C’è un po’ di maretta – Roberto Centazzo

Editore: TEA
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Protocollato il 24 Luglio 2026 da Redazione con
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Il riassunto
C’è un po’ di maretta – Roberto Centazzo

Al Thriller Café oggi è in vetrina “C’è un po’ di maretta” di Roberto Centazzo, edito da Tea Libri. È l’ottavo romanzo della serie “Squadra Speciale Minestrina”.

Centazzo, ispettore superiore della Polizia di Stato e comandante della Polfer di Savona, ha concluso la sua brillante carriera nel 2020 e si è dedicato completamente alla scrittura. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti nei settori dell’editoria, del teatro e della musica, in particolare come autore di testi.

I poliziotti in pensione Ferruccio Pammattone, Eugenio Mignogna e Luc Santoro sono la Squadra Speciale Minestrina. I tre amici, mai rassegnati al torpore della pensione, rispolverano casi irrisolti.

Gli ex poliziotti vengono coinvolti dallo scrittore Damiano per indagare su un’odissea giudiziaria nella quale era incappato il defunto funzionario di polizia della Dogana di Genova, Alessandro Belfiore: un individuo spocchioso, inviso a molti colleghi, che ostentava uno stile di vita apparentemente oltre le sue reali possibilità economiche.

Travolto da una violenta gogna mediatica e da indagini sommarie e lacunose, Belfiore viene tratto in arresto, accusato di aver ucciso la sua amante facendo passare l’omicidio per suicidio. Solo dopo anni il funzionario viene assolto con formula piena. Ma, come capita a molti innocenti che incappano nelle maglie della giustizia, Belfiore perde il lavoro, la moglie, la casa e muore poco dopo l’assoluzione.

Compito della Squadra Speciale Minestrina è riabilitare post mortem la figura del funzionario e scoprire se dietro l’ambigua vicenda giudiziaria ci siano stati intrighi di potere. Pur nel pieno delle indagini, i tre amici si concedono una breve crociera, ma al loro ritorno devono fare i conti con un’amara sorpresa.

C’è chi pensa che la Polizia sia composta soltanto di gente che gode a manganellare o che sia fatta di fini investigatori, supereroi in grado di risolvere ogni caso. Invece è come accade dappertutto: ci sono poliziotti capaci e poliziotti ignoranti, quelli che sono pronti a sacrificare persino la vita e i fannulloni.

Lasciate alle spalle i vecchi schemi: i nostri protagonisti non sono i soliti investigatori stereotipati. Ferruccio Pammattone, Eugenio Mignogna e Luc Santoro, detti anche rispettivamente Semolino, Kukident e Maalox, sono persone comuni e già i soprannomi sono tutto un programma. Si conoscono da oltre quarant’anni e anche in pensione costituiscono un team affiatato. Non rimpiangono il loro passato nella polizia, perché si rendono conto che il mondo sta cambiando e loro somigliano piuttosto a “dinosauri” in via d’estinzione. Sono poliziotti di “strada” che hanno combattuto realmente il crimine al contrario di certi colleghi “imboscati”.

Dalla penna di Roberto Centazzo scaturiscono tre personaggi, poco più che sessantenni, divisi tra la voglia di non arrendersi mai e quella di appendere definitivamente la “divisa al chiodo”, la loro seconda pelle indossata fino a qualche anno prima.

Mignogna, vedovo da tanti anni, abita in un appartamentino con sua figlia Valentina. Ha una relazione altalenante con l’antiquaria Anghela, ma spera di poter ricucire il loro rapporto.
Santoro ha tre figlie avute da donne diverse ed è legato sentimentalmente a Patrizia. Si vede costretto a vivere con gli anziani genitori perché è rovinato economicamente da tutti gli alimenti che deve pagare. Pammattone è sposato con Yasmina.

Lo stile misurato, sostenuto da una scrittura agile e immediata, privilegia la cura del dettaglio rispetto alla pura spettacolarità. L’autore affronta sotto una nuova luce il tema della giustizia, riuscendo a scavalcare i soliti cliché grazie a una prospettiva del tutto originale: il punto di vista di chi per anni ha operato “nel settore”.

In alcuni punti, l’abbondanza di tecnicismi legati alle procedure di polizia, pur contribuendo al realismo della storia, appesantisce la lettura e ne riduce la scorrevolezza. Il ritmo narrativo torna ad accelerare poi con maggiore incisività e tensione nei capitoli finali.

In questo romanzo ho trovato molte analogie con i temi trattati da due film cult degli anni ‘70: “Detenuto in attesa di giudizio” con Alberto Sordi e “Sbatti il mostro in prima pagina” con Gian Maria Volonté. Sono opere cinematografiche attualissime che denunciano le carenze del sistema carcerario, la malagiustizia, gli intrighi di potere e i processi mediatici.

Infatti Roberto Centazzo, in “C’è un po’ di maretta”, pone l’accento su come oggi più che mai i processi e le sentenze, prima di approdare nelle aule giudiziarie, passino attraverso i social media: la caccia all’untore è sempre aperta. Altri aspetti del libro spaziano dal carcere preventivo a un sistema giudiziario che impone al cittadino, sottoposto ad indagine, di provare la propria innocenza a suon di quattrini tra perizie, avvocati e spese giudiziarie.

L’autore pone sotto accusa, senza mezzi termini, anche la connivenza o, ancora peggio, il sodalizio criminale che talvolta si crea tra malavita, funzionari infedeli e politici corrotti.
Personalmente ho apprezzato i dialoghi bilanciati tra ironia, nostalgia e drammaticità. Da segnalare anche l’ambientazione. Teatri naturali e identità della serie sono la Liguria ed in particolare Genova, una città dalle mille sfaccettature.

C’è un po’ di maretta” di Roberto Centazzo è un romanzo coinvolgente con un finale da fiction televisiva che sorprenderà favorevolmente il lettore.

Consiglio la lettura a chi ama il genere poliziesco realistico caratterizzato da protagonisti che superano schemi già tracciati.

Recensione di Gaetano Balsamo.