Città d’ombre – Aro Sainz de la Maza

Serie: Milo Malart
Editore: Bompiani
Redazione
Protocollato il 1 Luglio 2026 da Redazione con
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Il riassunto
Città d’ombre – Aro Sainz de la Maza

Al Thriller Café oggi parliamo di “Città d’ombre“, romanzo di Aro Sainz de la Maza edito da Bompiani.

Un’alba rosso sangue sveglia Barcellona: appeso al terrazzo del primo piano di Casa Mila un uomo sta bruciando. La città vive un orrore mai visto prima, l’agonia è stata ripreso con un video che è diventato virale. Per seguire le indagini viene richiamato in servizio l’Ispettore Milo Malart.

Malart rispecchia il più classico dei detective, personaggio scomodo, solitario e rude fino a risultare scostante, chiuso e malinconico, refrattario a qualsiasi regola.
Sta vivendo un periodo buio: accusato di aver venduto informazioni alla stampa, era stato sospeso dal servizio e i suoi fantasmi interiori lo ossessionano da quando il nipote Marc, appena quindicenne, si è ucciso con la sua pistola d’ordinanza. Gli viene assegnata l’inchiesta perché lui è in grado di vedere ciò che gli altri non colgono, la sua è quasi una maledizione, sente il dolore e capisce la mente, è tormentato da visioni, suoni e voci che lo consumano, che gli tolgono il sonno e la fame.

Irriso e isolato dai suoi stessi colleghi, gli viene affiancata una giovane viceispettrice, Rebeca Mercander. La collaborazione è per lei un incubo, Malart la esclude, la prevarica con una rudezza che rasenta la misoginia. Una strada tutta in salita per la giovane profiler.

Dalle prime indagini emergono due indizi: la frase “Perdona tutto e dimentica“, scritta su una colonna e una G tracciata in terra. L’autopsia rivela che la vittima, Eduard Pinto, un personaggio pubblico, è stata tenuta prigioniera cinque giorni senza cibo né acqua, una tortura atroce e poi la morte, terribile, arso vivo esposto agli occhi di un’intera città. Nessuno dà credito a Milo quando afferma che quello è soltanto il primo di una serie di omicidi, l’assassino colpirà ancora e ancora, mosso da un odio profondo.

Un odio verso la città, verso Barcellona. La città di Gaudì.

Una città viva eppure piena di ombre, una città contraddittoria che inghiotte e fagocita, dalla bocca immensa e famelica. Una città governata da una casta invisibile ma potente, retta da una gerarchia sociale che ha intessuto una rete di personaggi intoccabili.

Milo è l’anticasta per antonomasia, lui che ha accettato il lavoro perché odia l’inedia e l’ozio e perché ha bisogno di soldi, lotta contro gli schemi definiti, fa a pezzi la gabbia dorata dei poteri forti.
Solleva un pandemonio, infastidisce e viene nuovamente allontanato fin quando Felix Torrens, un potente faccendiere dal passato oscuro scompare.

Il Boia di Barcellona ha colpito ancora.

Il romanzo è ambientato nel 2010 quando Papa Benedetto XVI visitò Barcellona e affonda le radici nel 1992, anno in cui la città ospitò le Olimpiadi. Eventi importanti che coinvolgono un’intera comunità, che spostano gli equilibri e muovono milioni di euro. La trama è un grido di denuncia, una freccia che va dritta al cuore dei poteri forti, che pone l’accento sull’arroganza e sull’avidità di chi si crede intoccabile. È un j’accuse verso la stampa scandalistica, ai media che usano il sensazionalismo senza pietà. È la celebrazione del 10 Giugno 1926, cent’anni dalla morte di Gaudì, il grande genio catalano.

Un’infanzia segnata dalla sofferenza, una creatività trasformista e visionaria. Il suo fiabesco realismo trasmette inquietudine; i Camini Soldato, bizzarri e singolari, guidano il lettore fin nei più bassi e meschini meandri della natura umana.

Ispirata al libro, Netflix ha realizzato una miniserie tv.

L’architettura di Barcellona è uno scenario unico al mondo, la psicologia dei personaggi è potente, coinvolge. La scrittura di Aro Sainz de la Maza è cinematografica, leggendo il libro si riescono a vedere le scene, si avverte il dolore, il terrore e l’orrore dal quale non si può scappare.

Recensione di Stefania Oluic.