradosso, alla luce del revisionismo brezneviano; l’inizio cioè di quella parabola che ebbe come vertice la dittatura stalinista e che, al momento in cui lui ne fissa il ricordo, ha già preso la discesa.
Ecco dunque che può permettersi di raccontare con grande oggettività della resistenza armata dei kulaki, dei mužik e della vecchia armata bianca, fedele allo zar. Come pure, calcare la mano sull’incapacità o, peggio, la protervia dei funzionari dello stato per i quali ogni mezzo era lecito per accrescere l’autorità della polizia agli occhi del popolo.
Lo stile di narrazione in prima persona è, oserei dire, burocratico, ossia oggettivo fino all’inverosimile come se il collega di Ven’ka Malyšev – di cui l’autore non esplicita il nome e dunque è assimilabile alla voce di Nilin stesso – si limitasse a un resoconto dei meri fatti, senza aggiungervi nulla di personale, anzi, quasi rifuggendo proprie digressioni, celandosi dietro una apparente incapacità di comprendere quello a cui aveva assistito, consegnando intatta al lettore la facoltà di emettere un giudizio in proposito.
Un romanzo non certo poliziesco nella maniera più classica del termine, ma sicuramente intrigante e catartico.
Vi segnalo la bella prefazione “La pietas moderna di Ven’ka, eroe solitario al cospetto della Storia crudele” di Antonella Nocera, che contiene spunti di riflessione molto calzanti su “Crudeltà“. Uno di questi riguarda la comparazione tra il romanzo di Nilin e la novella di Sciascia “La morte di Stalin”, contenuta nella raccolta “Gli zii di Sicilia”; comparazione appropriata se la riferiamo alla delusione storica del comunismo stalinista vissuto da Calogero Schirò, calzolaio, felice di aver accolto Stalin nel parterre dei suoi zii di Sicilia.
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