Confessioni – Kanae Minato
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Dopo avervi parlato di “Castigo“, recensiamo oggi “Confessioni“, il romanzo di Kanae Minato che nel 2009 si è aggiudicato in Giappone il prestigioso Premio dei librai, e dal quale è stato tratto sia un film che un manga. Edito nel 2011 per Giano Editore, lo ritroviamo ora nella nuova ed elegante veste editoriale di Atmosphere Libri.
Cosa spinge la professoressa Moriguchi Yuko ad abbandonare l’insegnamento alla sua giovane età? Lo spiega lei stessa alla propria classe, con lucidità e calma esasperanti, nel corso di un lungo e aspro discorso di fine quadrimestre: tutti sanno che sua figlia Manami è morta annegata nella piscina della scuola mentre attendeva che la mamma terminasse le lezioni e che le autorità hanno archiviato quella morte come accidentale, ma solo la professoressa ha in mano le prove per dimostrare che la piccola è stata uccisa da due alunni che frequentano la sua classe, per una serie di futili quanto agghiaccianti motivazioni. E’ passato un mese da quando ha seppellito la figlia e l’onda dell’emozione ha ormai gonfiato con forza lo tsunami della vendetta.
Decidendo di non denunciare i due alunni ma di farsi giustizia da sola, la professoressa innesca una bomba ad orologeria che deflagherà solo alla fine del romanzo, spazzando via con violenza le deliranti pseudomotivazioni e le allucinanti ricostruzioni dei fatti che compiranno via via altri personaggi coinvolti – o travolti – da quel fatto sconvolgente.
Fin dalla struttura “Confessioni” si presenta al pubblico in tutta la sua unicità. Diviso in sei capitoli, il romanzo trae la sua forza espressiva dal primo di questi, che rappresenta peraltro il racconto d’esordio dell’Autrice, La sacerdotessa. Tale prima parte, infatti, è dedicata al monologo della professoressa ed alla spiegazione delle modalità con le quali si manifesterà la propria vendetta nei confronti degli alunni colpevoli della morte di sua figlia.
Esaustivo e già pregevole in sé, questo primo capitolo ha l’indubbia qualità di fare da volano alla rutilante azione che si svilupperà nei racconti successivi, tutti potenzialmente autonomi ma magistralmente incatenati l’un l’altro.
Le tematiche sottese alla narrazione sono molto variegate: la funzione degli insegnanti nei confronti di adolescenti sempre più cinici, la non adeguatezza della struttura-famiglia ad affrontare le difficoltà della crescita psichica dei propri ragazzi, l’attenzione dello Stato alla salute fisica degli adolescenti senza alcuna sottolineatura del fatto che essi crescono sottoposti ad un eccessivo stress, volto al conseguimento di risultati scolastici d’eccellenza.
“Confessione” è un thriller psicologico tagliente come una lama d’acciaio. Tutte le premesse socio-psicologiche del mondo cozzano inesorabilmente contro il dolore di una madre che ha perso l’unica figlia e che decide di trasformarsi da vittima in carnefice. Ma non è l’unica figura femminile sconvolgente del romanzo.
E’ su questo terreno infido che l’Autrice vuole spingere il lettore, nelle paludi dell’anima di madri sconvolte e addolorate, donne che sentono su di sé tutto il peso del fallimento del metodo educativo applicato sui loro figli o alunni e che cercano, in modo sconsiderato, di porvi rimedio. Madri troppo presenti, quasi incombenti, venerate dai propri figli e lasciate sole dai propri compagni di vita.
L’assenza più drammaticamente palese in tutte le vicende umane dei personaggi coinvolti è infatti quella della figura paterna, sostituita nell’immaginario dei ragazzi con la mitizzazione del “Professor salva birbanti”, una sorta di insegnante-predicatore, che aveva dedicato tutta la sua vita adulta a mettere in guardia i ragazzi sulle insidie derivate da loro comportamenti scorretti, ma che non era stato in grado di salvare la propria figlioletta e sua madre da un destino crudele (era il compagno della professoressa Moriguchi).
Un romanzo dove non è dato intravvedere il limite tra follia e giustizia, onore e rispetto, vendetta e responsabilità, abilmente costruito e sorretto da una prosa che trasuda una ieracità tutta orientale.
Indubbiamente un libro che avvince e fa riflettere. E lascia l’amaro in bocca.
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